10/12/2019
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I consiglieri del Pd fanno saltare la decisione sul referendum anti-trivelle dello Sblocca Italia
Referendum anti-trivelle: Legambiente Umbria all'attacco. Il modello energetico del paese riguarda anche gli umbri


“A differenza di altre regioni italiane, come la  Sardegna, le Marche, la Puglia, Basilicata e il Molise, i consiglieri regionali umbri tergiversano, lavandosene le mani, senza assumere decisioni sulla proposta di referendum abrogativo anti-trivelle – commenta Legambiente Umbria sull'esito di ieri della seduta della II Commissione consiliare che rinvia il voto per approfondimenti della materia alla presenza di tecnici dell'assessorato regionale - Per fortuna ci sono già i voti di queste 5 regioni che consentono di raggiungere le condizioni minime, ovvero cinque consigli regionali, previste dall'articolo 75 della Costituzione per poter presentare dinnanzi alla Corte di Cassazione la richiesta di un referendum abrogativo per gli articoli dello 'Sblocca Italia' che autorizzano nuove trivellazioni”.

I quesiti dovranno essere presentati alla Corte di Cassazione entro il 30 settembre, quando il quadro delle Regioni che avranno deliberato di aderire all'iniziativa sarà completo.

“Ai consiglieri che hanno motivato la scelta dicendo che l'Umbria non ha interessi diretti con questo tipo di problematica e che andremmo contro decisioni governative che non ci riguardano, a cominciare dal segretario regionale del PD Giacomo Leonelli – continua la nota di Legambiente Umbria – ricordiamo che le scelte energetiche del Paese riguardano eccome anche gli umbri e non solo quei cittadini che avranno le trivelle a casa loro. I consiglieri regionali sanno che con questi comportamenti subdoli e a favore delle fonti fossili vanno contro ciò che chiedono i cittadini?”
 
“In questa partita anti-trivelle è fondamentale – conclude Legambiente Umbria - un impegno concreto da parte delle amministrazioni, Umbria compresa, per chiedere fin da subito una moratoria che blocchi qualsiasi autorizzazione relativa alle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi. Le riserve certe di petrolio presenti sotto i mari italiani e lungo l'appennino sono assolutamente insufficienti a dare un contributo energetico rilevante al nostro Paese, ma a fronte di questi quantitativi irrisori di greggio, che basterebbero a soddisfare il fabbisogno energetico italiano per appena 8 settimane, si stanno ipotecando circa 130mila kmq di aree marine mettendo a rischio settori economici importanti come il turismo e la pesca. Leonelli & C forse è bene che ricordino che la vera politica energetica da seguire è quella delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica, che tra l'altro è stata tanto sbandierata nei programmi elettorali del suo partito e non quella delle fonti fossili che ormai sanno tutti essere tra le cause dei cambiamenti climatici”.



Legambiente Umbria


Inserito giovedì 24 settembre 2015


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