16/02/2019
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Adesione di Terni alla strategia Rifiuti Zero?
Sembra il Piano d'Ambito sotto mentite spoglie

In questa delibera non vengono sciolti due nodi cruciali che ruotano attorno al possibile ritorno all’incenerimento dei rifiuti. Sono due elementi dirimenti per eliminare definitivamente dalla normativa vigente l'incenerimento dei rifiuti e il ricorso all'escamotage del CSS. Il primo dei nodi riguarda le previsioni del Piano d'Ambito, il secondo appunto il CSS, che non viene peraltro nemmeno nominato.

Ad oggi la norma attuativa del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti è appunto il Piano d’Ambito del 2012 ed è a questo che dovrà rispondere il futuro gestore del servizio di raccolta, probabilmente ASM, e non certo alla delibera di un solo comune, seppure il più grande dell’intero ambito. In merito a questo la delibera non prevede modifiche, e veniamo al primo nodo critico, lasciando quindi intatta la possibilità prevista dal Piano di ritorno all'incenerimento se nel 2015 non sarà raggiunto il 65% di differenziata nell'intero ambito e non sarà sviluppata l'impiantistica prevista. Una previsione che quindi non esclude l'incenerimento, ma lo sospende, o ad essere più maligni, lo rimanda. A questa scadenza ha poi peraltro dato un colpo ulteriore la Giunta Regionale nel novembre 2012, indicando il 2014 come scadenza per il raggiungimento dell’obbiettivo di differenziata anticipandolo di un anno rispetto agli obbiettivi dell’ATI4. Anche ipotizzando la “disobbedienza” al diktat della Regione, ce la farà il gestore, stante il previsto inizio della raccolta nel terzo trimestre del 2014, a salire di almeno venti punti percentuali in 14 mesi? La delibera insomma avrebbe dovuto impegnare in modo netto il Sindaco, anche Presidente dell' ATI4, a  tentare quantomeno questa modifica per eliminare la "spada di Damocle" pendente.

In merito poi alla produzione di CSS, così come ipotizzato dal Piano d'Ambito, non sembrano esserci chiusure nette, ma un buon giro di parole. Nel senso che il solo TMB, trattamento meccanico biologico, non esclude che a valle del trattamento venga prodotto il combustibile solido secondario dalle plastiche e gomme residue. Peraltro,  visto che ARIA spa non sarebbe un inceneritore di rifiuto tal quale ma solo di rifiuto secco, avrebbe comunque bisogno di un TMB per ottenere appunto una separazione. A questo va aggiunta poi la normativa ultima in materia che ha tolto la qualifica di rifiuto al CSS; quindi dire “nessun trattamento termico” dei rifiuti potrebbe non essere sufficieinte a sventare questa ipotesi. Quindi, poiché il CSS rappresenta un escamotage normativo ed essendo l'impianto di ARIA spa un possibile utilizzatore di combustibile solido secondario, sarebbe stato necessario specificare l'utilizzo finale del residuo secco.

Questi due punti non sono dettagli  in una città che ha già in funzione l'inceneritore di ARIA spa ancora inserito nel Piano Regionale dei rifiuti, e che a breve vedrà ripartire l'impianto a pirolisi della Tozzi, ex Printer.
Gli equilibri interni alla maggioranza hanno dato vita a questa delibera che lascia scoperto molto, e sostanzialmente non è che una riproposizione del Piano d'Ambito, senza nemmeno chiedere percentuali più alte e ambiziose di differenziata. Misura questa di centrale importanza proprio della strategia Rifiuti Zero. Si poteva fare molto meglio. Se non ci fosse stata la scadenza elettorale.




Comitato No Inceneritori Terni

Inserito lunedì 23 dicembre 2013


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