15/07/2019
direttore Renzo Zuccherini

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La rivoluzione degli operai
L'impegno commovente e impagabile degli operai ternani sarà ricordato come una grande e liberatoria rivoluzione, una partita vinta contro rassegnazione e conformismo

                                       
Non è che l'inizio, la lotta continua, si diceva nelle piazze in tempi ormai molto lontani e, forse, in un'altra epoca. Non sappiamo come finirà la resistenza degli operai che vogliono salvare le acciaierie di Terni. Sappiamo però che siamo a un punto di svolta oltre il quale o si vince o si perde tutto. Questa non è una battaglia, una delle tante che hanno stressato i nervi scoperti della città e di quella che una volta veniva chiamata la classe operaia. La Classe, accanto al cui destino si è consumato il Novecento, il fuoco e la cenere del nostro passato, la storia che ci ha portato nel nuovo millennio. No, questa volta non ci potrà essere il solito compromesso dove si chiude qualche reparto, si taglia un po' di personale per poi continuare come prima, con le incertezze di sempre, mai veramente affrontate e mai veramente risolte. Dalla crosta dura dei grigi capannoni di viale Brin è stato ormai grattato via quasi tutto. Non c'è più la fabbrica totale del passato dove si produceva ogni cosa che odorasse di acciaio, che è una lega fatta di ferro più carbonio, una formula semplice che si risolve a 1.700 gradi nei forni del reparto "Martin". Ora si parla di acciai speciali, dunque ferro, carbonio e altri elementi ancora. Il magnetico, l'acciaio al silicio a grano orientato utilizzato per gli impianti elettrici, l'orgoglio dell'azienda che l'aveva creato, ha percorso la lunga strada che porta in Germania grazie al potere dei nuovi padroni e al linguaggio spiccio delle multinazionali. Quello fu lo strappo più doloroso dalla carne viva della fabbrica e delle sue ricchezze. Così siamo arrivati all'osso e da spolpare c'è solo l'acciaio inossidabile migliore che esista. O questa cosa resta l'eccellenza ternana o si chiude, se non ora, alla prossima fermata.
E' questo lo snodo sul quale si sono trovati in queste settimane i lavoratori delle acciaierie e un po' tutta la città. Bisogna dire, comunque andranno le cose, che gli operai hanno già vinto la partita più importante. Più importante, di sicuro, degli intendimenti feroci di Lucia Morselli, la lady di ferro venuta dal freddo a chiudere la partita ternana. Con la loro lotta, i lavoratori hanno rimesso al centro del paese una grande questione culturale, il senso più profondo del primo articolo della nostra Costituzione e poi il linguaggio simbolico della vecchia e negletta tuta blu. Gli operai ci sono ancora e non stanno soltanto nelle vignette di Altan o di Sergio Staino. Ci sono quelli veri in carne e ossa che escono ogni sera dalle grandi officine con i loro salari modesti in tasca e i saperi affinati dall'esperienza, dalla pratica, dalla sperimentazione. Terni, la piccola città industriale in decadenza, la sua storia, la sua volontà di non darsi per vinta, ha conquistato le prime pagine dei giornali e non soltanto per i manganelli di Roma. Si sono riaperte finalmente in questo paese alcune finestre che sembravano chiuse. Si è discusso, dopo tanti anni, persino del ruolo dello Stato rispetto alle questioni dell'industria e dello sviluppo. Si è parlato dell'acciaio, del vecchio metallo del Novecento e molti si sono accorti che non è proprio una scelta virtuosa quella di comprarlo semplicemente all'estero e che, dunque, la partita della siderurgia non è ancora chiusa in questo paese. Chissà, forse qualcuno ha anche capito quale ricchezza di saperi è stata sperperata in questi anni in una città come Terni, quale capitale umano  si è perso dietro le ricorrenti pratiche dei prepensionamenti, della riduzione del personale, delle chiusure di tante officine. E' da più di venti anni che questa città è alle prese con una parola lunghissima come deindustrializzazione, con lo svaporare, come i fumi dei suoi camini industriali, di relazioni sociali, della fraternità operosa, dell'orgoglio di sé e della propria storia. L'impegno commovente e impagabile degli operai ternani nel corso di questa durissima battaglia non servirà soltanto a difendere il loro posto di lavoro e la sicurezza economica di tante famiglie. Questa è la cosa più importante ma ci sono  tante altre cose ancora. La loro sarà ricordata come una grande e liberatoria rivoluzione, una narrazione moderna che ha parlato a tutto il paese, una partita vinta contro rassegnazione, conformismo, e tanti luoghi comuni molto diffusi in questo disgraziato e bellissimo paese. Hanno vinto loro, gli operai, e questo, speriamo, non è che l'inizio.
                                                          
                                                                                                                                                                        renzo.massarelli@alice.it
(Per sabato 8 novembre 2014) 



Renzo Massarelli

Inserito martedì 11 novembre 2014


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