19/01/2021
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I numeri del clima che cambia
Tratto dal foglio informativo dell'associazione Le Vie della Salute n.9 - 2/2009

L’Oceano Artico sta perdendo la sua copertura di ghiacci estiva ad un ritmo così accelerato che i climatologi ritengono scomparirà con circa 30 anni di anticipo. Anche le coste della Penisola Antartica stanno perdendo enormi superfici ghiacciate più velocemente del previsto, contribuendo in misura maggiore all’innalzamento del livello del mare che, dal 1990, sta salendo una volta e mezzo più velocemente di quanto precedentemente previsto. A livello scientifico si sta registrando un incremento della concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera pari a 383 ppm nel 2007, che supera del 37% la concentrazione esistente all’inizio della Rivoluzione industriale (nel 1750 era di 280 ppm): nel solo 2007 l’incremento e’ stato di 2,2 ppm, quando nel periodo 2000-2006 fu di 2,0 ppm l’anno e nel periodo 1990-1999 di 1,5 ppm l’anno. Il risultato? Vi sono 262 milioni di persone che, nel periodo 2000-2004, sono state colpite dalle conseguenze dei cambiamenti climatici; 1 miliardo e 800 milioni di persone soffriranno di scarsità d’acqua entro il 2025; e, nei prossimi anni, 50 milioni di persone saranno costrette a diventare rifugiati ambientali, 330 milioni saranno esposte in misura crescente alle alluvioni nelle zone costiere, lungo i bacini dei fiumi e nelle piccole isole. Se 180 milioni di persone sono già state colpite da scarsità di cibo e malnutrizione, altri 600 milioni subiranno quasi certamente le stesse privazioni entro il 2080.

Dal punto di vista economico 1 miliardo e 300 milioni di persone nel mondo guadagnano troppo poco per uscire dalla soglia di povertà, che è di due dollari il giorno; vi sono 190 milioni disoccupati a livello globale, ma nei prossimi 10 anni vi saranno oltre 500 milioni di individui in cerca di occupazione. 5 miliardi e 300 milioni di persone non hanno accesso ad alcuna forma di copertura di sicurezza sociale; 1 miliardo e 600 milioni non hanno accesso alle fonti moderne di energia (quasi 1 persona su 4) e 1 miliardo vivono in abitazioni povere e prive di servizi essenziali, quali l’acqua pulita e i servizi sanitari.

Occorre cambiare il nostro rapporto con le fonti energetiche, riducendo drasticamente il ricorso a quelle inquinanti: petrolio, gas, carbone soprattutto. L’Italia ha immense potenzialità nel fotovoltaico: usando lo 0,5 della superficie italiana (equivalente ai tetti esistenti) per installare pannelli fotovoltaici potremmo produrre, con la tecnologia attuale, circa 200 TWh l’anno, che equivalgono ai 2/3 del fabbisogno elettrico italiano. Lo sviluppo del Conto Energia e altri sistemi d’incentivazione potrebbero far superare agli utenti gli elevati costi di produzione, così come è avvenuto in altre nazioni europee. L’80% del mercato del solare termico, infatti, è rappresentato da Germania, Grecia e Austria. La sola Germania ha 8.500.000 m2 di pannelli installati, quando l’Italia (che è molto più soleggiata della Germania) ne ha appena 1.160.000. Attualmente gli usi termici, che costituiscono complessivamente il 92% di tutti gli usi finali domestici ed il 54,2 % dei consumi totali, sono soddisfatti da fonti di energia non rinnovabili, quali gasolio e metano.



Giuseppe Bearzi

Inserito mercoledì 4 febbraio 2009


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