23/07/2019
direttore Renzo Zuccherini

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La rivoluzione del Sopramuro
Il risultato delle scelte compiute in Piazza del Sopramuro e via Baglioni, una piccola rivoluzione del traffico e della sosta, non è del tutto convincente


                                       

  Via Baglioni è uno spazio urbano così come lo è Corso Vannucci e Piazza del Sopramuro è una piazza come lo è quella Grande, dov'è la fontana Maggiore. Ci muoviamo in ambiente unitario dove tutto ha un senso perché trova una relazione con ciò che gli è accanto. Così è nata la città e così è stata vissuta per tanti secoli sino a quando non è cominciata una nuova civiltà, quella delle auto. Non si dovrebbe perciò stabilire una gerarchia tra vie e piazze, pensare che un luogo sia più importante di un altro, neanche oggi, pur se dobbiamo risolvere il problema dei parcheggi, dello scarico delle merci, del traffico privato e se per questo si devono comunque fare delle scelte. Beh, il risultato di quelle compiute in Piazza del Sopramuro e via Baglioni, una piccola rivoluzione del traffico e della sosta, non è del tutto convincente. Guardiamo via Baglioni mutilata e ci sembra di vedere non più uno spazio urbano ma un parcheggio posticcio dove la maestà edilizia scompare ai nostri occhi anche se è ancora lì, ma umiliata e piegata dalla  ricerca di una decina di posti per la sosta nel luogo magico dell'acropoli, a due passi da Corso Vannucci. I nostri nuovi amministratori ci spiegano che questo è il prezzo da pagare per trasformare in isola pedonale il Sopramuro, insomma Piazza Matteotti. Non si tratta di un prezzo leggero. La loro vorrebbe proporsi come una miracolosa moltiplicazione dei pani e dei pesci. Si libera una piazza e si creano più posti auto un po' più in là.
In realtà il lavoro compiuto appare affogato in un disegno confuso, dove il contesto si deprime, come una foglia secca, tra tanti dettagli improvvisati e mal risolti.
La nostra giovane amministrazione mostra, alla prima prova, una certa difficoltà nell'affrontare i problemi della parte storica della città e i necessari processi di cambiamento. Non basta parlare con qualche commerciante o, peggio, farsi guidare dalla consulta del centro storico composta dalle più note associazioni di esercenti le cui proposte hanno regalato alla precedente amministrazione una corposa serie di pessime figure. Questa specie di rivoluzione dall'alto, senza  partecipazione, ci regalerà il vecchio senso unico in via Baglioni e, di conseguenza, il transito dei mezzi pesanti in Corso Vannucci, ben due posti auto all'ingresso pedonale di via Mazzini o gli altri di via Baglioni che diventeranno il sogno di un sacco di automobilisti che li troveranno sempre occupati e che dovranno per questo attraversare l'acropoli di nuovo per fare un altro giro. La scintilla di questa rivoluzione si accende grazie al luogo comune che fa credere a molte persone che il centro storico conoscerà un nuovo radioso futuro se si portano le auto sempre più in alto e se si alimenta la speranza che, alla fine, un posto si rimedia sempre.
 E' un errore non banale credere che sul centro storico si possa operare un po' a caso e un pezzo alla volta e che sia giusto cambiare in Piazza Matteotti e in via Baglioni senza sapere cosa si vuol fare in Piazza Italia e persino, per dire, in via Marzia. Su Piazza Matteotti si è lavorato a lungo nel passato con il contributo di commercianti e residenti ma quei progetti sono rimasti nei cassetti degli uffici di Palazzo dei Priori. La nuova piazza sembra comunque riprendere in larga parte quella filosofia. Tutte le amministrazioni degli anni del nuovo secolo hanno, su questa novella della mobilità, responsabilità molto pesanti. Chi oggi protesta è bene che si ricordi che non stavamo meglio quando stavamo peggio. Abbiamo avuto in eredità una cultura vecchia e conservativa e il rischio, semmai, è che questa cultura, pur nella disponibilità di un'altra classe dirigente, continui a produrre gli stessi frutti.
"Perugia is open", si legge nelle locandine esposte nelle vetrine dei negozi, ma non si ricorda che Perugia è aperta, cioè facilmente accessibile, grazie alle scale mobili o al minimetrò. No, il pensiero è sempre andato alle auto, al vecchio passeggio di una volta, al giretto in centro, magari per comprare le sigarette a bordo dell'auto nuova. Alla fine di questa storia abbiamo comunque guadagnato la libertà di una piazza libera. Può sembrare poco ma se è l'inizio di una stagione nuova allora non c'è che da aspettare, sperando per il meglio. 
                                                                                                                                                                                    renzo.massarelli@alice.it
(Per sabato 29 novembre 2014)  
   



Renzo Massarelli

Inserito martedì 2 dicembre 2014


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Commenti

Nome: Andrea Misiani
Commento: "Chi oggi protesta è bene che si ricordi che non stavamo meglio quando stavamo peggio". Credo che, invece, sia Renzo Massarelli a ricordarsi oggi quello che scriveva al tempo delle giunte di sinistra: con loro nessuna indulgenza, per la destra di Romizi e Barelli guanti di velluto: "quando stavamo peggio (secondo lui) lui scriveva meglio". Ora è anche tanto, ma proprio tanto noioso

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