19/01/2019
direttore Renzo Zuccherini

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La nuova Montegrillo
E' come se gli alberi, quelli rimasti, si capisce, si fossero abbassati o se le mura delle costruzioni li avessero del tutto cancellati. No, non erano così grandi le palazzine del vecchio ospedale. Ciò che vediamo è una pesante mole di cemento

 
All'ingresso del vecchio ospedale di Monteluce, con la garitta del portiere al centro e i due passaggi pedonali laterali c'è posata per terra una lastra di marmo con scritto sopra "Pediatria". Era l'indicazione del reparto dove portavamo i nostri figli. Chissà dove finiranno le vecchie insegne dell'ospedale che hanno demolito e tutte le altre testimonianze di un secolo di vita di quei padiglioni sparsi nella collina che guarda la città vecchia da un lato e il cimitero dall'altro. Un posto perfetto per metterci un ospedale, all'ombra dei pini e accanto agli spazi verdi di tanti giardinetti. Nonostante le demolizioni ormai completate lo spirito del luogo non è ancora scomparso. C'è l'ingresso e il passo carrabile, il padiglione di medicina del lavoro e la clinica medica in fondo al piazzale. C'è solo un'aria polverosa, il senso di provvisorietà da lavori in corso ma in fondo, l'ospedale, visto dalla porta principale, accanto alla chiesa costruita nel 1218, è ancora quello.
Ci hanno messo un po' a partire con i lavori, come succede sempre in Italia, ma ora  corrono veloci con i palazzi che crescono come funghi. Non è il caso di formalizzarsi. Il lutto per la perdita del vecchio ospedale l'abbiamo elaborato in questi anni di attesa e di incertezze. E' vero, i ricordi non si cancellano, tantomeno i luoghi che conservano quelli fondamentali della vita. La nascita e la morte. Quelli resteranno lì, in quella collinetta che cambia. Alla nostra salute pensano, se ci sarà bisogno, in un posto molto lontano e in un ospedale tutto nuovo. Adesso c'è da badare a questa specie di Perugia due punto zero che è il grande progetto di un nuovo quartiere a due passi dal centro storico e, nello stesso tempo, mille miglia lontano. Avremo la qualità della edilizia moderna di fronte alla città murata nel XIII secolo.
Ci avevano promesso che avrebbero cambiato tutto per non cambiare nulla, demolito il necessario, ma per ricostruire senza alterare i volumi e le altezze che c'erano una volta. A guardare la nuova Monteluce sul plastico quando tutta questa avventura ebbe inizio ci sembrava di vedere ancora il vecchio ospedale, solo messo più in ordine e con qualche inevitabile cambiamento. Adesso che la cosa comincia ad assumere le sembianze reali del quartiere che verrà si deve guardare la vecchia cara collinetta di Monteluce un po' più da lontano, diciamo dall'alto del centro storico. Può essere un semplice effetto ottico o la forza della memoria che si allenta con il passare degli anni, ma ciò che si vede non ha la forma del vecchio ospedale con i  volumi e le altezze di una volta. E' come se gli alberi, quelli rimasti, si capisce, si fossero abbassati o se le mura delle costruzioni li avessero del tutto cancellati. No, non erano così grandi le palazzine del vecchio ospedale. Ciò che vediamo è una pesante mole di cemento, palazzi alti e tosti come ce ne sono tanti nelle colline del contado o, per dire, in via Sicilia. C'è chi, per il gusto del paradosso, parla di "Nuova Montegrillo", e cioè di un'altra collina cementificata a livelli industriali negli anni ottanta e che, dal versante nord della varia orografia perugina, guarda anch'essa il centro storico. Ora, la cosiddetta "Nuova Monteluce" non è stata progettata per l'edilizia popolare come si è fatto per Montegrillo. La Nuova Monteluce è la scommessa del futuro, il quartiere che dovrebbe, dopo il fallimento dei tentativi di Fontivegge e via Palermo, creare qualcosa di nuovo e di più desiderabile persino del centro storico che è bellissimo ma anche scomodo e vecchio e senza piscine e parcheggi interrati sotto le piazze. Monteluce non si può permettere di ripercorrere vecchie strade e diventare, alla fine, il terzo o quarto centro direzionale di Perugia, ma il quartiere del futuro tanto da meritare, almeno a parole, una nuova linea del minimetrò tutta per sé. E' lì che ci stiamo giocando l'ultima occasione. Certo, i segnali non son tanto incoraggianti, ma forse è solo un effetto ottico.
                                                                                                                                                                                                         renzo.massarelli@alice.it
(per il Corriere dell'Umbria, sabato 15 febbraio 2014)      



Renzo Massarelli

Inserito mercoledì 19 febbraio 2014


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