21/07/2019
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Come defraudare Gaza: Israele e la politica dell'avvoltoio
Israele continua a rifiutare a Gaza e alla Cisgiordania l’accesso al mondo esterno. Ed ora sta facendo in modo di essere il principale beneficiario degli aiuti alla ricostruzione diretti a Gaza

http://www.redressonline.com/2014/09/defrauding-gaza-israels-vulture-culture/

È scandaloso, ma del tutto prevedibile che Israele stia facendo in modo di essere il principale beneficiario degli aiuti alla ricostruzione diretti a Gaza. Israele ha una politica informale di consentire esclusivamente prodotti israeliani per la ricostruzione - principalmente in acciaio e cemento - e garantisce così ai propri appaltatori e intermediari una larga fetta dei profitti.
In realtà, è sempre stato cosi’. “Uno studio della Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo (Unctad) afferma che la metà di tutti gli aiuti ai palestinesi in Cisgiordania e Gaza - che secondo l'organismo delle Nazioni Unite costituiscono un mercato ‘prigioniero’ - viene spesa per ripianare il deficit commerciale di Israele."
I funzionari europei, che come al solito pagheranno il conto per la maggior parte della distruzione compiuta da Israele, si dice siano sconvolti di fronte alle restrizioni imposte da Israele.
"È scandaloso che un paese che ha appena demolito 25.000 case esiga che siano le sue imprese di costruzione a beneficiare della loro ricostruzione a spese della comunità internazionale. Si tratta di faccia tosta alla grande!"
Eccetto che chi ha davvero una vera faccia in questo caso è l’Ue. Questa politica non è una novità. Israele ha sempre trattato Gaza come un mercato vincolato, come ho documentato nel mio libro ‘Disappearing Palestine’. Anche dopo il disimpegno [ritiro dei coloni israeliani] da Gaza, il blocco è diventato un modo per mantenere la dipendenza di Gaza da Israele.
Il problema non è come gli aiuti arrivino a Gaza. È che Israele continua, con l'appoggio implicito dell'Unione Europea e gli Stati Uniti, a rifiutare a Gaza e alla Cisgiordania l’accesso al mondo esterno. Costruire un aeroporto e un porto a Gaza, per esempio, metterebbe fine alla cultura dell’avvoltoio di Israele - anche se questo termine è troppo gentile: gli avvoltoi non uccidono la preda di cui si cibano.
Beh, sarebbe così se a Israele non fosse permesso di distruggere quei porti, per poi costringere i donatori a pagare per consentirne la ricostruzione.



Jonathan Cook

Inserito sabato 13 settembre 2014


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