19/01/2019
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Prevenire l'obesità infantile con le bevande zuccherate?
Progetto Eurobis: una sponsorizzazione da ripensare

Una lettera della Associazione Culturale Pediatri:


Alla c.a.:
Prof. Pierpaolo De Feo
Università degli Studi di Perugia
MISEM, Via E. dal Pozzo – 06100 Perugia

E p.c.:
Prof. Franco Moriconi Rettore Università degli Studi di Perugia
Piazza dell’Università 1 – 06121

Dott.ssa Catiuscia Marini Presidente della Regione Umbria
Corso Vannucci, 96 – 06121 Perugia

Dott. Emilio Duca Direttore regionale Salute e coesione sociale
Via M. Angeloni, 61 - Palazzo Broletto – 06124 Perugia

Dott.ssa Sabrina Boarelli Dirigente Ufficio Scolastico Regionale per l’Umbria
Via Palermo – 06100 Perugia

Oggetto: Progetto EUROBIS

Sabato 8 febbraio verrà (è stato, N.d.R.) presentato a Perugia il progetto EUROBIS, che sarà realizzato a partire dal 2014 e per 4 anni. Dato che prevede azioni intersettoriali sui determinanti dell’obesità infantile allo scopo di prevenirla e prevenirne le conseguenze in età successive, si tratta di un progetto che affronta una priorità di salute pubblica. Peccato che sia co-finanziato dalla Coca Cola Foundation, il braccio “filantropico” della compagnia(1). Ma non di filantropia si tratta, bensì di un’operazione che, nel linguaggio del marketing e delle pubbliche relazioni, va sotto i nomi di sbiancare la faccia (whitewashing) e di trasferimento d’immagine (image transfer) (2).

La Coca Cola fa questo tipo di operazioni perché, assieme agli altri produttori di bevande zuccherate e, più in generale, di alimenti non salutari, è considerata corresponsabile dell’attuale pandemia di obesità, che inizia appunto in età infantile e giovanile.
Numerose sono le ricerche scientifiche che provano al di là di ogni dubbio l’associazione tra assunzione di bevande zuccherate, direttamente proporzionale alla quantità e alla qualità del marketing delle stesse3, e aumento dei tassi di sovrappeso e obesità nei bambini4.
Significativo è il fatto che quando la ricerca su questo tema è finanziata dall’industria non viene reso pubblico il dato dell’associazione tra consumo di bevande zuccherate e obesità5.
L’Associazione Culturale Pediatri vuole mettere in guardia contro i pericoli di questa collaborazione ed auspica che non avvenga.
Innanzitutto perché la mission di un partner privato (non solo Coca Cola, anche quella di eventuali altri partner simili) è diversa e contrastante rispetto a quella del partner pubblico; è quindi impossibile che non vi sia un conflitto d’interessi. Vi è poi il problema della perdita di fiducia nelle istituzioni da parte dei cittadini, derivante in questo caso non dalla messa in atto di pratiche illegali o immorali, ma dall’alleanza con un partner identificato come un rischio per la salute6. L’istituzione potrebbe perdere la sua capacità di sviluppare e mettere in atto politiche, di stabilire regole e di verificarne il rispetto; potrebbe perdere anche la capacità di alzare la voce in difesa dei suoi valori e arrivare al punto di autocensurarsi.
Infine perché si permette al partner privato di farsi bello per il suo presunto contributo alla salute pubblica e di spalmare una patina di rispettabilità sul suo marchio e relativi prodotti, per il fatto di aver associato il suo nome a quello di un progetto “buono”.
Proprio perché nel settore sanitario la formazione, la ricerca e le stesse attività istituzionali e professionali possono essere impropriamente inquinate dai rapporti con le ditte produttrici di alimenti, oltre che di farmaci, l’Associazione Culturale Pediatri si è dotata di un Impegno di Autoregolamentazione nei rapporti con l’industria. Siamo stati i primi in Italia a mettere nero su bianco quali, secondo noi, dovrebbero essere i limiti nel rapporto tra un’associazione medica e l’industria, necessari per mantenere la propria indipendenza e la credibilità nei confronti dei pazienti e della società ed evitare, pertanto, potenziali conflitti d’interesse. Auspichiamo che lo stesso avvenga per i soggetti istituzionali pubblici, in particolare per l’Università e per chi ha la responsabilità della gestione della sanità.
Per concludere, chiediamo di ripensare a questa collaborazione (e ad altre ed eventuali dello stesso tipo).
Le priorità di salute pubblica devono, secondo noi, essere affrontate con fondi pubblici.
Se, in tempi di crisi finanziaria e di revisione della spesa si ritiene utile la collaborazione del privato, si deve fare per lo meno in modo che si tratti di un partner senza conflitti d’interesse.
In attesa di una risposta, che desidereremmo fosse pubblica, in omaggio alla trasparenza che dovrebbe caratterizzare le istituzioni pubbliche, porgiamo distinti saluti.
Il Presidente e il comitato Direttivo della Associazione Culturale Pediatri (ACP)
Sottoscrivono:
OISG: Osservatorio Italiano Sulla salute Globale: http://www.saluteglobale.it/
NOGRAZIEPAGOIO: www.nograzie.eu
CSI: Centro di Salute Internazionale, Università di Bologna: www.csiunibo.org


____________________
1 http://www.coca-colacompany.com/our-company/the-coca-cola-foundation
2 http://www.saluteinternazionale.info/2013/12/bianco-che-piu-bianco-non-si-puo/



Associazione Culturale Pediatri

Inserito sabato 22 febbraio 2014


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Commenti

Nome: Angela
Commento: Condivido l'appello dell'ACP. Le campagne di salute pubblica sembrano oggi concentrarsi particolarmente sugli stili di vita individuali e minimizzare i fattori ambientali quali determinanti di salute. Sia lo stile di vita consumistico che l'inquinamento ambientale sono frutto di una visione che mette l'uomo al servizio dell'economia e non viceversa. E' questa la visione che dobbiamo ribaltare se abbiamo a cuore la salute e la sopravvivenza del genere umano.

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