23/04/2019
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Perugia 1416: la figura di Braccio e la data della rievocazione
Perché festeggiare la vittoria di Braccio su una città che non lo voleva? E che c'entra il 12 giugno con Braccio Fortebraccio?

Continua la polemica sulla proposta del Comune di festeggiare il 1416. Certo, la polemica sull'oggi rischia di appiattire la stessa narrazione storica su categorie che non appartengono alle epoche prese a pretesto di altro.

Vediamo allora due punti: il significato della figura di Braccio e la data della rievocazione.

Perché gli "esperti" hanno scelto Braccio a simbolo? Braccio non significa tanto il passaggio dal libero comune alla signoria (Perugia già si era data ai Visconti, al re Ladislao, era pronta a darsi al Malatesta...): il punto è che Braccio, insicuro del suo potere, preferì farsi nominare - dall'amico-nemico papa Martino V - vicario papale in Perugia. Non era mai accaduto: quarant'anni prima i Perugini avevano cacciato l'abate di Monmaggiore; e intanto il grande giurista Bartolo non esitava a dichiarare orgogliosamente:
"Quod civitas Perusina non subsit Ecclesiae nec Imperio".

Il papa dunque si arrogò, con la complicità di Braccio e dei nobili perugini, il diritto di nominare il suo vicario in Perugia, secondo una sua antica pretesa, fino allora insoddisfatta. Dopodiché, da allora il Papa poté nominare il suo governatore a Perugia. Ovvio dunque che il 1416 sia una data importante per Perugia: molto meno ovvio che debba essere festeggiata con tamburi e gualdrappe. Soprattutto se nei comunicati e nelle dichiarazioni si fanno allusioni o riferimenti alla situazione odierna...

Si badi bene, la proposta del comune non è di studiare e approfondire la figura storica di Braccio, la cui importanza storica è fuori discussione: la proposta è quella di festeggiare la sua vittoria sulla città che non lo voleva. Ed è questo che non ci piace. Possibile che nella storia perugina non ci sia nient'altro da festeggiare?

Il secondo punto riguarda la strana scelta di celebrare la rievocazione a ridosso del XX Giugno.

Ora, la battaglia decisiva, che segnò la vittora di Braccio e dei fuorusciti, avvenne il 12 luglio nei pressi di S. Egidio: Braccio poi prudentemente attese una settimana prima di entrare nella città sconfitta, e lo fece il 19 luglio dopo aver percorso un lungo giro per entrare da Porta S. Angelo, il suo rione, dove aveva anche più sostenitori.

Come mai allora fissare la rievocazione un mese prima, il 12 giugno?

Troppo forte è il sospetto che si voglia oscurare il XX Giugno. La data del 12 giugno può anche esser stata scelta per meri calcoli di mercato, tarando sulle scadenze delle varie sagre e feste in costume dei dintorni, e sulle ferie dei Perugini; ma come può una giunta comunale, con tutti i suoi "esperti", dimenticare il significato del XX Giugno per la città?

Da troppo tempo le cerimonie del XX Giugno sono ridotte a poco più che una formalità: ma nella coscienza cittadina (quella che ancora rimane) il XX Giugno è ancora il punto di riferimento dell'identità perugina, di una volontà di libertà e di riscatto che non teme di misurarsi con la potenza dell'oppressore.

Il XX Giugno è anche il luogo dedicato al ricordo dei partigiani antifascisti fucilati dai nazifascisti nel marzo 1944; ed è anche la data ed il luogo dell'ingresso in città degli Alleati, accolti come liberatori.

Il XX Giugno, infine, è il luogo da cui partì nel 1961 la prima marcia della pace, voluta da Aldo Capitini, e poi tutte le successive marce.

Grave sarebbe la dimenticanza casuale, mercantilistica e approssimativa; ma ben più grave sarebbe una scelta deliberata: ed è difficile allontanare il sospetto che la scelta del 12 giugno nasconda una ben diversa rivalsa. Vorremmo essere smentiti.




Inserito mercoledì 25 novembre 2015


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Commenti

Nome: Giuliano
Commento: Credo anch'io che sia tutta una manovra per oscurare la ricorrenza del XX Giugno, ma non ci riusciranno. SVEGLIAMOCI PERUGINI

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