19/06/2024
direttore Renzo Zuccherini

Home >> Ikea a San Martino in Campo: una farsa in sette atti

Ikea a San Martino in Campo: una farsa in sette atti
La conclusione è che un’indicazione nata e cresciuta nel Pd, quando era maggioranza adesso è sostenuta da una destra regionale mentre quella comunale preferisce astenersi. In tutto questo bailamme forse la popolazione comincia a farsi delle domande

(nella foto: come è - ancora - la vallata in cui dovrebbe sorgere l'Ikea)

 
Scena: San Martino in Campo è uno dei borghi che caratterizzano la periferia del capoluogo nella Media Valle del Tevere. Ha un’origine contadina e un patrimonio agricolo da conservare.
 
Atto primo: nel tempo una buona parte dei terreni agricoli formano un ente benefico nato da donazioni per sostenere con i proventi i bisognosi. Ma dei bisognosi aiutati si conoscono soltanto presidenti e membri del Consiglio d’Amministrazione nominati dal sindaco di Perugia. Tanto che alla fine arriva lo stato di fallimento.
 
Atto secondo: le terre fertili vengono via via svendute anche perché si avvia una corsa all’accaparramento sostenuta dal possibile insediamento in Umbria di un mega-punto vendita di una multinazionale svedese che fa lievitare i prezzi.
 
Atto terzo: il comune di Perugia convinto dai possibili introiti per le opere di urbanizzazione si dichiara disponibile alla trasformazione delle aree agricole in industriali attraverso la varianti al Prg (Piano regolatore generale).  Coordina l’intero processo l’ex- assessora all’urbanistica, famosa per le sue smanie cementizie ed oggi mimetizzata all’interno del Senato della Repubblica Italiana.
 
Atto quarto: la questione, però, si complica in parte per le lungaggini delle pratiche burocratiche; ma soprattutto per la forte speculazione con la circolazione di qualche bustarella. Ovviamente le associazioni ambientaliste contrarie vengono messe sotto accusa; ma fanno solo il loro lavoro di salvaguardia del terreno agricolo da altre cementificazioni perché vengano individuate altre aree industriali da recuperare. E poi non posseggono alcun potere di veto.
 
Atto quinto: passano gli anni e arrivano i giorni di quest’ultima campagna elettorale. Un consigliere comunale locale del Pd, passato all’opposizione dopo gli ultimi risultati delle comunali, pensa di ridare forza al progetto   mettendosi in bella mostra. È accompagnato da un consigliere comunale di destra oggi maggioranza. La strategia è quella di mettere in difficoltà il nuovo assessore all’ambiente ex-noto ambientalista. Così vengono organizzate due assemblee pubbliche molto partecipate e opportunamente guidate che esasperano gli animi. Si forma un coordinamento di ben 12 associazioni per sostenere la richiesta di costruire il grande manufatto a San Martino in Campo. Fa presa la discutibile previsione di nuova occupazione e la prospettiva di un futuro di progresso e felicità. Stranamente assume la posizione da leader proprio il presidente della locale Pro-Loco mosso da chissà quali interessi che dimentica come il ruolo dell’associazione da lui presieduta serve a riscoprire e valorizzare le origini socio-storico-culturali del territorio e non per costituire una specie di Spa per la speculazione fondiaria.
 
Atto sesto: il consigliere comunale Pd si sente investito dalle due assemblee a presentare un ordine del giorno in Consiglio Comunale a sostegno dell’improrogabile richiesta di costruire il mega-store a San Martino in Campo. L’atto, però, fallisce perché ottiene solo i voti della minoranza Pd. La destra, maggioranza, si astiene sostenendo che deve essere solo la multinazionale ad indicare il posto più adatto. Senza rendersi conto che, così facendo, rinuncia al mandato di governo del territorio ottenuto dalle elezioni, per favorire interessi privati.
 
Atto settimo: a questo punto le 12 associazioni perdono il lume della ragione, se già lo avessero avuto, e incontrano il candidato a Governatore dell’Umbria, Ricci Claudio, sindaco di Assisi e alleato con la destra fascistoide che ovviamente sostiene solennemente la scelta di San Martino in Campo in cambio del voto. La conclusione è che un’indicazione nata e cresciuta nel Pd, quando era maggioranza adesso è sostenuta da una destra regionale mentre quella comunale preferisce astenersi. In tutto questo bailamme forse la popolazione comincia a farsi delle domande perché è divisa tra chi sostiene il progetto e chi si guarda bene dal dimostrarsi in disaccordo. Un ultimo suggerimento è per quel consigliere Pd che dovrebbe chiedersi se non ha sbagliato mestiere e magari rassegnare le dimissioni.
 



Bartoccio, Cittadino del Pian del Tevere

Inserito venerdì 24 aprile 2015


Redazione "La Tramontana"- e-mail info@latramontanaperugia.it
Sei la visitatrice / il visitatore n: 7082859