24/07/2019
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Perugia 1416: la sconfitta della città, l'inizio del declino
Con l'occupazione di Perugia da parte di Braccio, si festeggia la vittoria dei nobili e dei papalini sul popolo perugino. Una settimana prima del XX Giugno. L'assessore e il sindaco, ostaggi dei professoroni revisionisti


Noi siamo cresciuti alla scuola del Bonazzi, di Binni e Capitini, per i quali i secoli d'oro della città furono quelli della crescita impetuosa del libero comune e delle sue istituzioni: il Duecento e il Trecento, tempi in cui le grandi decisioni erano prese dal popolo in Piazza o nella Sala del Popolo (poi ridotta a Sala dei Notari).

Perciò ci fa una certa impressione leggere, sulle cronache cittadine, di gran professori che, revisionando la storia a loro piacere, hanno scoperto che il secolo d'oro di Perugia è il Quattrocento, il secolo della decadenza della repubblica perugina, dell'arrivo del governatore pontificio (nominato dal papa in successione a Braccio), della fine dei lavori per il Duomo, che infatti non è mai terminato, e si contrappone tristemente allo splendore dei gioielli della repubblica perugina come la Fontana e il Palazzo dei Priori.

Prima, una sola volta, nel 1370, il papa aveva tentato di mandare un suo governatore (l'abate di Monmaggiore), ma dopo pochi anni i Perugini l'avevano fatto scappare di corsa dal baluardo di S. Antonio e non se ne era parlato più, fino a quando Braccio, dopo aver occupato con la violenza la città, non ebbe la bella idea di farsi nominare vicario papale: da quel momento, dunque, non c'erano più dubbi, la città era suddita del governo ponteficio. E la debolezza e incertezza politica di Braccio è dimostrata anche dalla brevità del suo dominio, terminato con la sua morte all'assedio dell'Aquila: Braccio cioè rimase fino ala fine condottiero di ventura, senza riuscire a costruire una visione politica del suo potere.

Ma i professoroni revisionisti vedono dappertutto le opere di Braccio, il quale certo, come tutti i regimi forti, non mancò di realizzare opere utili (ma più che altro, Braccio si preoccupò di costruire il suo palazzo, oggi scomparso); e vedono i segni di Braccio dappertutto, persino nello stemma dipinto in cima alla Sala dei Notari alla fine dell'Ottocento. E si inventano addirittura una polemica contro chi sosterrebbe che Braccio non fosse perugino: in realtà nessuno sostiene una cosa del genere; certo che Braccio era perugino, talmente perugino che i Perugini dovettero cacciarlo dalla città (lapalissiano: se non fosse stato perugino, non ci sarebbe stato bisogno di cacciarlo come nemico del popolo).

E l'assessore ha creduto ai professoroni, e intanto spera di ricavare un bel "grande evento", con tanti turisti in giro per la città e persino tanti posti di lavoro in più. Auguri. Noi da tempo andiamo sostenendo che la città non ha bisogno di altri "grandi eventi", ma di cura, di manutenzione, di promozione e di riscoperta del suo (ricchissimo) tessuto culturale; e invece vedremo gualdrappe e crinoline.

Colpisce però la data scelta: una settimana prima del XX Giugno. La rievocazione medievale con tamburi e chiarine, promossa e sbandierata su tutti i mezzi di comunicazione, non potrà che offuscare ancor di più la vera ricorrenza identitaria e fondativa della città, quella "sconfitta" del 1859 che la città visse con dignità ed orgoglio ed in altri tempi fu occasione di "festa grande": festa della libertà e del riscatto, come altre grandi "sconfitte" storiche, quella di Cestio Macedonico, quella di Ercolano... . Con la rievocazione medievale, si vorrà festeggiare una sconfitta senza gloria e senza orgoglio, la vendicativa rivalsa dei nobili sul popolo perugino, la fine della grandezza della repubblica perugina. Con tamburi e chiarine, con bandiere e gualdrappe, appunto.

Intanto, sempre a leggere le cronache, pare che la Sassaiola non si farà. Gioco plebeo e popolare, adatto ai tempi della grande repubblica perugina, ma non certo a quelli dell'ossequio alla nobiltà e al papa-re. Vuoi scommettere che si finirà per scegliere un gioco equestre, cioè un gioco adatto ai signori, ai cavalieri, cioè ai possessori di cavalli? Certo, sarebbe più coerente al nuovo corso perugino (quello di oggi, non quello medievale).




Inserito lunedì 23 novembre 2015


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Commenti

Nome: Agnese Bastia
Commento: E basta con questa città perennemente con la testa all'indietro. Basta per favore! Il punto non è dire se va bene la data o se è una provocazione o se non va bene fortebraccio ed è meglio qualcosa di altro. E' l'idea di città che non va bene, il pensare sempre al passato

Nome: Giuliano
Commento: Sig. Giovanni, lei che si ritiene un grande studioso della storia perugina, ci potrebbe chiarire, a noi ignoranti, perché la rievocazione della vittoria di S.Egidio del 1416 viene celebrata il prossimo 12 giugno quando la battaglia avvenne il 12 luglio 1416 (BONAZZI) e Andrea Fortebracci entrò in Perugia il 19 luglio? La ringrazio

Nome: Francesca Berioli
Commento: Non se ne può più di una città che pensa solo al passato

Nome: Giovanni
Commento: Grazie alla battaglia di Sant'Egidio dell'anno 1416 l'esercito degli Sforza fu ricacciato a Nord, impedendo allo stato del Pontefice di conquistare Perugia. Essa infatti fino agli anni quaranta del Cinquecento riuscì, grazie a Braccio (nato in quartiere Sant'Angelo, Perugino a tutti gli effetti e montonese solo di origini paterne), di costruirsi un successo economico totalmente laico, soppiantando il tanto elogiato governo del priorato (più monarchico che democratico). L'articolo, più che una sana critica, è un'ignorante salsa di accuse storicamente errate, condivisa più da quelli che contano più spinelli che idee. Alla conferenza non c'era nessuno dell'opposizione. Vi invito a studiare e rodere di meno.

Nome: Andrea Misiani
Commento: Altro che sfilate in costume! Bisogna ritrovare la Perugia di Capitini, di Walter Binni, Raffaele Rossi, Roberto Abbondanza. Una Perugia che parlava al cuore dei perugini e gli faceva presente, proprio perché conscia della sua storia, di guardare al loro presente ed al loro futuro.

Nome: Andrea Dozi
Commento: E' giusto far notare che questa pagliacciata in costume la faranno a ridosso del XX Giugno. Un motivo in più per andare al Monumento al XX Giugno. Per portare lì l'indignazione di chi pensa che Perugia meriti altro

Nome: Claudio Belladonna
Commento: Cultura di cartapesta. E' questo la loro cultura. Fasulla come il loro dichiararsi civici.

Nome: Costanza Ciabatti
Commento: Non si può non notare il silenzio di Italia nostra. Sapete perché? Perché Italia Nostra su queste sfilate la pensa esattamente al contrario della destra che governa la nostra città. Tanto è vero che Tomaso Montanari, membro del consiglio nazionale di Italia Nostra, ha scritto diverse volte contro queste fanta-storiche rievocazioni vede queste cose come il fumo negli occhi

Nome: Marco
Commento: ...mah...indipendentemente dalla scuola, che ritengo illuminatissima, vorrei precisare che il libero Comune di cui si parla è stato costituito a "fil di spada" dall'antica nobiltà perugina, quindi, da quelle stesse famiglie che, tradite e cacciate da Perugia dalla ricca borghesia che fece governare le proprie corporazioni secondo i propri interessi, si vendicarono delle espropriazioni subite in precedenza. Ricordo che il 12 luglio 1416, Carlo Malatesta difensore dei perugini per Santa Romana Chiesa, fu sconfitto da Braccio e dai fuorusciti perugini nella piana di S. Egidio! Viva Braccio, Viva il Popolo! con stima e simpatia, Marco

Nome: Costanza Ciabatti
Commento: E se fin da ora ci dessimo un appuntamento per il prossimo XX Giugno?

Nome: Simone
Commento: Ieri la città a risposto SI e #Perugia1416 sarà un successo. Chi vorrà è il benvenuto, chi no, chi dice che è "na stronzeta", chi offende uno Storico stimato come il Prof. può rimanere tranquillamente a casa. La mancanza di questi "eruditi" non si sentirà. Cordialmente

Nome: Sandro Allegrini
Commento: parole sante! l'autore del contributo è uno tosto... complimenti!

Nome: Vanni Capoccia
Commento: E mentre a Perugia vetusti amministratori con la testa perennemente rivolta all'indietro si trastullano inseguendo anacronistiche ed antistoriche rievocazioni, a Terni si preoccupano del presente e futuro della loro città ed a far diventare Patrimonio Unesco la Cascata delle Marmore

Nome: Maurizio
Commento: Condivido punto per punto. Magari la firma dell'autore, grazie. (N.d.R.: l'articolo non è firmato perché è del Direttore della testata; di solito si usa così: comunque non è anonimo!)

Nome: Fabio Milletti
Commento: E nel contempo dell'opposizioni non si sa come la pensino: Cosa pensa il Pd. Ha qualcosa da dire o teme che la manifestazione abbia qualche riscontro ed allora tace?? Ed i grillini hanno una critica da fare o anche su quest'argomento sono appiattiti sulla giunta di destra? Qui non è questione di quanta gente parteciperà, il punto è dire qual è la politica culturale dei partiti di opposizione e dire se questa sfilata in costume è cultura o meno?

Nome: Vanni Capoccia
Commento: Se è vero che ci sono "professoroni" che attestano che il Quattrocento è il secolo d'oro di Perugia sono dei colossali incompetenti. Il periodo d'oro di Perugia è quello a cavallo tra il '200 ed il '300.

Nome: moro88
Commento: che m...ata de articolo

Nome: McCoil
Commento: Il cambiamento del giugno 2014 continua ad estrinsecarsi pienamente non è solo revisionismo storico ma antitesi culturale, solo rivalsa e vendicativa conquista del potere.

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