23/03/2019
direttore Renzo Zuccherini

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Lo sciopero della scuola spiegato agli studenti, alle famiglie, ai cittadini
5 maggio 2015: Non è una “buona scuola” quella nella quale si creeranno sempre più momenti di separazione, di competizione, di conflittualità: tra una scuola e l’altra, tra un docente e l’altro, tra gli alunni stessi. È contro questo progetto di scuola che manifesteremo il nostro dissenso

Cari studenti, genitori, cittadini,
vorremmo provare a spiegarvi i motivi per cui abbiamo deciso di scioperare il 5 maggio 2015.

Scioperiamo perché crediamo che le proposte del Governo in discussione in questi giorni siano l’opposto di ciò  che è necessario a creare davvero una “buona scuola”. Anzi, se esse verranno approvate, il senso della scuola pubblica (così come previsto dalla nostra Costituzione) verrebbe completamente stravolto.

In questo volantino non vi parleremo di come potrebbe cambiare il nostro lavoro, ma  di come potrebbe cambiare la scuola per le famiglie e per gli alunni.
Vi sarete accorti che, da qualche anno, chi parla di scuola lo fa come se parlasse di un negozio o di un'azienda: ci sono le "offerte" formative, i responsabili si chiamano "dirigenti" e non più i presidi, le scuole si fanno "pubblicità" sui giornali, i "profitti" degli alunni sono valutati con i test, ci sono i “debiti” da saldare..
Ma la scuola non è né un supermercato né una fabbrica, la scuola è un organo costituzionale che ha il compito di istruire e formare i futuri cittadini, nel rispetto delle loro differenze e identità. Ecco perché la nostra Repubblica ha l’obbligo di  istituire scuole statali per tutti gli ordini e gradi (art. 33 della Costituzione).

I costi per mantenere la scuola sono già pagati dalle nostre tasse; secondo il nuovo ddl sulla scuola, però, gli investimenti pubblici diminuiranno progressivamente e al loro posto si chiederanno sempre più soldi alle famiglie ed entreranno nelle scuole anche gli "sponsor", che condizioneranno i programmi ed i piani dell’offerta formativa. Mentre verranno ulteriormente tagliati i fondi alla scuola pubblica aumenteranno però i finanziamenti dello stato alle scuole private, già abbondantemente finanziate!

In televisione è stato detto che sarebbero stati assunti molti insegnanti precari e che sarebbe stato risolto il problema dei supplenti; non si è detto che, in realtà, il nostro Paese è stato condannato dalla Corte di Giustizia Europea ad assumerli, perché avevano maturato il loro diritto a lavorare stabilmente; non si è detto neanche che se ne assumeranno molti meno di quanti ne occorrano: non basteranno nemmeno a coprire i pensionamenti dei prossimi anni.

In televisione non si dice che l'integrazione degli alunni con disabilità sta per assumere un carattere sempre più sanitario e meno scolastico; in tal modo il personale di sostegno sarà sempre di meno e si realizzerà quel processo di separazione fra alunni cosiddetti “normali” ed altri cosiddetti con Bisogni Educativi Speciali che non aiuterà a migliorare la scuola dell'inclusione (soprattutto se si continueranno a formare classi di 30-35 alunni!).
 
È facile prevedere cosa accadrà nel giro di pochi anni: si moltiplicheranno le scuole private per chi potrà permettersele, si creeranno le scuole pubbliche di lusso nei quartieri bene delle città e si moltiplicheranno le scuole pubbliche senza risorse e senza speranza nei quartieri popolari e nelle periferie povere. Scuole di serie A e scuole di serie B, scuole per ricchi e scuole per poveri. Un salto indietro di decenni. Cresceranno le disuguaglianze in modo drammatico, di nuovo accadrà che i figli dei dottori faranno i dottori mentre i figli degli operai faranno gli operai.

Non è una “buona scuola” quella nella quale si creeranno sempre più momenti di separazione, di competizione, di conflittualità: tra una scuola e l’altra, tra un docente e l’altro, tra gli alunni stessi…. Non lo è quella dove un dirigente da solo, sulla base di criteri arbitrari, deciderà di distribuire gli insegnanti come e dove gli pare; non lo è quella dove le decisioni verranno condizionate dalle aziende; non lo è nemmeno quella dove le “buone scuole” saranno finanziate solo se otterranno un buon risultato nei quiz; non lo è infine quella dove il contributo dei genitori è più alto dei contributi statali.

È contro questo simile progetto di scuola che manifesteremo il nostro dissenso.

Noi pensiamo che una buona scuola sia quella dove ci sono edifici sicuri, dove le classi siano composte da un massimo di 22 alunni, dove si impara insieme sentendosi attivamente parte di una comunità, dove si lavora in modo cooperativo, dove si sperimentano concretamente forme di democrazia.
Crediamo in un’altra scuola rispetto a quella che ci vogliono imporre e  in un’altra società: solidale, inclusiva, pacifica.
Non investire sulla scuola è grave per il futuro dei vostri e dei nostri figli

E’ per questo che vi chiediamo di aiutarci a difendere la vostra scuola, la nostra scuola!

           NoCattivaScuola



Autoconvocati per la Scuola Pubblica - Perugia

Inserito martedì 5 maggio 2015


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