20/01/2019
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Dove soffia il vento
Questa storia delle energie rinnovabili è questione troppo seria per lasciarla ai cacciatori di bonus energetici, cioè di vantaggi economici e fiscali che vengono finanziati dall'aumento delle nostre bollette domestiche. Ma il vento non soffia sempre nella stessa direzione

                     
Il progetto di piazzare 18 gigantesche pale eoliche sul Monte Peglia con vista sul duomo di Orvieto, è finito sul Corriere della sera. Non si tratta di una bella pubblicità per l'Umbria, ma è un po' di tempo che sulla grande stampa nazionale finiscono i nostri vizi piuttosto che le nostre virtù. Gian Antonio Stella che non è un ambientalista radicale e non è iscritto al partito del no così scrive: " Diciotto bestioni alti poco meno del grattacielo Pirelli che, come mostra un agghiacciante fotomontaggio, farebbero da sfondo alla stupenda cittadina umbra e al suo straordinario Duomo, uno dei capolavori dell'architettura gotica italiana. Direte: ma sono matti? Ingordi senz'altro (…)".
Il progetto è di una piccola società napoletana e costerebbe un milione e mezzo a pala, quindi 27 milioni e poi tutte le opere accessorie, che sono enormi, tra sbancamenti, strade di accesso, cabine di smistamento, elettrodotti aerei. Per ora di questo progetto si è parlato meno che di San Bevignate a Perugia anche se tra i due progetti, pur così diversi, corre qualche parentela. Gli investitori che vengono sempre dalla stessa regione, la Campania, il territorio tutelato da vincolo paesaggistico, per dire.
Questa storia delle energie rinnovabili, tornando al Monte Peglia e lasciando Perugia, è questione troppo seria per lasciarla ai cacciatori di bonus energetici, cioè di vantaggi economici e fiscali che vengono finanziati dall'aumento delle nostre bollette domestiche così che noi paghiamo e qualcun altro incassa. Va bene produrre energia pulita, un po' meno produrre energia causando danni irreparabili all'ambiente. In Umbria questo problema è particolarmente insidioso e delicato. Non si tratta soltanto di pale eoliche alte più di cento metri ma di centrali a biomasse, impianti di pannelli solari sistemati su terreni agricoli che dopo vent'anni di sfruttamento resteranno sterili per sempre, e persino piccole centrali idroelettriche poste sui fiumi come si sta tentando di fare lungo il Tevere, nel tratto perugino, con danni gravissimi all'ecosistema e agli stessi equilibri delle sponde e dei terreni alluvionali.
Ora non si dica che il partito del no cerca di impedire persino la realizzazione di una vasta rete di produzione di energia da fonti rinnovabili perché c'è modo e modo e luogo e luogo, come scrive Gian Antonio Stella , soprattutto in una regione come questa. In Umbria i tornaconti economici garantiti da questi impianti hanno mosso molti appetiti perché qui non si gioca con il rischio di impresa.Tutto è garantito e l'incasso sicuro. Così questa regione, nel suo piccolo, risulta tra quelle più attive e, per chi gradisce l'aggettivo, virtuose. Arriverà però il momento di scegliere. La devastazione del Monte Peglia quanto ci costa? e i terreni persi per sempre per l'agricoltura resteranno macchie indelebili nel territorio di una regione che dovremmo cercare di mantenere integra e meritevole dell'abusato slogan che continuiamo a usare nella propaganda turistica. Ci interessa ancora che l'Umbria resti una regione verde? Molto spesso la difesa dell'ambiente viene dopo qualsiasi investimento si voglia fare, quale che sia la sua sostenibilità come se la stessa difesa dell'ambiente non sia un grande investimento e una ricchezza di per sé. Qui si deve tornare al progetto dell'autostrada che dovrà attraversare l'Umbria da un capo all'altro e alle migliaia di bisonti che scaricheranno lungo la valle del Tevere e poi, a sud, nella zona dei Monti Martani tonnellate di ossido di azoto e monossido di carbonio per capire meglio come vanno le cose. E' questa l'Umbria che vogliamo? Se è questa ce lo dicano con franchezza e senza ipocrisie perché il vento, come sul Monte Peglia, non soffia sempre nella stessa direzione. Il paesaggio è una bella cosa e anche la difesa del territorio, ma gli affari che si portano dietro le pale eoliche lo sono ancora di più. Il rischio che si scelga sempre la direzione dove il vento soffia più forte è molto alto. Più alto delle torri d'acciaio che da lontano salutano le guglie del duomo di Orvieto.
                                                                                                                                                                                            renzo.massarelli@alice.it
(per il Corriere dell'Umbria, sabato 5 aprile 2014)



Renzo Massarelli

Inserito martedì 8 aprile 2014


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