26/05/2019
direttore Renzo Zuccherini

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La civiltà è il rispetto reciproco
La civiltà si costruisce e si gode insieme. E solo il rispetto reciproco può risolvere conflitti sociali come quelli di Roma

«Qui non li vogliamo, meglio se vanno via da soli altrimenti li cacciamo con la forza.  Non siamo razzisti e nemmeno fascisti, solo che non ne possiamo più»

Sono un immigrato e sono anche il primo Presidente non italiano nella storia delle Acli.  Presto con passione sociale e spirito di dono alle Acli di Perugia il mio impegno civile e di cittadino.  Sento la responsabilità di non restare in silenzio di fronte ai fatti accaduti in questi giorni a Roma, una città da secoli multiculturale.  Ho vissuto in questa bellissima città dal 1993 al 2007 e conosco abbastanza bene le diverse realtà multietniche per averle vissute in prima persona.  Guardano il telegiornale in cui è comparso il manifesto "Basta immigrati incivili" e leggendo le notizie sugli avvenimenti, ho deciso di dire quello che penso.  Sono consapevole che a qualcuno potrà dispiacere e per questo mi rendo disponibile da subito ad un confronto franco e a un approfondimento sull'argomento in questione.

Prima di tutto vorrei chiedere scusa a nome di tutti gli immigrati che si comportano male.  A loro chiedo, come faccio di solito anche in circostanze istituzionali, di rispettare le leggi e le regole del Paese in cui vivono.  Di qui credo occorra partire perché la convivenza non si trasformi in fastidio e perché i diritti umani trovino forma e sostanza in leggi che tutti i cittadini devono contribuire a scrivere nel rispetto della Costituzione italiana.  Solo dentro un perimetro di regole condivise, di diritti e doveri riconosciuti, di giustizia e di uguaglianza possono crescere comunità che, valorizzando la ricchezza delle diversità, preparano e promuovono l’umanità fondata sulla Pace.

Nella frase riportata leggo tra le righe la disperazione della gente che vive insieme agli immigrati in un quartiere particolare di Roma.  Avverto nelle loro parole il limite massimo di tolleranza.  Eppure la storia ci insegna che la convivenza si fonda sul rispetto reciproco e sul riconoscimento dei diritti di ogni donna e di ogni uomo di essere trattato con dignità.

Nel mondo ormai globalizzato anche gli italiani emigrano e sono protagonisti, al pari di altre popolazioni, di importanti storie di integrazione.  Ma nonostante l'insegnamento stesso della storia, ciò che tarda ad affermarsi è l'umanità.  Così si va affermando il principio per il quale hanno più diritto le merci e la finanza che le persone.  L'umano e l'umanità che dovrebbe stare alla radice di ogni attenzione civile, sociale e politica, sembra smarrirsi di fronte a episodi di intolleranza che sempre più spesso si ripetono.  Nella mia riflessione, questo è il punto di arrivo.

La politica nazionale e europea non esita a spendere le risorse per i centri di accoglienza e per progetti di integrazione.  Credo che Associazioni come le Acli hanno il grande compito di educare e di integrare gli immigrati che non conoscono le realtà italiane e, allo stesso modo, hanno la responsabilità di informare e formare la società italiana.  Ma alla base di tutto c'è da insistere sul concetto di umanità.

In una famiglia si possono fare sacrifici per salvare un membro disperato che chiedo aiuto; ma il debole ha anche dei doveri da rispettare.  Le persone che arrivano in Italia sono disperate e le persone che le accolgono pretendono la civiltà.

«Se usciamo fuori ci menano, se restiamo dentro ci menano.  Ce ne vogliamo andare via, abbiamo paura», un etiope, 22 anni, dice di essere fuggito dal suo paese per cercare pace, «ho trovato il casino».

Non ci fermiamo solamente sui diritti ma abbiamo anche dei doveri, sia da immigrati che da italiani.

La civiltà si costruisce e si gode insieme.  E solo il rispetto reciproco può risolvere conflitti sociali come quelli di Roma.

 

Ladis Kumar Antony Xavier

Presidente



Acli Perugia

Inserito sabato 15 novembre 2014


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