19/09/2019
direttore Renzo Zuccherini

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Il 2019 dietro l'angolo
Il progetto presentato dalla Fondazione assomiglia molto a un programma per la città, comunque andranno le cose. Forse dovremmo salire sulla torre campanaria del comune e ripensare Capitini che immaginava Perugia come una moderna Gerusalemme


Ormai ci siamo. Il 2019 si è improvvisamente avvicinato e la scelta della città capitale europea della cultura è dietro l'angolo. Se Perugia vince sarà una corsa lunga cinque anni, ma dobbiamo augurarci che lo sia comunque perché il progetto presentato dalla Fondazione di Bruno Bracalente assomiglia molto a un programma per la città, comunque andranno le cose. Certo, arrivare primi aiuta assai dal punto di vista finanziario. Se no, si dovrà fare da soli, il che è tutto un altro paio di maniche.
Le riflessioni e le proposte che si fanno nel progetto Perugia capitale della cultura si muovono attorno all'immagine di questa città, che è di medie dimensioni, diversa, ovviamente, dalle metropoli dove in genere la qualità della vita è mediocre e dove però sono alte le opportunità, al contrario di quelle piccole dove la qualità della vita è alta ma le opportunità decisamente scarse. Affrontare il problema della riqualificazione delle città medie non è semplice, soprattutto nel caso di Perugia. Questa città non solo è cresciuta assai in questi ultimi decenni ma sono cresciute anche quelle vicine, che sono piccole ma molto dinamiche e molto voraci per ciò che riguarda il consumo del territorio. Perugia, quindi è al centro di un'area di tipo metropolitano e poi custodisce lassù in alto la sua parte antica. Quello di Perugia è un centro storico isolato dove si affermano, paradossalmente, le dinamiche delle piccole città, come lo spopolamento, e poi c'è una parte nuova che insegue a suo modo i vizi e le virtù delle grandi città. Perugia non somiglia affatto, in questo senso, a Siena o a Matera o a Ravenna, per dire di alcune città che le sono in questo momento concorrenti.
Come se l'è cavata in questo senso il gruppo che ha lavorato in questi due anni al progetto di Perugia capitale della cultura? Beh, staremo a vedere come andranno le cose, i giudizi spettano alla commissione e in questi casi un po' di prudenza è d'obbligo. Difficile, per dire, definire il grado di innovazione, che dev'essere il parametro più pregiato e vincente in questi progetti, all'interno delle cento pagine del documento. In un centro storico innovare è sempre un'operazione delicata. E' possibile farlo e in qualche caso persino necessario ma qui non si parla di fabbriche dismesse da trasformare in luoghi della modernità e della sensibilità culturale dei giorni nostri ma di un tessuto medievale delicatissimo dove si aggirano non tanto i fantasmi del passato quanto i problemi della nostra contemporaneità. La sicurezza, la mobilità, la solitudine, lo sfrangiamento del tessuto sociale. Per questo, forse, è diventato inevitabile, nel documento per Perugia capitale della cultura, tornare ai luoghi e ai contenitori che hanno animato le discussioni e le polemiche cittadine in questi ultimi anni. Il mercato coperto, il Palazzo della Penna, il Turreno, gli Arconi, il Pavone, l'Auditorium e, soprattutto, il carcere maschile dismesso. E' tra le vecchie mura di questo imponente e triste edificio, poste a ridosso della Rocca Paolina, che si gioca la partita più importante ed è forse per questo che le proposte di un suo riuso legato all'economia della conoscenza non sono ancora sufficientemente definite. Comunque, siamo lì, ai soliti contenitori.
 Nel documento ci sono delle pagine molto belle quando si naviga nell'immateriale e nelle rappresentazioni simboliche del linguaggio di una città che è stata grande al tempo degli etruschi, dei romani e, soprattutto, della civiltà dei comuni. Il passato ha radici  profonde e questa è la forza di una città come questa. Per vincere la partita del 2019 tutto questo non basterà. La forza evocativa del passato deve necessariamente aprirsi di fronte ai panorami lontani che ci parlano del domani. Vecchio problema di una città dagli orizzonti infiniti e dalla solita miopia che le impedisce, troppo spesso, di sentirli vicini.
Forse, ogni tanto, dovremmo salire sulla torre campanaria del comune e ripensare Capitini che immaginava Perugia come una moderna Gerusalemme, alta sulla collina. Ecco, forse, sul tema della pace e della non violenza dovremmo dire qualche parola in più all'Europa del liberismo e della finanza. Così, sarebbe più facile, comunque vadano le cose, diventare una delle capitali culturali di questo vecchio continente.

                                                                                                                                                                   renzo.massarelli@alice.it
(per il Corriere dell'Umbria, sabato 12 settembre 2014)



Renzo Massarelli

Inserito martedì 16 settembre 2014


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