15/11/2019
direttore Renzo Zuccherini

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La rivincita del centro
La virtù democratica dell'alternanza può dimostrarsi in poco tempo debole e sterile, incapace di regalare alla città una politica nuova e una nuova classe dirigente. E' qui che serve la forza e la fantasia della civitas, della società civile

Ancora non ci hanno spiegato perché hanno perso. La tesi più sorprendente è quella che prende di petto la legge elettorale. Dicono che la spiegazione di questa  sconfitta si trovi nel meccanismo del doppio turno che ha regalato la vittoria alla parte politica largamente minoritaria. Beh, con questa legge vinse subito, per la sinistra, persino un professore che si occupa di storia medievale senza grande seguito elettorale e men che meno clientelare come Gianfranco Maddoli. Eravamo a metà degli anni novanta e la elezione diretta del sindaco venne sperimentata per la prima volta. La sinistra non sarà mai costretta al secondo turno, i suoi successi saranno sempre limpidi e senza appello. Anche alla prima prova di Wladimiro Boccali candidato sindaco, cinque anni fa. Gli elettori di destra alle elezioni locali disertano ampiamente le urne per pessimismo, perché non credono in una vittoria, salvo farsi vivi in quelle politiche dove i loro voti crescono almeno del dieci per cento. Questa volta, come si è visto, le cose sono andate diversamente.
C'è chi sostiene che la sconfitta di Boccali sia stata causata da una campagna astiosa e denigratoria, giocata in gran parte contro la persona. Lui, l'ex sindaco. E' possibile che nella polemica elettorale ci si stato astio e persino strumentalità, ma le campagne elettorali sono fatte anche di queste cose. Solo che non sempre funzionano, anzi, molto più spesso si rivelano controproducenti. Questa volta no, perché? Beh, è la storia di questi cinque anni a raccontarcelo, basta rileggerla, farci un pensierino e non rimuoverla.
E' vero che anche ai tempi di Renato Locchi la diffusione della droga non era una semplice invenzione di pochi irriducibili bastian contrari, che la sicurezza rappresentava uno dei problemi più sofferti dai cittadini, il consumo di cemento toccava i suoi livelli record in tanti condomini invenduti e che la distruzione del paesaggio non era cominciata con Boccali sindaco e nemmeno con Boccali assessore all'urbanistica. Tutte queste cose vengono da lontano, solo che sono riuscite ad andare ancora più lontano, molto di più di quanto si pensava fosse possibile e sopportabile. Quel che è successo in questi ultimi anni è che questi problemi si sono intrecciati in un groviglio inestricabile di malessere sociale e di scadimento della qualità della vita. E' come se un po' tutti i cittadini avessero avvertito improvvisamente che non c'era solo un problema e che questo problema poteva interessare solo alcuni quartieri e magari solo una parte della popolazione ma che la città nel suo complesso stava precipitando in una crisi nuova e in gran parte sconosciuta.
La sinistra si è accorta con ritardo che non era sufficiente curare per benino le frazioni dei ponti o regalare uno sviluppo mai visto alle colline di San Sisto. La crisi economica li ha privati persino del piacere di sistemare le buche delle strade alla vigilia delle elezioni. Figuriamoci il resto. Per questo la partita di queste ultime elezioni ha avuto un carattere fortemente politico e si è giocata sul terreno dove la sinistra si è mossa sempre con grande impaccio. Il centro storico, la sua immagine, la sua capacità evocativa. Ora, in questa parte antica che rappresenta in modo simbolico la città , non ci sono molti voti, ma è qui che si è logorata rovinosamente l'immagine del sindaco. Quante legioni hanno in Corso Vannucci? nessuna, però nel tempo delle guerre dove non si spara con le armi degli assessori ai lavori pubblici di una volta, ma con il fascino delle idee e della capacità di rappresentare lo spirito della città, si vince con il linguaggio del tempo moderno, con la semplice virtù di far risplendere l'identità della città e della sua cultura. Adesso non è così scontato che i vincitori di oggi sappiano capire la crisi di Perugia e trovare risposte diverse da quelle del passato. La virtù democratica dell'alternanza, che è sempre benvenuta, può dimostrarsi in poco tempo debole e sterile e, quindi, incapace, di per sé, di regalare alla città una politica nuova e una nuova classe dirigente. E' qui che serve la forza e la fantasia della civitas, della società civile. E' ciò che aspettiamo da tanto tempo e che ancora non vediamo apparire agli orizzonti infiniti di questa città così luminosa. 
                                                                                                                                                                                                    renzo.massarelli@alice.it
(Il Corriere dell'Umbria, sabato 6 settembre 2014)
 



Renzo Massarelli

Inserito sabato 13 settembre 2014


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