21/05/2019
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Goliarda Sapienza e la sua Arte della gioia
L'Arte della Gioia è la saga della donna che si libera, che cerca la felicità. Per salutare Goliarda, venerdì 9 ottobre


 
Goliarda scriveva a mano, con la matita, e piegava il foglio a metà. Si sedeva sul divano, indossava delle bellissime vestaglie di seta. La sua grafia era piccolissima, fitta fitta. Lasciava metà del foglio già dimezzato per le annotazioni. Più avanti batteva tutto con la macchina da scrivere più volte. Lavorava in modo sistematico tutti i giorni per cinque sei ore. Così, come la descrivono gli amici che l'hanno conosciuta ci piace ricordare Goliarda Sapienza che ci ha lasciato quel trenta agosto 1996. Strano il percorso del suo romanzo più famoso “l'arte della gioia”, uscito postumo nell'edizione integrale, affermatosi prima in Francia, poi in altri paesi d'Europa e adesso anche in Italia. Prezioso il lavoro di Angelo Pellegrino nell'avventura di questo romanzo “maledetto” rifiutato da tutte le case editrici italiane più importanti. Per l'interessamento di Waltraud Schwarze esce la prima parte dell' “arte della gioia” a Berlino e sempre lei manda una segnalazione a Parigi a Viviane Hamy che si affretta ad inviare il romanzo a Nathalie Castagné una della sue traduttrici. Ecco da dove comincia il trionfo dell'”arte della gioia” in Francia.
Modesta, il personaggio principale del romanzo, nasce proprio all'inizio del 1900. L'abitazione è poverissima. Ci vive con la madre che urla sempre e una sorella che sempre si lamenta. Lì vicino a Catania  conosce Tuzzu che le parla del “mare che si va a nascondere col cielo” e lei che nel canneto chiede “ mi fai fissare i tuoi occhi, se li fisso capisco meglio com'è il mare” e quando tornava a casa “il ricordo di quei brividi mi faceva inciampare a ogni passo. Era stato bellissimo.” Poi una sera il ritorno del padre che non si era più  visto e sotto gli occhi della madre che urla e della sorella che piange succede quello che non doveva succedere e anche che la casa prende fuoco, nessuno si salva, solo Modesta viene strappata  alle fiamme e verrà  portata nel vicino convento. Da lì verrà spedita alla villa appartenente alla famiglia della madre superiora quando madre Eleonora muore cadendo “misteriosamente” da una scala.   Trovare la vocazione o fare la servetta sembra scritto nel suo destino. Intanto Modesta però scopre stanze piene di libri. Le avevano sempre detto “studiare è un lusso che corrompe” soprattutto le donne ma lei curiosa legge, studia di nascosto.  Si innamora del firmamento delle parole e scopre libri proibiti di un appartenente alla famiglia,ormai morto,che parlano di socialismo.
Modesta si ribella a tutte le leggi del patriarcato, ad uno ad uno rimuove tutti gli ostacoli, sgretola i sensi di colpa, diviene la “principessa  Mody”.
Alla fine del romanzo può succedere che non ti accorgi di aver superato le cinquecento pagine. Sai solo che si chiude con il tenero ricordo di Tuzzu, il ragazzo con gli occhi color del mare.
L'Arte della Gioia è la saga della donna che si libera, che cerca la felicità. “Modesta è la donna che non sono mai riuscita ad essere” era solita ripetere Goliarda. Dalla sua scrittura curatissima emergono tutti i colori della Sicilia. “E lei era molto siciliana", ricorda Antonia Carosella sua carissima amica, "amava definirsi una 'negra bianca' e diceva che chi è siciliano non è mai del tutto bianco, sa bene che cosa vuol dire appartenere ad un'altra terra che non è solo profondo sud, è l'inizio dell'Africa. Senza l'Africa non esisterebbe la Sicilia. Io invece le dicevo che era tanto siciliana da sembrare inglese e tanto povera da sembrare snob”.
Goliarda Sapienza è nata nel 1924. Era l'ultima di sette fratelli molto più grandi, alcuni figli del padre e altri della madre. Maria Giudice, la madre, fu la prima segretaria della Camera del lavoro di Torino. Il padre, Giuseppe Sapienza era un noto avvocato. Goliarda studia a casa con un precettore il professor Isaia che descriverà in uno dei suoi romanzi. Giovanissima viene a Roma a frequentare l'Accademia d'Arte Drammatica . Qui conosce Citto Maselli con cui vive per diciotto anni.

Per salutare Goliarda ci viene in aiuto ancora un pensiero di Antonia Carosella, dall' intervista concessa alla rivista Risonanze nel novembre 2001, “ era capace di essere una bambina e chiedeva con l'insistenza dei bambini finché non capiva una cosa, in assoluta libertà di pensiero, quasi in disinteresse per il giudizio degli altri. Ho sempre trovato meraviglioso il suo abbandono alle emozioni, ai sentimenti. Lei alcune volte rideva fino a mettersi a piangere, viceversa ci capitava dinanzi a situazioni tragiche di metterci a ridere. Goliarda aveva questo gusto teatrale.” Ci piace far presente che sarà proprio Antonia Carosella a Perugia, venerdì 9  ottobre 2015 alle ore 17, a ricordare Goliarda Sapienza  presso la biblioteca di Villa Urbani in via Pennacchi 19.



Maria Luisa De Filippo e Giorgio Filippi

Inserito mercoledì 30 settembre 2015


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