16/01/2019
direttore Renzo Zuccherini

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Sos Renara
Da oltre un anno, ovvero in coincidenza con il cambio avvenuto nella sua gestione faunistico- venatoria, la Renara si sta trasformando sempre più in un Far West

S.O. S. RENARA

Nella Zrc (Zona di ripopolamento e cattura) della Renara è emergenza.

Oltre all’aumento esponenziale del bracconaggio e dei casi segnalati in tal senso dai residenti, si sono moltiplicati come funghi i fuoristrada, autorizzati e non, che di giorno e quasi tutte le notti, con impattanti riflettori da avvistamento, si aggirano in ogni dove, con la cartuccia in canna. Tali  accanite ricerche notturne vengono condotte da fuoristrada che, ignorando le strade carrabili,  percorrono in lungo ed in largo terreni coltivati ed incolti, anche nelle vicinanze di zone abitate, provocando non solo danni alle coltivazioni, ma anche un disturbo continuo e prolungato  alla fauna e, nel periodo riproduttivo e/o di cova, l’abbandono del nido  e quindi la perdita della riproduzione dell’anno, per la fauna oggetto di caccia e non. Cosa che dovrebbe essere ben nota ai “cacciatori” che si occupano di coordinare la Zrc.

E’ il momento anche di altri “cacciatori” solitari, che, per non essere da meno, si aggirano di giorno e a piedi nella Renara,  vagando rumorosamente nei boschi e nei campi con i propri cani sguinzagliati, alla ricerca di qualche animale superstite da stanare, senza ovviamente alcuna autorizzazione né interesse a non arrecare danno e disturbo. 

Per quanto riguarda il controllo dei “nocivi” (ignorando che in natura non c’è niente di più nocivo del disturbo reiterato giorno e notte di sparatori con rumorosissime carabine ed invadenti fuoristrada) vengono, negli ultimi tempi, autorizzati dalla Provincia abbattimenti selettivi ai cinghiali con  più appostamenti  al giorno anche per cinque giorni di seguito, concludendo il ciclo con “girate” e cani sguinzagliati. Tutto questo soprattutto nel periodo riproduttivo della maggior parte della fauna selvatica, così come è avvenuto nella primavera dell’anno passato, anche quando la caccia è chiusa in altre località della Regione Umbria. Un vero e proprio “rastrellamento”, ripetuto anche in luoghi più sensibili e vulnerabili della Renara dal punto di vista faunistico. Una grande confusione tra gli spari da bracconaggio e quelli degli sparatori  autorizzati. Sparatorie che talvolta avvengono in zone diverse ma nello stesso giorno ed in contemporanea.

Proprio in seguito alle numerose lamentele e segnalazioni dei residenti, si ottiene  dalla Polizia Provinciale, a partire dal 4 marzo dell’anno scorso, il calendario settimanale  degli abbattimenti “autorizzati” e le zone da questa designate;  cosa che ha almeno  consentito ai residenti, per qualche mese, di distinguere un po’ meglio gli spari “autorizzati” da quelli dei bracconieri. Ma da metà giugno questa comunicazione, per oscuri motivi, si è improvvisamente interrotta; spari indifferenziati, dunque, che hanno impedito di fatto di distinguere e segnalare gli episodi di bracconaggio. Una situazione che sta rischiando di rendere invivibile la Renara (già nota per essere una Zrc produttiva e di qualità!!!) non solo per la stessa selvaggina oggetto di ripopolamento, come lepri e fagiani, ma anche  per tutta l’altra fauna e naturalmente per gli stessi residenti.

A proposito di residenti, ultimo in ordine di tempo, ma certo non per gravità, segnaliamo un fatto di inaudita ed indubbia pericolosità accaduto in data 20 dicembre 2013, quando una decina di sparatori “autorizzati” ha stretto d’“assedio”una zona nei pressi di Casa Perazza. Questi “abilissimi” selettori hanno infatti letteralmente accerchiato tale zona con due abitazioni al centro e quindi sparato nei pressi di una di queste ad una distanza di poche decine di metri, in contemporanea ad altri poco più distanti e disposti in cerchio. Una vera guerra a colpi di carabina e senza via di scampo, non solo per i cinghiali ma anche per le persone e tutti gli animali selvatici e domestici dentro l’area da loro circoscritta. Dopo aver sparato ripetutamente ed in ogni direzione e procurato il massimo disturbo, mettendo a rischio la stessa incolumità degli abitanti, non ancora appagati, si sono abbandonati ad un angosciante   “scanascio” prolungato per oltre un’ora, che ha letteralmente travolto ogni forma di vita ancora presente.

Anche se sappiamo che nella Renara gli abbattimenti dei cinghiali sono previsti e necessari, per evitare danni ai coltivi, non sono certo queste le modalità corrette per condurre tali operazioni “selettive”, così definite proprio in virtù della capacità di non arrecare danno e disturbo  ad altri animali, colture ed ovviamente a chi abita nel territorio in questione.

Se questo è il nuovo modello di gestione venatoria della Renara c’è veramente da preoccuparsi sia per  la prossima stagione riproduttiva e per la sopravvivenza  della fauna ma anche per la tranquillità e l’incolumità degli stessi residenti.

In tutto questo appare assordante il silenzio della Federcaccia, ente preposto alla gestione “tecnica”della Renara. Non si capisce infatti come un’associazione venatoria blasonata come la Federcaccia possa permettere che in una “sua” Zrc si spari quasi tutti i giorni e dappertutto,  per di più in periodi in cui la caccia è chiusa. Come può consentire che la Renara  si stia trasformando in una sorta di “terra di nessuno” (o forse in una terra di pochi), dove fra le “battute autorizzate” e bracconaggio, questa nota Zrc sta rischiando di trasformarsi in un deserto faunistico?

Le popolazioni di animali, oggetto di ripopolamento si stanno riducendo a vista d’occhio, i caprioli, poco tempo prima  abbondanti, oggi sono introvabili anche agli addetti ai censimenti. Dove sono finiti i progetti di ripopolamento della starna? Ma che aspetta la Federcaccia ad intervenire per porre fine a questa assurda situazione? Che fa la Provincia con i suoi organi competenti, che sembrano accettare tutto questo come normale prassi per il controllo dei “nocivi”? Che tipo di tutela si può immaginare quando non c’è tregua per l’ambiente giorno e notte ed anche per i poveri residenti?

Questa storia deve finire, siamo giunti al punto di mettere a rischio la vita stessa delle persone che risiedono nella Renara, costrette a rifugiarsi in casa, accerchiate da sparatori tanto presi dalla loro “frenesia” da diventare seriamente pericolosi. Questa gestione  della Renara, che ormai ha raggiunto per inefficienza e pericolosità livelli inaccettabili, deve essere totalmente rivista.

Bisogna che si sospenda immediatamente qualsiasi forma di attività venatoria e venga concordato un incontro tra tutti i soggetti interessati: Federcaccia, le scriventi Associazioni ambientaliste, i residenti, gli operatori agricoli e la Provincia per formulare  concrete e corrette linee guida e per dare un futuro alla Renara che sia compatibile con le esigenze di molti e soprattutto per riportare questo territorio nelle finalità primarie previste dallo statuto della sua istituzione.

Non possiamo permettere che la Renara  da “scrigno di biodiversità” divenga un deserto.

Anna Puglisi, Associazione La Renara per l’ecosviluppo del territorio, Castel Giorgio
Roberto Minervini, Associazione Accademia Kronos Umbria, Orvieto
Vittorio Fagioli, Comitato Interregionale Salvaguardia Alfina (Cisa), Orvieto
Nadia Bartoli, Comitato Nazionale c. Fotovoltaico & Eolico Aree Verdi e Naturali, Acquapendente
Filippo Belisario, Associazione Wwf – sezione di Orvieto, Orvieto
Marco Carbonara, Associazione sviluppo sostenibile e salvaguardia Alfina, Acquapendente
Fausto Carotenuto, Comitato per la Difesa della Salute e del Territorio di Castel Giorgio,C. G iorgio
Mauro Corba, Associazione Altra Città, Orvieto
Elena Hagi, Associazione ReSeT – Rete di  Salvaguardia del Territorio di Tuscania. Tuscania
Katia Maurelli, Comitato cittadino di Tutela ambientale Lago di Bolsena, Bolsena
Lucio Riccetti, Associazione Italia Nostra- sezione di Orvieto, Orvieto
Stefano Ronci, Comitato tutela e valorizzazione Valli Chiani e Migliari, Ficulle
Monica Tommasi, Associazione Amici della Terra- Club di Orvieto, Orvieto




Inserito giovedì 9 gennaio 2014


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