19/01/2019
direttore Renzo Zuccherini

Home >> Un'ombra sulla Fondazione Burri

Un'ombra sulla Fondazione Burri
Le parole di Calvesi gettano un'ombra pesante sulla gestione, a dir poco discutibile, della Fondazione

“Preoccupazione per le ripercussioni sull'opera del Maestro e per una gestione a dir poco discutibile. Conflitti di interesse e gestione autoreferenziale appaiono come problemi ancora irrisolti”

“Le parole di Calvesi scoperchiano una pentola che fino ad  oggi in troppi avevano tentato di tenere coperta. Sono parole che lasciano intuire un clima di sospetti, trame e conflitti di interesse di cui in molti parlavano, ma che nessuno fino ad oggi aveva avuto l'ardire di rendere pubblico in modo così esplicito e autorevole. Se rispondessero al vero, pesante sarebbe il danno d'immagine che una simile gestione potrebbe avere arrecato alla Fondazione e all'opera del maestro Burri. Credo che a questo punto, non potendo contare sull'intervento di un'amministrazione comunale dimostratasi fino ad oggi quanto meno ‘morbida’, stia alla Regione esercitare fino in fondo i propri compiti di vigilanza e controllo. Sono troppi ormai gli elementi che dipingono i contorni di una gestione a dir poco discutibile, tra l’altro alla vigilia del centenario della nascita del Maestro". Con queste parole il consigliere regionale Oliviero Dottorini, presidente di Umbria migliore, commenta l'intervista rilasciata al mensile l'Altrapagina dall'ex presidente della Fondazione Burri Maurizio Calvesi, professore emerito nell’Università di Roma La Sapienza, socio nazionale dell’Accademia dei Lincei e uno dei più autorevoli storici dell’arte moderna in Italia, oltre che amico personale dello stesso Burri.
"Questa modalità di gestione, chiusa, concentrata solo sul piano localistico e senza nessun respiro internazionale, insieme alle dichiarazioni del professor Calvesi, preoccupano soprattutto per come potranno essere lette tra gli operatori del settore e i collezionisti internazionali che già hanno dimostrato scetticismo nei confronti di una gestione lontana dal contesto internazionale e priva di strategia per la valorizzazione del patrimonio che Alberto Burri ha lasciato a Città di Castello e al mondo intero. Stiamo già predisponendo un'interrogazione in Consiglio regionale – spiega Dottorini - per chiedere conto di quanto rivelato dall'ex presidente Calvesi e fare in modo che certi comportamenti, se rispondenti al vero, siano corretti da subito. Spero che la Fondazione sia in grado di smentire o di spiegare quanto emerge dall'intervista, soprattutto laddove si parla di ‘gruppetti autoritari’, della mancanza di una struttura rigorosa, di ‘una sorta di autoritaria dinastia’, di un ‘gruppo prepotente’ che avrebbe tolto persino la firma in banca al segretario generale… Senza considerare i riferimenti diretti ad affidamenti di lavori che a parere del professore sarebbero avvenuti in maniera anomala o senza tener conto di evidenti conflitti di interesse. Indubbiamente quando nei mesi scorsi si è parlato da più parti di conflitti d’interesse, di gestione familistica non si è andati troppo lontani dal vero. In tutto questo, neppure la deliberazione del Consiglio comunale mirata ad arginare i conflitti di interessi sembra essere stata recepita dalla Fondazione in un regolamento. Ovviamente l'amministrazione comunale non ci risulta si sia prodigata o sia stata in grado di chiederne conto. Per questo la Regione deve esercitare le proprie prerogative di vigilanza e controllo sulla Fondazione, prendendo in mano la situazione e adoperandosi affinché certi comportamenti non si ripetano più”.
“E' opportuno ricordare – aggiunge il presidente della commissione Bilancio e Affari istituzionali - che la Fondazione gestisce opere alienabili stimate in circa 150 milioni di euro, immobilizzazioni finanziarie per circa 8 milioni di euro, terreni e fabbricati per oltre 5 milioni di euro. Tra le uscite troviamo la considerevole cifra di 315mila euro per i servizi, una passività per quanto riguarda la causa con la vedova Burri di circa 13 milioni di euro, parcelle per avvocati che arrivano alla cifra di 900mila euro complessivi e una perdita netta di esercizio che nel 2011 si aggirava sui 236mila euro e che nel preventivo 2012 ammontava a quasi 177mila euro. Da queste cifre si può intuire quale possa essere la posta in gioco e da qui deriva la necessità che la gestione di un patrimonio così importante non venga lasciato nelle mani di una cerchia ristretta e autoreferenziale. Il mondo dell'arte – aggiunge Dottorini - ha delle regole ferree: devono essere sempre garantite la trasparenza e la serietà nella gestione, insieme ad una accurata strategia promozionale di livello internazionale che governa e tutela il lavoro svolto dall'artista. Oggi ci troviamo a fare i conti con la credibilità della Fondazione ai minimi storici. Questo grazie a una gestione che, come si evince dalle parole del professore Calvesi, appare connotata da una volontà di chiusura che poco ha a che fare con la tutela e la valorizzazione delle opere del maestro Burri, che dovrebbero essere patrimonio dell'intera città e non gestite dai soliti noti".



Oliviero Dottorini

Inserito domenica 13 aprile 2014


Redazione "La Tramontana"- e-mail info@latramontanaperugia.it
Sei la visitatrice / il visitatore n: 4451266