07/12/2019
direttore Renzo Zuccherini

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L'invasione di campo
Che un centro parrocchiale venga costruito nelle terre senza linguaggio di Ponte della pietra è un fatto positivo, ma non possiamo delegare alla Chiesa la cura esclusiva di tanti problemi sociali


Vale di più una chiesa o un campo di calcio? A Ponte della Pietra, che non è neanche un quartiere quanto una località della periferia perugina, questa partita la stanno giocando davvero, anche se tutti, alla fine, si augurano che ci scappi un bel pareggio. Cioè, che vinca la chiesa senza che il campetto sia espulso da se stesso e che gli si trovi alla fine qualche altra dimora. La Curia a questa chiesa e a tutto quello che dovrà essere aggiunto per farne la capitale di una bella parrocchia tiene molto ed è un sacco di tempo che aspetta l'occasione giusta. Questa occasione è un bel campo di calcio che si trova in una sua proprietà. Non ci sono, sembra, altre soluzioni e quindi pazienza per il gioco del pallone. In Comune sono tutti pronti per la necessaria variante al piano regolatore e tutto quanto si dovrà fare per rispondere ai desideri dei parroci della zona. A Ponte della Pietra molti residenti, però, si sono opposti. Va bene la chiesa o, come dice suor Roberta, "il centro inter-parrocchiale", ma non sarebbe giusto cancellare - sostengono-  l'unico punto di aggregazione che esiste in quella zona, una delle poche occasioni per fare sport. Già, ma anche il centro parrocchiale è un punto di aggregazione per i giovani, oltre che, si capisce, per i fedeli e i praticanti e persino per gli immigrati che hanno bisogno di un sostegno. La partita si gioca quindi tra un progetto forte, sostenuto da una istituzione verso la quale un ente locale dimostra sempre molta disponibilità, com'è facilmente comprensibile, e un luogo senza forza propulsiva, un pezzo di terra e quattro paletti senza padroni e senza regole. Le parrocchie sono rimaste una delle poche occasioni di aggregazione giovanile nel deserto brullo delle periferie senza spazi collettivi. Ormai la cura del tempo libero non è più questione del potere pubblico, quasi mai. Le famiglie se ne sono fatta una ragione. Così, nel tempo dell'opulenza non si sta tanto a guardare. Ci sono le piscine, anche pubbliche, si capisce, le palestre, i campi da tennis e tra un po' persino un grande impianto privato come Decathlon dove il divertimento, lo sport, le varie attività fisiche sono organizzate e proposte come una specie di stile di vita. Solo che il tempo dell'opulenza è finito e anche i modelli del benessere individuale rischiano di perdersi nel grande disagio dei nostri tempi. E poi non tutti hanno la possibilità di accompagnare i ragazzi da una parte all'altra della città per raggiungere gli impianti giusti. I genitori sono al lavoro e in una famiglia qualche volta ognuno deve pensare a se stesso e organizzarsi a modo suo. E' così che acquista un grande valore sociale il vecchio campetto sotto casa dove ci si incontra, si costruiscono amicizie, si impara a stare con gli altri, e a ritessere i fili scombinati di una nuova socialità, il tutto a chilometri zero, come la verdura di certi mercati rionali. Quindi, un campetto rimasto miracolosamente libero tra il cemento programmato in modo così razionale dal Piano regolatore conserva la dignità di giocare una partita contro strutture consolidate e benedette da una lunga storia. Questa vicenda ci riporta, in fondo, indietro nel tempo e, per chi può averne ancora un ricordo, agli anni cinquanta quando così si viveva, nelle periferie così come nella città compatta. Forse per questo non ritroviamo più. nel tempo nostro, una risposta soddisfacente a problemi che pensavamo di aver risolto stando sostanzialmente ognuno a casa propria dove non manca mai nulla per bruciare le ore libere, o nel posto dove si entra con un tesserino e un abbonamento mensile, non nel tempo libero, ma nel tempo programmato.
Se tanti supermercati hanno avvelenato così pesantemente il territorio, come si fa a dire di no al loro contrario, e cioè a un centro parrocchiale? non si può e non solo, certo, per i tanti cattivi esempi che abbiamo accumulato nella coscienza nel corso del divenire della città. Che un centro parrocchiale venga costruito nelle terre senza linguaggio di Ponte della pietra è un fatto positivo, ma non possiamo delegare alla Chiesa la cura esclusiva di tanti problemi sociali. Se le istituzioni pubbliche, che sono di tutti, fanno un passo indietro e poi un altro ancora proprio su questi temi, allora non finirà mai in pareggio, nemmeno per il campetto di Ponte della pietra. C'è un tempo per la parrocchia e il suo profumo di incenso e un tempo per l'odore dell'erba fresca di un campo di calcio di periferia.
                                                                                                                                                                                          renzo.massarelli@alice.it
(per il Corriere dell'Umbria, sabato 9 novembre 2013)    



Renzo Massarelli

Inserito martedì 12 novembre 2013


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