19/09/2019
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Riapre Sandri
Ormai l'innovazione nel settore della gastronomia non si coltiva più lì dove sarebbe necessario e naturale ma nella città diffusa, sapendo interpretare gli interessi dei consumatori stanchi dei grandi supermercati ma anche di troppi negozi senza fantasia del centro


A chiudere si fa presto ma poi, a riaprire, son quasi sempre dolori. Non sono molte le botteghe che, una volta abbassate le saracinesche, tornano più belle e più superbe di prima. Succede, talvolta, ma con nuovi proprietari e quasi sempre con nuove tipologie commerciali. Che un  negozio rinasca sulle proprie ceneri non è così facile. Le storie di Corso Vannucci ci raccontano i tanti cambiamenti che la via più famosa della città ha conosciuto nel corso del tempo e quasi mai di una rinascita. Non è rinato il bar Medioevo, non è rinato Veneziano con le sue stoffe e l'arredo primo novecento, non è rinato, in fondo, neanche Servadio che pure sempre di abbigliamento si interessa. E' un buon segno, comunque, che Sandri riapra a pochi mesi dal bar di Perugia dopo aver spento le luci quasi nello stesso tempo. Riapre il locale più piccolo e più antico e quello più grande e più nuovo. Due vetrine di epoche diverse che mostrano il meglio che la città può offrire e delle quali non poteva, sinceramente, fare a meno. Se la loro scomparsa fosse stata senza ritorno ci saremmo trovati davvero in una brutta situazione.
Dunque, rivedremo la signora Carla e le sue dolci sculture, qualche volto conosciuto e inevitabilmente qualche faccia nuova. Sandri riapre dopo una lunga trattativa con il gruppo Ferretti che si è affermato con i suoi formaggi e una serie di locali dove si mangia slow e fast, cioè con calma ma anche senza perdere troppo tempo con la cucina. Ferretti ha conosciuto il successo servendo, paradossalmente, ai suoi tavoli pieni di giovani un menù spigliato e moderno, lo stesso, in fondo, che si trovava una volta nelle vecchie osterie. Formaggi, prosciutto e vino. La modernità viene dal modo di servire cancellando gli orari canonici dei pasti e le convenzioni tradizionali dello stare a tavola dove non c'è tanta distinzione tra una merenda, una colazione o una cena e persino un aperitivo con gli stuzzichini.
Un gruppo come questo che si è affermato nei luoghi della città nuova adesso deve misurarsi con una miniatura che del centro è uno dei simboli più amati e con l'arte artigiana che nasconde una sapienza antica. Ora, non sappiamo come sarà il nuovo Sandri, forse sempre uguale a se stesso ma inevitabilmente rinnovato non solo nei dettagli della sua dimensione così intima come una bomboniera, nelle maniglie firmate o nei nuovi materiali della vetrina. E' sempre difficile conservare tutto e forse non è neanche necessario. Ciò che conta è l'originalità e più ancora l'unicità della sua immagine in una via dove tutto è omologato alla nostra contemporaneità senza sapore. Basta guardare come cambiano un locale. Ci mettono tre o quattro giorni per rifare sostanzialmente l'arredo che c'era prima. Con Sandri tutto questo non è possibile perché un locale così non si può rifare con i materiali finti e la pasticceria prelevata nei grandi empori.
Il centro antico potrà uscire dalla sua crisi, dalla frustrazione di non essere più il luogo d'affezione di una città ormai troppo grande, ripartendo dall'esempio di Sandri e dalla rinascita di un artigianato di qualità e di valori alti così come ci racconta la sua lunga storia. Ormai, e questo bisognerà pur ammetterlo, l'innovazione nel settore alimentare e della gastronomia, ma anche altrove, non si coltiva più lì dove sarebbe necessario e naturale ma nella città diffusa. E' come se nelle vie secondarie di queste zone poco frequentate si fosse risvegliata la voglia di esserci e di essere attraenti. E' questo un fenomeno nuovo che occupa spazi di consumo puntando non solo sulla qualità ma anche sul modo di mostrare e di vendere sapendo interpretare gli interessi dei consumatori stanchi dei grandi supermercati ma anche di troppi negozi senza fantasia del centro. Per ora non possiamo che aspettare con curiosità che riapra Sandri e stare a vedere come funziona questo matrimonio tra i sapori mediterranei di un produttore di mozzarelle e quelli mitteleuropei del cioccolato dei maestri svizzeri. E poi vedere se tornano i clienti e se ci sono ancora lungo la strada più lunga della città e sempre più scolorita dal tempo che passa.
                                                                                                                                                                                                     renzo.massarelli@alice.it
(per il Corriere dell'Umbria, sabato 15 marzo 2014)



Renzo Massarelli

Inserito mercoledì 26 marzo 2014


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Commenti

Nome: Gerardo
Commento: È molto bello che abbia riaperto il bar Sandri che è stato, e spero che lo sia ancora, un fiore all’occhiello della nostra città, non solo per i perugini stessi, ma anche per i numerosi turisti che passando davanti a quella vetrina non possono fare a meno di soffermarsi a vedere quelle creazioni fatte con lo zucchero che stavano a rappresentare gli avvenimenti della settimana. Ricordo che, nell’ottobre del 2001, perfino l’allora Presidente della Repubblica, Carlo Ciampi, in visita alla nostra città, si fermò a vedere la sua immagine scolpita nello zucchero. Altro motivo di contentezza, e non di secondo piano, è che abbiano riottenuto il posto di lavoro tutti i dipendenti che c’erano prima della chiusura, e di questi tempi non è cosa da poco. Devo dire, però, che in tutto questo avvenimento c’è un piccolo neo, infatti non tutti sanno che la signora Carla Schucani, che si vanta di essere a Perugia da oltre 150 anni e da 5 generazioni ha ancora la cittadinanza svizzera, e fino a qualche anno fa, ogni sei mesi, andava a rinnovare il permesso di soggiorno, e questo per lei lo considera un vanto, tanto è vero che al bavero della giacca porta la bandiera Helvetica sopra il Grifo perugino. Domanda: “Non ha mai chiesto la nostra cittadinanza forse perché si vergogna di considerarsi italiana?”

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