15/09/2019
direttore Renzo Zuccherini

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Attività libero-professionale: i sì e i no
Per far sì che non rimangano dichiarazioni di principio occorre prendere delle decisioni conseguenti: incrementare le ore di servizio pubblico istituzionale, incrementare il servizio pubblico dove c'è una situazione critica (liste d'attesa)

Ci sono molti aspetti condivisibili nell'Atto di indirizzo per i nuovi regolamenti aziendali sull'intramoenia (l'attività privata fatta dentro le strutture sanitarie pubbliche) adottato  dalla Giunta regionale la scorsa settimana, come ci sono punti che non condividiamo.
In primo luogo era non più rinviabile un’azione tesa a  disciplinare  un'attività che ha finora prosperato sulle carenze del servizio pubblico.
Condividiamo che negli ambulatori privati esterni dove si pratica la cosiddetta intramoenia allargata si debba pagare con sistemi tracciabili (carte o bonifici o assegni), per sconfiggere un'evasione fiscale che è quotidianamente sotto gli occhi di tutti.
Approviamo anche che venga fissato un tetto massimo agli onorari dei professionisti e che siano delimitati e rimarcati gli spazi ed i tempi dell'attività in intramoenia.
Chi potrebbe, poi, non condividere la seguente affermazione della Regione: "L'intramoenia non va considerata uno strumento per la riduzione delle liste di  attesa" e soprattutto "non possono essere erogate  in regime libero professionale prestazioni non erogate dalla stessa azienda in regime istituzionale"?
Ma al tempo stesso questa affermazione, se confrontata con la realtà, appare alquanto umoristica: sempre più spesso infatti accade che il cittadino che si reca al Cup si senta rispondere che le liste sono chiuse e che il servizio pubblico non è in grado di dargli una data definita per l'esame richiesto.
Pertanto per far sì che quelle della Regione non rimangano  dichiarazioni di  principio occorre prendere delle decisioni conseguenti:
1) se si vuole limitare la quantità di ore in intramoenia, occorre contestualmente  incrementare le ore di servizio pubblico istituzionale. Avevamo chiesto mesi fa di aumentare le ore per i servizi e per le prestazioni più intasate. Siamo stati ascoltati con cortesia ma nulla è stato fatto in questo senso.
2) se in regime istituzionale certe prestazioni non si possono fare (vedi la scorsa settimana  quando in TUTTA L'UMBRIA non c'era una struttura dove fosse possibile prenotare una MAMMOGRAFIA!) allora in questo caso la prestazione equivalente libero professionale nella struttura pubblica va sospesa (come disciplina il Regolamento dell'Emilia Romagna), onde incrementare il servizio pubblico dove c'è una situazione critica. Quando le liste di attesa diventano eccessive è compito di chi ha la responsabilità della organizzazione sanitaria sospendere l'intramoenia nelle forme opportune e consentire il recupero di tempi di attesa corretti, dal punto di vista sanitario, per i pazienti che seguono l'iter normale.
Ciò che succede in Umbria denota non solo una inefficienza inammissibile, è un preciso reato che si chiama INTERRUZIONE DI SERVIZIO PUBBLICO e che si traduce nella negazione di un diritto a persone che spesso non possono avere alternative e che comunque hanno pagato per avere un servizio. Il permanere di queste gravi carenze dovrebbe come minimo comportare l’erogazione delle sanzioni previste dalla legge e  la sospensione dei "premi" per chi non è stato capace di organizzare efficacemente i servizi.
SE NON SI ADOTTANO LE DECISIONI INDICATE AL PUNTO 1 E 2, VIENE MENO LA CREDIBILITÀ DI TUTTO L’IMPIANTO E ALLA FINE DI QUESTO ATTO DI INDIRIZZO RIMANE  ESCLUSIVAMENTE IL (VECCHIO) NUOVO BALZELLO DEL  + 20 % DI COSTO PER IL CITTADINO CHE INTENDE ACCEDERE ALL’INTRAMOENIA. 
CONTRO IL QUALE CONTINUIAMO A  DICHIARARE IL NOSTRO FERMO DISSENSO. 
                                                    



Cittadinanzattiva Umbria

Inserito giovedì 24 aprile 2014


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