21/03/2019
direttore Renzo Zuccherini

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Operazione nostalgia
L'archivio della memoria condivisa: colto il desiderio di tanta gente di ritrovare la propria identità perduta. E' il senso del futuro che ci manca ed è qui, quando guardiamo indietro e non ritroviamo le speranze che hanno attraversato il nostro passato, che nasce la nostalgia

 
Ha superato ventimila donazioni l'archivio della memoria condivisa che si sta costruendo al Palazzo della Penna, a Perugia, nei locali dell'assessorato alla cultura. Una mole enorme di materiale, non solo fotografico, che potrà essere consultato dai cittadini in un portale che dovrebbe essere aperto il prossimo anno. Potremo vedere così com'eravamo e come vivevamo una volta, com'era la città e come è cambiata nel corso del tempo. La partecipazione dei cittadini è stata imponente e dai cassetti dimenticati dei salotti perugini o, magari, dai sottotetti polverosi, si è materializzata la fata morgana dei nostri sogni dimenticati che è la nostra memoria. Ora le foto sono lì e tra un po' diventeranno un patrimonio di tutta la città. Se è vero che la carta canta, questo sarà l'ultimo canto perché entreremo di necessità dell'era digitale e dal possesso individuale passeremo a quello collettivo e immateriale della rete.
Questo percorso della memoria condivisa conosce l'ultima tappa al Palazzo della Penna. Si chiama "Perugia in cammino" e riguarda, ci suggerisce il cartellone, le storie che fanno la storia. Una storia fatta dal basso, casa per casa, e anche in modo un po' casuale, com'è inevitabile quando si lavora su testimonianze pescate come in un mazzo di carte da gioco perché non bastano ventimila donazioni e nemmeno duecentomila a fare la storia di una città, sia pure soltanto di quella contemporanea. A Palazzo della Penna hanno le tessere di un grande mosaico virtuale che non si potrà mai comporre entro confini certi. Però il fascino di questa mostra (la terza?) resta intatto e fresco, come i volti di persone sconosciute fissati nelle vecchie pellicole in bianco e nero di una volta, i sorrisi dei bambini, la malinconia delle nostre nonne sempre a disagio di fronte all'occhio della macchina fotografica. E poi la città, anch'essa sempre un po' triste come sono le mura del passato, anche quelle più imponenti e la vita della gente, quella borghese che si mette in posa nei salotti buoni o quella del popolo che non avendo nulla da mostrare si coglie all'aperto, nelle strade e negli spazi collettivi della città. E' il popolo il vero protagonista, la linfa sociale che fa respirare le pietre e annusa la tramontana. I borghesi sembra che stiano sempre nel loro salotto anche quando passeggiano, esibendo le loro cravatte, lungo il corso.
La mostra del Palazzo della Penna e domani questo portale così piccolo che basta un clic per aprirlo e così grande per il peso del tempo che cerca in qualche modo di fermare non ci racconta le pene e le glorie del popolo perugino, la sua forza collettiva e neanche i protagonisti del cambiamento, le forze politiche e intellettuali, i contrasti e le lotte sociali, l'onda d'urto dei mezzadri che entravano in città con le loro bandiere e pur sempre un po' timorosi di non trovarsi, nell'imponente città storica, a casa loro.
La storia siamo noi, è vero, però c'è chi resta a casa e chi esce, una mattina, a cercare l'unica molla che spinge in avanti, sempre più avanti, la nostra vita. A Palazzo della Penna hanno colto il desiderio di tanta gente di ritrovare la propria identità perduta in una città che ha conosciuto profondi cambiamenti. Qualcuno l'ha ritrovata, forse, questa identità, correndo indietro sulla macchina del tempo di questa mostra. La nostalgia è sempre un po' canaglia. Riappare all'improvviso e non si può far nulla per liberarsene. Speriamo che a Palazzo dei Priori non tornino a definire nostalgici, contemplativi, passatisti tutti coloro che della nostra storia vorrebbero salvare le cose migliori, magari alcuni valori che non hanno tempo e non scadono mai. Questa ricerca della propria identità non è in contrasto con il desiderio di cercare il nuovo. La modernità ci aspetta ogni giorno davanti alla porta di casa come una bella signora che non riusciamo mai a riconoscere. E' il senso del futuro che ci manca e che ci rende troppo spesso un po' miopi ed è qui, quando guardiamo indietro e non ritroviamo le speranze che hanno attraversato il nostro passato, che nasce la nostalgia nel nostro tempo presente.
                                                                                                                                                                              renzo.massarelli@alice.it
(per il Corriere dell'Umbria, sabato 28 dicembre 2013)  
 



Renzo Massarelli

Inserito martedì 31 dicembre 2013


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Commenti

Nome: stefano
Commento: Tutto vero, tutto bello... Però ha fatto due p... Mori co' 'ste mostre..! Una bastava, o no?

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