19/09/2019
direttore Renzo Zuccherini

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Un anno di svolta
Non è stato un anno grigio, banale. Il fatto è che la storia delle infiltrazioni mafiose ha cambiato tutto lo scenario che pensavamo di conoscere


                                                
Non ci siamo annoiati. Questo non vuol dire che ci siamo divertiti ma, insomma, abbiamo delle cose da raccontare, belle o brutte che siano. Così, ora possiamo aspettare che arrivi il nuovo anno, tirare il fiato e pretendere che il futuro che ci aspetta non ci regali troppe delusioni. Quando guarderemo l'infinito dai giardini Carducci, cercando qualche conferma alle nostre speranze, lo faremo con la certezza di poter leggere segnali positivi lassù, tra le corse folli dei fuochi di fine anno, tra i mille colori che illuminano il cielo.
Non ci siamo annoiati, certo. Abbiamo visto il ritorno di Sandri e del cinema Modernissimo. Non ci speravamo, possiamo tranquillamente confessarlo. Intanto San Bevignate è ancora lì, al suo posto, e senza la presenza del famigerato collegio. Tra un paio d'anni potrebbe presentarsi alla città il mercato coperto rimesso a nuovo. Vedremo come sarà e se tutto andrà per il meglio. E' vero, abbiamo perso l'occasione di diventare la capitale europea della cultura, ma l'hanno persa anche Siena e Ravenna, per dire. Non era facile vincere, ma perdere non fa mai piacere. E poi c'è stato l'evento storico, una cosa che non era mai successa in settanta anni, a parte una parentesi sul finire degli anni sessanta con regole elettorali, però, molto diverse. Insomma, la sconfitta delle sinistre. Ci speravano in molti ma ci credevano in pochi, però è successo e se è successo una ragione ci deve pur essere. Ora governa una coalizione un po' troppo eterogenea, forse, presa quasi di sorpresa da una vittoria così travolgente e inaspettata. A sinistra non hanno ancora realizzato e, del resto, per elaborare il dolore per una sconfitta così ci vuole tempo. Questo tempo non dev'essere ancora arrivato perché si vede a occhio nudo che il ruolo dell'opposizione è duro da onorare per chi ha vissuto per così tanto tempo con la rendita di un tesoretto politico che sembrava illimitato e inattaccabile. Ora annaspano, mentre un'analisi seria su ciò che è successo non è stata ancora avviata. Per la rivincita ci sarà da spettare cinque anni. C'è tempo, volendo.
Il 2014 l'avremmo volentieri chiuso così, con le cose buone e quelle meno buone, con i successi e le sconfitte. Non è stato un anno grigio, banale. Se sia stato anche di svolta potremo capirlo più avanti. Il fatto è che la storia delle infiltrazioni mafiose ha cambiato tutto lo scenario che pensavamo di conoscere perché qui c'è il segnale nefasto di una malattia dalla quale pensavamo ormai di uscire in fretta. Il problema della sicurezza, le morti per droga, la cosiddetta microcriminalità. Sono queste le cose che ci hanno angustiato in questi ultimi tempi. Così, mentre guardavamo con preoccupazione ciò che si svolgeva davanti ai nostri occhi, non vedevamo ciò che stava corrompendo la rete della nostra fragile socialità e che era ed è ancora la causa centrale di tutti i nostri problemi. Tutti. E' dai tempi della ricostruzione dopo il terremoto del '97 che una talpa vorace e niente affatto cieca scava il terreno sul quale ci muoviamo inconsapevoli ogni giorno. Non ci voleva molto a capirlo. Bastava, per dire, analizzare i dati degli interventi dei Sert per l'assistenza ai tossicodipendenti, coloro che i benpensanti chiamano "tossici", per vedere come il fenomeno dell'eroina abbia fatto un salto in avanti micidiale dopo l'arrivo in Umbria delle società dell'edilizia e dei gruppi che le controllano. Poteri dello Stato e anche quelli locali non hanno capito. Non hanno capito per così tanto tempo. Si sono occupati dei lavavetri e dei mendicanti. Hanno rincorso gli spacciatori per i vicoli della città, i manovali, pensando di risolvere così ogni problema. Ogni tanto arrivava qualche prefetto che ci faceva i complimenti. "Che bella l'Umbria" e che pace. Non sapevano o forse non avevano studiato abbastanza, chissà. Ci sono poteri poco trasparenti dalle nostre parti? Può darsi, ma non hanno legami con il territorio, manca l'acqua nella quale nuotare. Pesciolini senza ossigeno. Dicevano così ma si sono sbagliati e chissà perché.
Poi, sono bastati pochi ma capaci servitori dello Stato per rovesciare il tappeto sotto il quale abbiamo nascosto molta polvere per quasi un ventennio. E' così che chiudiamo il 2014. Con la speranza che sia stato davvero un anno di svolta. Se no, speriamo nel prossimo.

                                                                                                                                                                                        renzo.massarelli@alice.it
(Per sabato 27 dicembre 2014)
      



Renzo Massarelli

Inserito martedì 30 dicembre 2014


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