21/05/2019
direttore Renzo Zuccherini

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Lo scoiattolo rosso: un esempio di biodiversità da salvare
La presenza in Umbria dello scoiattolo grigio è una minaccia per la biodiversità forestale di tutta l’Italia peninsulare

Lo incontri passeggiando nei parchi anche urbani, nei boschi, tra le nostre colline, sulle alture, tra i pascoli? Lo incontri camminando su e giù ai piedi delle nostre montagne?

SALVA IL ROSSO – DIFENDI LA BIODIVERSITA’. E’ il progetto per la conservazione del “nostro” vero scoiattolo: un esempio di difesa della biodiversità, che altro non è che la ricchezza qualitativa di ogni forma vivente. Si chiama in inglese U-SAVEREDS, ed è progetto dell’Unione Europea che vuole anche sensibilizzare la popolazione sul tema delle specie alloctone invasive. Si pensi, ad esempio, sui nostri Sibillini, anche al rischio di scomparsa della trota mediterranea…
Il progetto, quadriennale, decollato a fine anno passato, è stato presentato nella nostra città a dicembre.
Ci piace raccontare di questo nostro piccolo mammifero e dell’habitat, a noi noto, in cui vive e del rischio della sua estinzione. Non è cosa banale. Noi che amiamo la montagna, e prim’ancora la natura, con tutte le sue forme viventi, vegetali ed animali, beh, non possiamo conoscere e sapere anche dell’ecosistema e del suo equilibrio che rende più bella e più viva la stessa.
Lo scoiattolo comune europeo (scoiattolo rosso: Sciurus vulgaris), è l’unica specie di scoiattolo arboricolo naturalmente presente in Europa. La sua storia evolutiva è legata agli habitat forestali del Vecchio Mondo, e il suo ruolo di “disseminatore” all’interno del bosco (nasconde sotterrandole le sue scorte alimentari, quali frutti e semi) lo pongono tra le specie più importanti nel processo di rinnovamento forestale. Pur chiamato rosso, può assumere varie colorazioni: rosso brillante, marrone, nero.
Questo è lo scoiattolo autoctono! Specie alloctone imprudentemente introdotte sono invece: scoiattolo grigio americano (il più temibile, Sciurus carolinensis), scoiattolo variabile e scoiattolo di Pallas.
In Italia il rosso è presente in quasi tutto il territorio, ad eccezione delle isole maggiori, gran parte della pianura padana e della penisola salentina.
Come si riconosce? I ciuffi auricolari, il corpo snello e allungato, la folta coda sono le peculiarità per il suo riconoscimento. Ma non è certo sempre facile! L’americano, ovvero lo scoiattolo grigio, ha una banda bianca che contorna la coda, il mantello è grigio-argenteo con parti rosso mattone su zampe, muso e fianchi; il corpo è più tozzo, i ciuffi auricolari sono assenti.
Come si comporta? Lo scoiattolo rosso non va in letargo. Superato l’inverno, deve farsi trovare pronto per la riproduzione, il momento più delicato. Il nostro necessita di due elementi imprescindibili: condizioni fisiche ottimali e uno spazio di qualche ettaro per le sue attività vitali, con una sufficiente offerta di siti per la riproduzione e di una buona disponibilità di risorse alimentari. Si riproduce due volte: primavera ed estate. Cosa mangia? La sua dieta è variabilissima ed ampia: semi e frutti di conifere e latifoglie, funghi e tartufi, frutta (ciliegie, fragole, mirtilli…), larve e adulti di insetti.

Cosa dire dello scoiattolo rosso ed ecosistemi boschivo-forestali: è considerato una tra le specie più importanti per ciò. Le riserve nascoste nel terreno, infatti, non sono tutte utilizzate nei mesi invernali; restano così sotterrate, e hanno la capacità di germogliare e dar vita a nuove piante in primavera. Per alcune specie (castagno, ad esempio) l’azione del rosso è fondamentale, perché garantisce che semi pesanti come le castagne possano essere portate a distanza e, una volta sotterrate, originare nuove plantule. La specie riveste un importante ruolo anche nella dispersione di spore di funghi e tartufi (eliminate con le feci). Come preda, lo scoiattolo rosso può rientrare nella dieta di uccelli e mammiferi predatori.
E’ una specie in pericolo?
Sì: il motivo risiede nella competizione con lo scoiattolo grigio americano. Quest’ultimo è stato introdotto dall’uomo nelle Isole Britanniche e in Italia. Nelle prime il rosso è già in drammatico declino. In Italia si può prevenire. Il grigio è al momento presente in Piemonte, Lombardia, Liguria, Veneto e Umbria (sembra soltanto nell’area urbana e peri-urbana di Perugia).
Ma perché tutto questo? Si parla di “esclusione competitiva”: lo scoiattolo rosso e il grigio sono entrambi arboricoli e diurni, consumano le medesime risorse alimentari e producono un numero simile di piccoli negli stessi periodi dell’anno. Inevitabilmente la specie “forte”, il grigio, sarà vincente nella competizione, e quella “debole”, il rosso, sarà portata alla estinzione.
Senza entrare nel merito delle disposizioni di legge, va detto che la presenza in Umbria del grigio è una minaccia per la biodiversità forestale di tutta l’Italia peninsulare. La nostra regione ha infatti caratteristiche ecologiche e geografiche peculiari, quali l’ampia diffusione di vegetazione prevalentemente naturale con elevata copertura boschiva (i querceti sono altamente vocati per il grigio), l’elevato grado di connettività ecologica, la scarsità di barriere ecologiche, e si trova nel “cuore” della penisola e della catena appenninica. L’impatto dello scoiattolo grigio interessa anche importanti settori agricoli locali, quali viticoltura e frutticoltura e altre economie di nicchia (vedi la castanicoltura).
Ecco quindi che bisogna intraprendere una azione decisa per bloccare la diffusione dello scoiattolo invadente, il grigio. Per saperne di più: www.usavereds.eu .


BIODIVERSITA’

La diversità biologica è sinonimo di ricchezza, di varietà, della coesistenza di svariate forme di vita. Essa è il frutto di lenti processi evolutivi che, sotto la spinta della selezione naturale, agiscono sulle caratteristiche genetiche e morfologiche delle specie, permettendo così alle forme di vita di adattarsi al cambiamento delle condizioni ambientali. La biodiversità è fondamentale non solo per noi, ma anche per i nostri discendenti e per tutti gli esseri viventi della Terra, è il pilastro della salute del nostro pianta. Le principali cause che determinano la perdita di biodiversità sono il cambiamento climatico degli habitat, l’eccessivo sfruttamento delle risorse naturali, l’introduzione e la diffusione di specie diverse invasive e cambiamenti climatici, in quanto possono alterare in modo irreversibile i delicati equilibri del nostro ecosistema.


SPECIE ALLOCTONE

Le specie alloctone (aliene, esotiche, non native) sono specie introdotte dall’uomo (volontariamente o accidentalmente) al di fuori del loro areale originario, dove riescono a stabilizzarsi, espandersi ed auto-sostenere le proprie popolazioni nel tempo. Qualora riescano a entrare in competizione con le specie locali 8autoctone) o a generare impatti sugli ecosistemi locali, allora divengono invasive. Queste possono determinare effetti gravissimi sulle specie autoctone, che molto spesso soccombono e si estinguono; ed inoltre sono in grado di prdare, determinare cambiamenti strutturali degli ecosistemi, ibridarsi con specie autoctone e costituire un ricettacolo di parassiti o un veicolo di patogeni. Le specie alloctone sono anche in grado di impattare negativamente i settori produttivi (agricoltura, pesca, industria), le infrastrutture e salute pubblica, e sono considerate causa di detrimento da un punto di vista culturale, paesaggistico ed estetico nelle aree in cui si stabiliscono. Le specie alloctone invasive causano anche perdite economiche enormi.

a cura di



Daniele Crotti

Inserito giovedì 18 dicembre 2014


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