16/01/2019
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Gesenu & rifiuti: cosa loro?
Rifiuti, discariche e corruzione. Il caso dell’Umbria

[dal numero de l’altrapagina di Novembre 2015]

Lunedì 12 ottobre, 50 uomini del nucleo investigativo del Corpo Forestale dello Stato hanno fatto irruzione nella sede della Gesenu a Ponte Rio di Perugia, in quella della Tsa di Magione e nelle discariche di Pietramelina e di Borgogiglione oltre che in due laboratori di analisi e in un’azienda di Assisi che si occupa del trattamento di rifiuti.
Le perquisizioni, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia, erano state disposte dalla Procura di Perugia che ha ipotizzato il reato di smaltimento e traffico illecito di rifiuti.
Per alcuni dei 16 indagati sussisterebbe anche l’ipotesi di associazione a delinquere.
Nei giorni scorsi abbiamo incontrato Lucio Pala, presidente dell’Osservatorio Borgogiglione, Roberto Pellegrino, biologo ambientalista referente di Rifiuti Zero e Carlo Romagnoli, medico dell’ Isde, l’Associazione Internazionale dei medici per l’ambiente.

Abbiamo chiesto loro di fare il punto sulla gestione dei rifiuti in Umbria.
L’avvio di indagini da parte della magistratura ha scatenato i giornalisti e tutti i media regionali (ma anche il TG3 nazionale) hanno pubblicato articoli su articoli.

Pala «Vista la scarsità di notizie dagli inquirenti sono stati ripresi i documenti e le critiche già da tempo avanzate sia dall’Osservatorio Borgogiglione che da altre associazioni di tutela ambientale e sono stati pubblicati col dovuto spazio anche i dati dell’Arpa su controlli annuali e criticità delle discariche umbre. La gestione dei rifiuti finalmente sotto i riflettori!
Non possiamo che rallegrarcene».

L’Osservatorio ha sempre cercato di riflettere sulla condizione nella quale è ridotta la Natura i cui equilibri risultano gravemente alterati e le cui risorse fondamentali – terra, acqua, aria- vengono avvelenate a causa delle attività umane.
Cosa che, a quanto pare, non è necessariamente un male per i vari centri di potere, economici, finanziari e politici che siano…
Pala «Non voglio entrare nel merito delle indagini ma indirizzare l’attenzione sulle responsabilità politiche, sull’inadeguatezza dei controlli e sulle conseguenze ambientali di scelte improvvide. Ricordo che i Comuni hanno affidato un importante servizio pubblico locale ad aziende, private o partecipate poco importa, la cui priorità è produrre profitti. Ma il ruolo degli amministratori intanto
è proprio quello di definire gli obiettivi e verificare i risultati».
Delle 480mila tonnellate di rifiuti prodotti in Umbria nel 2014 circa la metà sono stati conferiti differenziati ai sistemi di raccolta e probabilmente avviati al riciclo, l’altra metà -i rifiuti indifferenziati- è stata smaltita in discarica. Almeno questo affermano i siti istituzionali di Arpa Umbria, Ispra e Giunta Regionale Umbria.

Pellegrino «La gestione dei rifiuti ha un impatto enorme sull’ambiente e la sua salubrità.
È lecito chiedersi: è vero che la mia raccolta differenziata diverrà materia prima per produrre nuovi oggetti oppure sarà tutto rimescolato e sepolto in una discarica o bruciato da qualche parte?
I rifiuti differenziati come plastica e carta, ad esempio, sono stati usati come combustibile negli inceneritori oppure sono stati riciclati?
Possiamo sperare che questi rifiuti siano stati in qualche modo recuperati, tuttavia del destino ultimo di questi non si hanno informazioni certe.
Quel che sappiamo certamente è che la metà dei rifiuti finiti nelle sei discariche umbre (Belladanza, Borgogiglione, Colognola, Le Crete, Pietramelina, S.Orsola) è costata 130 euro a tonnellata».
Pala «Un esempio in positivo ci viene dalla recente decisione dell’ATI2 di non portare più in discarica i rifiuti provenienti dallo spazzamento stradale (quasi 9 mila t. nel 2014), che andranno ora a recupero in un impianto dedicato. La delibera porterà anche qualche risparmio nelle casse dei Comuni. Perché tanto ritardo per una scelta così ragionevole e sostenibile, se non per sudditanza verso le aziende?»
Pellegrino «Una buona notizia è che dal 2010 al 2014 c’è stata una consistente riduzione dei rifiuti prodotti e anche un aumento della raccolta differenziata che è passata dal 30% al 50% circa. Questo ha causato un progressivo minore ricorso allo smaltimento in discarica a favore di un maggiore “recupero” di rifiuti. Oltre agli indubbi vantaggi ecologici ci sono anche vantaggi economici, visto che per il minor conferimento in discarica c’è stato un risparmio di circa 8 milioni di euro».

Ma aldilà degli aspetti economici le buone pratiche, delle quali si riempiono la bocca costantemente amministratori e politici, hanno pure evidenti conseguenze su ambiente e salute…

Pala «L’Osservatorio Borgogiglione aveva chiesto massima trasparenza e coinvolgimento della comunità di coloro che vivono nell’ambiente che circonda la discarica e che sono esposti ai rischi di possibile contaminazione ma ogni richiesta è sempre stata considerata con fastidio e come un’intrusione. Eppure, a parere dei medici ISDE , il ciclo dei rifiuti presenta criticità per l’enorme quantità di sostanze epigenotossiche e di interferenti endocrini che si trovano già nei rifiuti solidi urbani, per non parlare del rischio aggiuntivo comportato dai rifiuti tossici e nocivi e/o da quelli speciali. Si tratta di processi patogenetici nuovi che pertanto possono richiedere nuovi approcci nel monitoraggio e nella costruzione e verifica delle ipotesi di rischio».

A livello nazionale Isde ha prodotto recentemente due studi sulla gestione dei rifiuti (Position Paper: La gestione sostenibile dei rifiuti solidi urbani, 12 Agosto 2015) e sulla gestione della frazione Forsu (Position paper: Il trattamento della Frazione Organica dei Rifiuti Urbani (Forsu), Febbraio 2015).

Romagnoli «Isde ha fornito supporto scientifico alle tante battaglie territoriali che si sono sviluppate in questi anni, mettendo a disposizione competenze e cercando di favorire anche salti metodologici ed operativi in modo da rendere più costanti e informate nel tempo le attività di contrasto a gestioni inappropriate.
Le conoscenze disponibili sul processo di gestione dei rifiuti in Umbria sono molte e riguardano molteplici aspetti di interesse soprattutto per quanti si sono associati nei numerosi comitati territoriali.
A livello regionale sono state supportate l‘evoluzione del Comitato di Borgogiglione in Osservatorio, così come l’attivazione a Terni di un altro Osservatorio, che si occupa del Polo di Incenerimento nel Ternano, peraltro molto presente nelle lotte contro lo sciagurato decreto Sblocca Italia, mentre alla Facoltà di Giurisprudenza abbiamo partecipato alla attivazione di una Law Clinics che sostiene le lotte ambientali sul piano giuridico».

Certo, i problemi vengono da lontano. La maggiore responsabilità di quanto sta succedendo e di quanto verrà effettivamente verificato va addebitata agli amministratori che si sono succeduti almeno nell’ultimo decennio al governo di Perugia e dell’Umbria.
Pala «Inchieste e critiche ben documentate si sono accumulate negli anni ma non hanno avuto seguito. Manifestamente fallimentare è per noi il Piano regionale rifiuti (2009), e l’Adeguamento approvato proprio a fine legislatura senza alcuna discontinuità. Centrato sulla trasformazione di parte dei rifiuti in combustibile e sul ruolo strategico delle discariche, garantisce le solite imprese ma è privo di una strategia concreta per affrontare i problemi reali, come richiedono le direttive europee».

E allora giù con la pubblicità sulle statistiche della Raccolta Differenziata, buone per nascondere ai cittadini le inefficienze del sistema di gestione.

Pala «D’altronde, è l’Arpa che ha parlato della “scarsa efficienza impiantistica del compostaggio di Pietramelina, che nel 2013 ha prodotto in media il 57% di scarti (si vedono ogni giorno i camion arrivare a Borgogiglione). E quanta opacità sulla raccolta e lo smaltimento dei Rifiuti speciali…»

Pellegrino «Per legge, la raccolta differenziata doveva raggiungere il 65% entro il 2012. Questo obiettivo è stato raggiunto nel 2014 solo dall’11% della popolazione umbra. Poiché i vantaggi economici ed ecologici della raccolta differenziata sono evidenti non si capisce perché gli amministratori non attuano delle politiche affinché l’obiettivo di legge sia raggiunto e anche superato, come avviene ad esempio per i 100 comuni veneti che afferiscono al consorzio Contarina dove la raccolta differenziata sfiora il 90%. e dove i cittadini pagano la tariffa rifiuti più bassa d’Italia».

Romagnoli «Ora potrebbe essere arrivato il momento di attivare un ulteriore passaggio metodologico creando un contesto operativo in cui sottopporre a valutazione condivisa l’insieme di dati disponibili sulla gestione dei rifiuti. Penso ad un audit civico regionale in cui i diversi punti di vista offrono la loro lettura dei problemi e propongono soluzioni operative.
Un dispositivo utile per decostruire i contesti verticali delle strutture regionali e delle agenzie afferenti, che garantisce pluralità di partecipazione ridistribuendo poteri ai cittadini in un regime di terzietà rafforzando la trasparenza di tutto il processo.
Il modello attuale che definirebbe le sole politiche generali lasciandone l’applicazione con appalti ai privati non funziona, produce corruzione e oscura il confine tra gestione e malaffare».

[articolo pubblicato su l’altrapagina di Novembre 2015]



Maurizio Fratta

Inserito domenica 13 dicembre 2015


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