16/01/2019
direttore Renzo Zuccherini

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Un opaco mondo partitico sostiene il progetto geotermico di Castel Giorgio
Ma cosa ha fatto di male il territorio di Castel Giorgio e dell’Alfina per ricevere le attenzioni di questo mondo? Il fronte del no all’impianto, per salvaguardare il territorio e le popolazioni si va allargando. Ma la lobby dei perforatori privi di scrupoli è ancora forte

 

Negli atti del recente caso Scajola spunta il nome dell’onorevole Ignazio Abrignani di Fi, l’ex capo della segreteria di Scajola, che si è attivato per procurare uno stipendio a Chiara Rizzo, moglie del latitante Matacena, all’interno dell’Osservatorio parlamentare sul turismo di cui è presidente. Lui ad una intervista di La Repubblica del 30 maggio dichiara che pagava di tasca sua il “contrattino“ di circa 1000 euro al mese, solo per fare un favore a Scajola - di cui si dichiara amico “sia nella buona che nella cattiva sorte”.

Ma perché ci occupiamo dell’on. Abrignani? E’ perché – come qualcuno ricorderà - è proprio l’on. Abrignani che riesce per il rotto della cuffia a evitare il tracollo del progetto geotermico sull’Alfina. Infatti l’ex capo della segreteria di Scajola, mentre questo progetto stava per essere respinto dalla Regione Umbria con una valutazione di impatto ambientale negativa, riesce a far passare nel “Decreto del Fare”, a notte fonda, una modifica che assegna al Ministero dell’Ambiente la competenza per gli impianti geotermici pilota come quello di Castel Giorgio (scippandola alle Regioni!).

E solo per questi impianti pilota, per i quali la sortita di Abrignani ottiene anche l’esclusione dalla direttiva Seveso. Vale a dire che se l’impianto produce poi dei danni al territorio, la società che fa l’impianto non è tenuta a pagarli. Proprio una bella impresa, passata per la stanchezza della notte, per la mancanza di informazione e forse anche per la “disattenzione” degli altri parlamentari. Un vero scandalo, un fatto gravissimo, per il quale le associazioni ambientaliste dell’Alfina si apprestano a presentare ricorso alla Commissione Europea, attivando la procedura di infrazione comunitaria ai sensi degli artt. 258 e 259 Tfue.
 
Ma perché la gente di Scajola si occupa di maneggi per sostenere progetti geotermici? Ed inoltre: visto che l’on. Abrignani si occupa normalmente di altri argomenti, a chi ha fatto un favore con l’impresa notturna sul geotermico?

Certo da questa vicenda emerge un mondo opaco, una modalità di fare politica che è ora sotto il setaccio dei magistrati che stanno vagliando i numerosi faldoni di carte sequestrate al capo storico di Abrignani. Che più di recente rivestiva il ruolo di tesoriere del PdL.

Ma cosa ha fatto di male il territorio di Castel Giorgio e dell’Alfina per ricevere le attenzioni di questo mondo? Già a presentare il progetto era stato il Prof. Barberi, condannato in primo grado a l’Aquila a sei anni di galera per aver rassicurato gli aquilani contribuendo a farli rimanere nelle loro case prima del terremoto…  E che negli stessi giorni della condanna veniva ancora a rassicurare gli abitanti di Castel Giorgio sul fatto che lui garantiva personalmente sulla non pericolosità del progetto. Sì, proprio lui.

Meno male che su questo argomento è ora uscito un rapporto ufficiale – il rapporto Ichese – che in relazione al devastante terremoto dell’Emilia Romagna del 2012 non esclude che trivellazioni e manipolazioni del sottosuolo abbiano provocato il sisma del 20 e 29 giugno del 2012 che è costato la vita a 27 persone e circa 13 miliardi di euro di danni (una finanziaria!), oltre alla perdita di migliaia di posti di lavoro…

Vedremo che cosa faranno i politici nazionali, regionali e comunali rispetto a questa vicenda. Il fronte del no all’impianto, per salvaguardare il territorio e le popolazioni si va fortunatamente allargando. Ma la lobby dei perforatori privi di scrupoli è ancora forte, nonostante tutto. Alla faccia del principio di precauzione.
Ma perché questo mondo partitico opaco di matrice scajoliana si è mosso con tale pervicacia? Per favorire lo sviluppo delle nuove energie? Beh, diciamo che la società che vorrebbe fare l’impianto è stata costituita ad hoc, che non ha mai fatto geotermia, e soprattutto che è nelle mani di una piccolissima società austriaca priva di organici veri di cui a sua volta è proprietaria una offshore nel paradiso fiscale del Liechtenstein.

Ma insomma…a chi finiscono veramente i lauti introiti di un impianto del genere, provenienti dagli elevati incentivi che tutti i cittadini pagano in bolletta? Forse qualche magistrato dovrebbe occuparsi di verificare i veri interessi di un certo opaco mondo partitico. E lo Stato dovrebbe smettere di comportarsi in modo stranamente strabico: da una parte fare di tutto per far emergere i capitali depositati nei paradisi fiscali, e dall’altro assegnare lauti incentivi per alimentarli...
 




Associazioni e Comitati di cittadini di Orvieto, Tuscia e lago di Bolsena

Inserito venerdì 6 giugno 2014


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