20/09/2019
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Il palio della vispa Teresa e di Braccio Fortebraccio
Perugia città della guerra e del cucito. Nell'operazione ci sono, evidenti, un taglio sociale e un sostrato ideologico nettamente conservatori



L'annunzio ai Perugini risale a metà aprile. Lo propagano festanti giornali e notiziari: “Ci siamo. Il 2016 sarà l'anno della sperimentazione della prima edizione della rievocazione storica de Il Grifo e il Leone”.
Vediamo di che si tratta. Nel 2011 una associazione cittadina, “Acropolis”, aveva presentato al Comune la proposta di un Palio medievale, che avrebbe avuto il suo cuore in una rievocazione in costume e il suo stomaco nelle taverne dei rioni cittadini. Una mozione del Consiglio Comunale espresse apprezzamento per l'idea, ma la giunta Boccali si guardò bene dal seguirne le indicazioni, che sembravano contrastare con l'immagine che s'era scelta nel concorso per la Capitale Europea della Cultura. La nuova giunta di centrodestra guidata da Romizi ha cambiato idea e l'assessore Teresa Severini ha sposato il progetto con un entusiasmo degno di miglior causa, convinta che il “Palio” porterà turismo e rafforzerà nei perugini coesione e voglia di partecipazione. E' verosimile che nel fare la sua scelta, più che alla Quintana di Foligno o al Calendimaggio di Assisi, feste medievali nate diversi decenni or sono in una diversa temperie storico-culturale, abbia guardato alla manifestazione delle “Gaite” di Bevagna, priva di tradizioni ma costruita non molti anni fa con una certa attenzione alla qualità e con un successo di pubblico ampio e crescente.
Dopo un paio di mesi, in una intervista al “Corriere dell'Umbria” del 30 giugno è proprio lei, la vispa Teresa, a dar conto dello stato dell'arte. Secondo l'intervistatrice, Sabetti Fiorelli, l'assessore parla e polemizza impetuosamente, con la spada sguainata, neanche fosse una guerriera. Il momento di cui si progetta la rievocazione è il 1416, l'anno della cosiddetta battaglia di Sant'Egidio in cui il capitano di ventura Braccio Fortebraccio da Montone sconfisse con i suoi mercenari quelli di Giovanni Malatesta. La cosa determinò il prevalere in città della fazione “braccesca”, antipapale, e la decisione di assegnare a Braccio la signoria della città. La ricorrenza del sesto centenario sembra a Severini beneaugurante.
Le dà man forte sullo stesso giornale il 19 luglio lo scrittore Marco Rufini, il quale dice di non voler entrare nella “parte folk, sagrale”, utile però a valorizzare una grande operazione celebrativa, realizzata con convegni e mostre. Rufini vuole un museo per Braccio su cui si sarebbe scagliata una sorta di damnatio memoriae, dice che “è stato un genio, concreto e lungimirante, amato dal popolo”, che ha anticipato di quattrocento anni il 20 giugno, ricorda che diceva di essere “la spada di San Francesco”. Rufini disegna un percorso che comporti il recupero di oggetti e documenti e abbia conclusione in un museo.
La manifestazione non si svolgerà in luglio per evitare sovrapposizioni con Umbria Jazz, ma nella prima decade di giugno e si baserà su una “sana competizione” tra i cinque Porta Eburnea, Porta San Pietro, Porta Sant’Angelo, Porta Santa Susanna e Porta Sole. Oltre a un corteo in costume e a vari giochi si ripristineranno le “sassaiole” che Braccio indiceva tra i giovinotti per forgiarne lo spirito guerriero. E' il tema che ha fatto più discutere, non solo per le implicazioni ideologiche belliciste, ma anche per i rischi che comporta: è vero che non saranno sassi veri, ma gomitoli di stracci, ma si sa che ad Ivrea, dove per Carnevale si scambiano tiri di arance, il pronto soccorso dell'ospedale per l'occasione lavora a pieno ritmo. La Severini difende la sassaiola: “In moltissimi la vogliono, si tratta di vedere in che modo verrà riproposta . Era anche un allenamento alla guerra, alla sopravvivenza”. Rufini dice che “in questo c'è una tradizione forte che va valutata per la sua valenza catartica”.
Una critica non sguaiata, ma penetrante era venuta al “Palio” da Renzo Massarelli, che nella sua rubrica sul “Corriere” ricorda che Perugia, pur orgogliosa della sua storia, guarda all'Europa e al mondo e che le manifestazioni che ne caratterizzano il successo e l'attrattiva (inclusa la discutibile Eurochocolat) rifuggono dalla nostalgia e dal provincialismo. Ma l'assessore non sente ragioni: “La Rievocazione, intanto, porterà nuovi posti di lavoro, creerà movimento per ridare forza all’artigianato perché sono previsti dei mercati in centro e nei rioni con prodotti di eccellenza sia nell’oggettistica sia nell’agroalimentare. Coinvolgeremo anche le scuole, come l’Istituto Ipsia per realizzare i costumi nei corsi di cucito. Questa non è nostalgia ma impresa”.
La parola magica, “impresa”, è pronunciata ed essa dovrebbe essere garanzia non solo di modernità, ma addirittura di postmodernità. E tuttavia nell'operazione ci sono, evidenti, un taglio sociale e un sostrato ideologico nettamente conservatori. C'è - dichiarata dalla stessa Severini - l'idea di “ricucire”, cioè di riannettere, quello che chiama “contado” al centro cittadino, e c'è l'idea di ridimensionare il 20 Giugno, caro a Capitini, a Binni, a Lello Rossi, celebrazione della rivolta contro un potere ingiusto di un popolo mal armato e senza guida. Si valorizza, al contrario, un capo non privo di ingegno ma spietato, un sanguinario uomo d'armi.
Io sospetto che in tutto ciò ci sia lo zampino di Alessandro Campi, che dei destrorsi locali è il faro culturale. Fu lui che, a suo tempo, definì “eroi dell'italianità” i mercenari italiani sequestrati e poi barbaramente uccisi in Iraq (i contractors, non Enzo Baldoni) ed è stato lui, di recente, a organizzare nel nome di Machiavelli una mostra sui capitani di ventura. Sarà contento che a simboleggiare la città sia Braccio e non più Capitini con la sua nonviolenza e con le sue marce della pace e sarà contento Colajacovo che allargherà i cordoni della borsa della Fondazione Crp. Suggerisco che, mentre ci sono, intitolino l'Aeroporto di Sant'Egidio (luogo di una battaglia, che il Dizionario delle battaglie Rusconi, ahimè, trascura) a Braccio di Montone. E' vero che lo hanno già stato intestato a San Francesco, neanche molto fa, ma il Poverello non dovrebbe dispiacersi, anche lui ha bisogno di una spada.

(da micropolis del 27 luglio 2015, a. XX n. 7-8)



Salvatore Lo Leggio

Inserito sabato 1 agosto 2015


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Commenti

Nome: Bruno Maurizi
Commento: Un medievalismo invadente e ripetitivo fino alla noia ha investito quasi tutte le città italiane. Si inventano palii pseudostorici prendendo a pretesto episodi e personaggi di dubbia valenza storica e morale. Visto uno, visti tutti. E così dovunque le strade si riempiono di sbandieratori, tamburini e clarine tutti vestiti di identici costumi la cui manifattura o il cui affitto, visto che sono tutti uguali, sono diventati un'impresa. Qualcosa si muove anche economicamente, la gente si sposta, ma la base culturale dell'evento resta scadente. Anche il ruolo di Perugia etrusca, che avrebbe avuto una sua originalità, ci è stato soffiato da Ponte S.Giovanni. Forse ci si potrebbe accordare con loro...

Nome: Alessio Relli
Commento: Ogni tanto, probabilmente per abituare la gente a vedere persone in costume, fanno gironzolare per il corso persone in calzamaglia. Nella festa del loro paese avrebbero un senso, per il corso sono pesci fuor d'acqua che non se li fila nessuno

Nome: Claudia
Commento: I vispiteresi si sono anche dimenticati della dodecapoli etrusca patrimonio dell'umanità, forse la Vispa Teresa gli ha detto di lasciar perdere.

Nome: Francesca Berioli
Commento: anche quest'articolo è da condividere. Hai visto Mai? Potrebbe tornare la voce ai vispi teresi

Nome: Serena Fatti
Commento: I vispi e le vispe teresa sono peggio dell'originale, sbavano per un saluto e poterla chiamare per nome. Ottenuto questo il resto per loro non conta più niente

Nome: Alessio Relli
Commento: Ha ragione Giulia Rondini il consulente della Vispa Teresa qualifica ideologicamente la scelta della sfilata in calzamaglia.

Nome: Mario Vergoni
Commento: La prova generale di questa cosa era l'ardunata dei pigiama, altrimenti non si sarebbero arrabbiati così tanto per una sciocchezza come quella

Nome: Giuliano Pasqua
Commento: Troppe vispe Terese ci sono in giro che dicono che questa storia delle calzamaglie è ridicola, che ha come è scritto una finalità ideologica eppure non lo dicono pubblicamente.

Nome: Francesco Principe
Commento: Non solo i barellieri fanno finta di niente su questa pagliacciata. tanti altri la criticano, ma si guardano bene del dirlo o scriverlo pubblicamente

Nome: Francesca Berioli
Commento: Il XX Giugno ci sarà sempre perché è vero. La rievocazione è falsa come quelli che non parlano pubblicamente. gli stessi che per il primato dei pigiami tacquero per poi ridergli dietro le spalle quando non lo fecero

Nome: Vanni Capoccia
Commento: Lo Leggio, credo, abbia centrato il punto individuando il tratto reazionario (nel senso storico-letterale della parola) di questa manifestazione che solo chi ha deciso di diventare afono non riesce ad individuare. Di fronte a certe manifestazioni quanto si sente la mancanza di figure guida come Lello Rossi ed Abbondanza

Nome: Andrea Misiani
Commento: Non c'è solo la “vispa Teresa” ci sono anche le vispe ed i vispi teresi. Quelle e quelli che come una sirena (un po' attempata) ammalia con il suo freddo sorriso, i suoi capelli bianchi ben curati, il finto dono della sua amicizia. Facendole e facendoli illudere d'essere entrati nel club delle sue amicizie altolocate che sbandiera ad ogni occasione, mentre semplicemente li usa ed assopisce

Nome: Giulia Rondini
Commento: Per capire quanto abbia ragione l'autore dello scritto sul tratto conservatore della rievocazione è sufficiente informarsi sulla provenienza ideologica del consulente de La Vispa Teresa.

Nome: Marco
Commento: Per questi conservatori la città storica è solo un fondale scenografico per le loro ridicolaggini: gente in pigiama o con questa in braghe colorate. Non pensano alla città come parte viva che sa guardare avanti come farebbe con la Dodecapoli etrusca o come serve a guardare avanti il XX Giugno

Nome: Lorella Agnizzoli
Commento: Ma quelli che protestarono quando lo propose il vecchio consiglio comunale, perché ora tacciono? Non hanno più il coraggio di parlare?

Nome: Dori Verdi
Commento: Difendiamo il Venti Giugno da questa pagliacciata in calzamaglia

Nome: Costanza
Commento: Ed anche su questa pagliacciata vedrete che i barellieri faranno finta di niente. Che gliene frega a loro del Venti Giugno

Nome: Achille
Commento: "vispa Teresa", grandiosa definizione

Nome: Alessandro Felici
Commento: Almeno la "Vispa Teresa" non parla di cultura, parla di impresa dimenticandosi di aggiungere senza senso

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