23/03/2019
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In arrivo nove inceneritori: uno sarà in Umbria
Regalino di Natale del Governo. Il Decreto Sblocca Italia ha catalogato gli inceneritori come “infrastrutture strategiche di interesse nazionale”, il che significa che farli sarà più facile e veloce


A pochi giorni dal vertice di Parigi sul clima e mentre in Italia le città sono o sotto una coltre di nebbia o sotto una coltre di smog e la gente deve circolare per strada con la mascherina (ma è meglio se sta a casa, dicono), ecco un’ideona del Governo Renzi. Una bella “infornata” di nuovi inceneritori. Secondo il decreto Sblocca Italia del 2014 e una successivo decreto del luglio scorso dovevano essere una sporca dozzina. Saranno un po’ meno: 9 soltanto. E saranno suddivisi in 8 regioni. Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Campania, Abruzzo, Sardegna e due in Sicilia. Serviranno a bruciare 2 milioni di tonnellate di rifiuti all’anno, 1.951.261 per essere precisi.

Rispetto a luglio, si “salvano” Piemonte, Liguria e Veneto, quest’ultimo eliminato a fronte di un ammirevole obiettivo di differenziata pari al 76%. Praticamente tutto il nord farà riferimento agli inceneritori già presenti in Lombardia. Attualmente gli impianti di incenerimento rifiuti in attività sono 40, altri 6 sono in fase di realizzazione. Con i 9 previsti adesso diventeranno in tutto 55. Il Decreto Sblocca Italia ha catalogato gli inceneritori come “infrastrutture strategiche di interesse nazionale”, il che significa una cosa molto semplice: per farli sarà più facile e veloce ottenere autorizzazioni e saranno anche meno i controlli da parte dei poteri locali: ubi maior minor cessat.

In Umbria e Toscana quindi via libera a nuovi inceneritori, nonostante i buoni risultati sbandierati sulla raccolta differenziata. La decisione del Governo di costruire 9 impianti ex novo sembra infatti rispondere all’esigenza di evitare le sanzioni Ue per i troppi rifiuti conferiti in discarica.  CENERI INCENERITORE

In Umbria tutte le opposizioni sono già scese in campo - ma lo avevano già fatto nell’estate scorsa e anche al varo dello Sblocca Italia – contro la decisione di ospitare un nuovo impianto che dovrebbe sorgere in provincia di Perugia (a Terni ce ne già uno): dai 5 stelle a Rifondazione Comunista, dall’associazione “Possibile” di Civati a Fratelli d’Italia, tutti contrari.

In Toscana, per ora non vola una mosca. Se ad agosto molte associazioni ambientaliste si erano espresse contro il progetto governativo, adesso c’è grande silenzio sulla questione. Silenzio e imbarazzo. Ma al governo c’è Renzi che è toscano, come la Boschi (che ha già le sue grane con banca Etruria), e poi a destra c’è Verdini che fa accordi con Renzi ed è toscano pure lui, come Bondi che ha lasciato il Cavaliere per accodarsi al nuovo reuccio di Rignano…

In Umbria forse la cosa scotta di più, anche perché è tornata di recente alla ribalta la questione delle ceneri di Fabro (e non solo di Fabro) che dalla metà degli anni ’80 ai primi anni ’90 arrivarono a migliaia di tonnellate dalla centrale di La Spezia. Erano ceneri “inerti”, che però, come si dubitava allora, si stanno rivelando oggi, a distanza di 30 anni, radioattive e pericolose, tanto che il caso è finito di nuovo in parlamento, per iniziativa, questa volta dei 5 Stelle. Quelle erano ceneri di risulta di centrali termoelettriche a carbone. Quelle degli inceneritori sarebbero ancora più a rischio. E nessuno, dopo quelli del passato, vorrebbe correre rischi nuovi. Insomma si va avanti come se certe storie non avessero insegnato niente…

E poi, diciamolo: ma il tanto sbandierato “nuovo corso” del renzismo sarebbero gli inceneritori?

http://www.primapaginachiusi.it/2015/12/regalino-di-natale-del-governo-arrivo-9-inceneritori-anche-umbria-toscana/





Inserito mercoledì 30 dicembre 2015


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Commenti

Nome: Andrea Dozi
Commento: E poi perché un altro camino che erutta polveri sottili. Prima di tutto va riciclato tutto il possibilie e poi se proprio bisogna bruciare qualche cosa ci sono le ciminiere di due cementifici a Gubbio e l'altoforno di Terni. Loro combustibile gratis e noi un camino in meno

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