12/12/2019
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Lettera aperta al nuovo assessore alla sanità Luca Barberini
Santa Maria della Misericordia di Perugia, modello umbro di eccellenza: ma se al centro ci fosse veramente il cittadino, l’eccellenza dovrebbe riguardare tutti i reparti
Caro assessore, leggo sulla stampa locale della sua visita al Santa Maria della Misericordia di Perugia, modello umbro di eccellenza, ma su cui lei ha intenzione di intervenire per riaffermare un ruolo di programmazione e di pianificazione della Regione e dell’Assessorato di sua competenza. Ho letto che il direttore Orlandi, con giusto orgoglio, ha, con una relazione dettagliata, fatto l’elenco degli “allori”: investimenti, numero di interventi, attivazione di reparti speciali come la stanza di Lucina, piano antiliste di attesa, pagamenti in tempi rapidi ai fornitori e tanto altro ancora… Leggo anche  che lo slogan del  suo nuovo corso è “il Cittadino al centro”. Come dire che forse, ad oggi, così non è? Come cittadina che sfortunatamente si trova a vivere la malattia di un congiunto ricoverato nel nosocomio in oggetto, mi sento di condividere questa sensazione. Perché se al centro ci fosse veramente il cittadino, l’eccellenza dovrebbe riguardare tutti i reparti e non solo quelli che vengono elencati . La mia esperienza è questa: ictus devastante, paziente ancora giovane, 55 ani, decisione dell’equipe medica di operare, la famiglia informata relativamente sulle possibilità di recupero. Due settimane in terapia intensiva in coma farmacologico, in un ambiente protetto e assistito. Poi trasferimento a reparto. Le condizioni del paziente non sono cambiate, almeno per i familiari che non vedono miglioramenti. Cessata la sedazione non si vedono segnali di ripresa evidenti. Cambia invece il contesto in cui si trovano il malato e i familiari. A reparto, implicitamente, si chiede che sia garantita un’assistenza familiare, a causa di una minore presenza di operatori. Le condizioni del malato non cambiano, ha tutta una serie di presidi che le consento di respirare, essere alimentato, è collegato ad un monitor e viene controllato da una postazione centrale, ma se ha difficoltà respiratorie o di altra natura passa del tempo prima che l’operatore arrivi. Insomma la riflessione che volevo fare è questa: possibile che in un polo di eccellenza come quello di Perugia si debba comunque garantire la presenza di assistenze esterne che siano  di familiari o a pagamento? E se non si possiede una rete familiare ampia e risorse economiche per assistenze a pagamento? E non le sembra che non sia  da eccellenza vedere persone che si aggirano, in entrata o in uscita, con sdraio o lettini di vario tipo perché nelle corsie non sono disponibili sedute comode per chi fa assistenza notturna.
La ringrazio per l’attenzione


Elvia Ricci

Inserito sabato 25 luglio 2015


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