16/02/2020
direttore Renzo Zuccherini

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La politica delle infrastrutture stradali a Perugia

                

  

La storia ha inizio nel secondo dopoguerra,quando in Italia, per ricostruire il Paese, si fece la scelta di orientare lo sviluppo industriale unicamente intorno alla Fiat. Fino a prova contraria chi produce auto deve poi venderle e trovare chi le compra. E gli umbri furono particolarmente solleciti a seguire quest’indicazione. Così pronti che anche oggi Perugia risulta sempre nei primissimi posti fra le 103 città di provincia,secondo la nostra indagine sugli ecosistemi urbani. Tanto da mantenere il record delle 70 auto private ogni 100 cittadini. A questo va aggiunta la completa disattenzione alla mobilità alternativa soprattutto su ferro (vedi il difficile destino della FCU che solo adesso riscopre un rilancio con la rielettrificazione delle linee). Intanto si è permessa un’ urbanizzazione abnorme e diffusa sul territorio con la nascita di nuove attività industriali e commerciali e nuovi agglomerati urbani che poi devono essere collegati. Per quanto riguarda il comune di Perugia questa dinamica ha causato e causa,oltre un fortissimo inquinamento atmosferico da polveri sottili ed altro,una forte concentrazione di traffico privato soprattutto nel tratto della superstrada E45 tra Collestrada e Ponte San Giovanni all’imbocco del raccordo Perugia-Bettolle. Un fenomeno che in alcune ore determina un intreccio inestricabile fra le direttrici che convergono da Perugia nord,Foligno,Terni e Firenze. Così la questione fu indicata come “Il nodo di Perugia”. La prima soluzione pensata è stata la realizzazione di una bretella a quattro corsie,che,appunto,colleghi Collestrada con Corciano. Il progetto già in fase avanzata cominciò a circolare quando alcuni proprietari alcuni anni fa ricevettero le prime lettere di esproprio. E questa è la prima questione: le scelte che incidono pesantemente sulla qualità della vita delle persone vengono decise senza nessuna forma di informazione e di partecipazione contro le più elementari regole di democrazia. La nuova tangenziale di circa 22 chilometri non tiene conto che la maggior parte del traffico va verso Perugia e la sua costruzione assorbirebbe appena il 10% del traffico secondo calcoli a livelli universitari. Mentre per logica i problemi del traffico privato non si risolvono con aperture di nuove strade,facilmente subito insufficienti,se non si affronta il problema della mobilità alle origini,sconsigliando l’uso del mezzo privato,rendendo più funzionale e competitivo quello pubblico. Le associazioni ambientaliste e i comitati giudicarono subito l’opera inutile e molto dannosa per l’ambiente. Inutile perché,appunto,non risolve alcun problema. Fortemente dannosa per l’impatto ambientale,in quanto distrugge alcune delle ultime aree agricole rimaste,buca le colline,rende ancora più difficile la qualità della vita di comunità già disastrate da sempre nuove cementificazioni e attività industriali e commerciali. Con l’evidente intento di mantenere aperto il notevole flusso di finanziamenti statali in esaurimento per la fine della ricostruzione post-terremoto. Infatti quando l’opera viene presentata prevede un impegno di 511milioni di euro. Successivamente il CIPE approva il progetto preliminare indicando la cifra di 732milioni di euro che due anni dopo nel 2007 lievita a 1100milioni,pari a oltre 2000miliardi delle vecchie lire. Ma sull’intero iter nel luglio del 2007 cade la doccia fredda della bocciatura del progetto da parte de TAR del Lazio per mancata gara d’appalto internazionale per l’assegnazione della progettazione di un’opera pubblica assegnata in trattativa privata ad una delle solite aziende di progettazione locale amiche. Tanto che nell’ottobre 2008 vengono acquisiti tutti gli atti relativi al NODO dalla Polizia di Stato relativamente alla probabile connessione con l’inchiesta “Quattro ganasse”ridenominata Appaltopoli. Al centro c’è tutta la storia del NODO e il ricorso della laziale VAMS contro la SINTAGMA di San Martino in Campo. Oggi nella fase attuale l’intera questione è ferma tanto che,per dirla con il sindaco Locchi “allo stato attuale non è possibile una previsione in merito ai tempi della progettazione definitiva”. Anche se l’accordo Governo-Regione dell’agosto scorso ricolloca la completa realizzazione del NODO fra le priorità insieme alla riqualificazione e trasformazione in autostrada della E45. Perché i destini del NODO si intrecciano con la trasformazione della E45 in autostrada. Un progetto iniziato dai costruttori Bonsignore e Caltagirone,per quanto riguarda l’intero tracciato della nuova autostrada Mestre-Civitavecchia e per quanto riguarda il tratto umbro fortemente appoggiato dal trio Lunardi-Lorenzetti-Locchi e dalla Confindustria locale di Fagotti e Colaiacono. L’accostamento del NODO con l’autostrada riguarda il tratto Balanzano-Collestrada,mentre il secondo Sant’Andrea d’Agliano-Corciano viene considerato viabilità locale in funzione del collegamento con il nuovo polo ospedaliero regionale. La trasformazione della E45 in autostrada rappresenterebbe un’opera insostenibile per l’intero territorio regionale e le sue caratteristiche paesaggistiche,perché prevede un consumo eccezionale di territorio con il raddoppio dell’attuale sezione stradale,l’apertura di numerosi cantieri,l’attivazione di un’infinità di cave,la realizzazione di tanti percorsi alternativi per baipassare le aree ormai troppo urbanizzate e quindi impraticabili ecc…. Il quadro si completa con il ricorso al sistema finanziario del “projet financing”. Cioè un patto fra pubblico e privato e la costituzione di una società fra gli enti locali territoriali e le grandi aziende nazionali,le quali intervengono finanziariamente,ma in cambio chiedono che i comuni mettano a disposizione i terreni necessari,superando quanto prevedano i piani regolatori, e tutte le risorse derivate dalle tassazioni locali,che invece dovrebbero servire per opere pubbliche,quali ospedali,scuole,parchi ecc… Un ultimo appunto va posto necessariamente in quanto è ormai assodato che le grandi opere pubbliche attirano interessi della malavita organizzata,così come la nostra associazione annualmente ripete nel dossier sulle ecomafie relativamente al cosiddetto “ciclo del cemento”. Per cui l’unica speranza è che non vengano mai reperiti i necessari finanziamenti previsti per ora intorno agli 11miliardi di euro,pari a 22mila miliardi delle vecchie lire quasi un’intera finanziaria
Nel frattempo in tutto questo intreccio di interessi,che abbiamo appena accennato,riassumendo quanto apparso nella cronaca e dibattuto nelle tante assemblee pubbliche,sulla questione autostrada-NODO è colpevole e irresponsabile aver lasciato e lasciare la superstrada ridotta  in condizioni disastrose . E’ pericolosa e impraticabile,anche per la sua camionabilità libera in concorrenza con l’autostrada A1 a pagamento.





Lauro Ciurnelli, segretario Circolo Legambiente di Perugia

Inserito lunedì 23 febbraio 2009


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