25/04/2019
direttore Renzo Zuccherini

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Il Tevere è anche un fiume
Dall'impegno per il progetto di un Parco Fluviale Territoriale Comunale al suo esaurimento. Con la nuova Giunta, risulta evidente che per quanto riguarda la salvaguardia e la valorizzazione del Tevere tutto rimarrà come adesso


Un tempo il Tevere rappresentava una forma di sopravvivenza. Almeno fino alla fine della seconda guerra mondiale. Soprattutto nella zona più a nord del suo corso nel territorio comunale di Perugia dove si svilupparono alcuni insediamenti urbanistici che causarono l’antropizzazione attuale.

Passato, però, il periodo più duro e apertosi un futuro di rinascita fu come se la centralità storico-culturale-sociale del più grande fiume dell’Umbria si fosse persa.

Da ricerche dell’epoca negli anni ’80 ci si accorse, però, che si stava perdendo un bene comune e prezioso da salvaguardare. Risulta allora che negli anni ’80 si sviluppò un nuovo interesse verso il fiume. Ad esempio un’iniziativa importante fu offerta dalla nascita di un comitato per i festeggiamenti del centenario della chiesa parrocchiale di Ponte Felcino che propose un ricerca sullo stato del territorio del fiume. In quel periodo sempre a Ponte Felcino si andava organizzando un Comitato di Iniziativa Popolare per il fiume Tevere che divenne subito un attivo centro di documentazione.

Il progetto su cui si cominciò a lavorare fu la realizzazione di un Parco Fluviale Territoriale Comunale che riguardasse tutto il percorso del Tevere. Tale progetto piacque subito alla allora amministrazione comunale che lo presentò alla cittadinanza nella Festa Grande del XX Giugno 1986. Ad una prima indagine, intanto, vennero censite, nei 18 km da Ponte Pattoli a Ponte San Giovanni, ben 83 discariche abusive. E va accennato appena il fatto che il fiume era diventato un ricettacolo degli scarichi di civili abitazioni di Perugia e larga parte del suo comprensorio. Insieme ai reflui di tante attività zootecniche che continuavano a scaricare su fossi, affluenti o direttamente sul Tevere. Nel corso del fiume si erano insediate numerose attività di cava e le privatizzazioni di aree demaniali erano ormai consolidate ecc.….

Sull’onda dell’entusiasmo iniziale e la sensibilità dell’Amministrazione Comunale con la prima nomina di un assessore all’ambiente, nei primi anni furono realizzati alcuni interventi. Come la bonifica delle tante discariche abusive, la chiusura di attività di cava, la prevista acquisizione dell’Ansa degli Ornari, la costruzione di un complesso sistema di depurazione, il recupero di torri medioevali come la Baldelli-Bombelli diventata “Ostello della Gioventù”, realizzato il Bosco Didattico di Ponte Felcino ecc.….

Nel tempo, però, l’impegno si andò via via esaurendo e furono preferiti altri interessi. Allora furono realizzate molte opere impattanti nell’eco-sistema fluviale trascurando le più elementari regole dell’ingegneria naturalistica o la più semplice razionalità. Così come alcuni impegni ufficialmente presi vennero completamente disattesi. Delle tante dimenticanze alcuni esempi possono essere i seguenti:

Ansa degli Ornari
L’Ansa degli Ornari con la macchia Baldeschi rappresenta un complesso ambientale paesaggistico di tutto rilievo situata tra Ponte San Giovanni e Ponte Valleceppi. L’intera area doveva risultare il cuore pulsante dell’intero progetto di Parco. La bellezza paesaggistica aveva portato non solo alla sua classificazione come “Sito di Interesse Comunitario” (zona S.I.C. IT 5210025) ma anche alla classificazione di riserva naturale nel Piano Regolatore Generale del comune di Perugia e il suo inserimento nel “Piano delle Aree Naturali Protette del monte Tezio e del fiume Tevere” redatto nell’anno 2000 su commissione del comune di Perugia e proposto alla Regione dell’Umbria ai fini della relativa classificazione. In sostanza doveva diventare un Parco Pubblico di valore-scientifico-ricreativo con la relativa acquisizione dal privato. Tanto che era già prevista una proposta elaborata sulla base di un provvedimento C.I.P.E. emesso in data 5 agosto 1988, attivando un finanziamento di 3miliardi di lire. Oggi la zona è rimasta completamente privata e preclusa alla pubblica fruizione.

Opere di impatto
Intanto in questi trent’anni l’equilibrio idro-geologico di fiumi, torrenti e fossi direttamente e indirettamente riguardanti il Tevere risulta spesso compromesso. Prima della crisi del settore edile fossi, fiumi e Tevere furono interessati da tutta una serie di cementifcazioni spondali tali da creare vere e proprie canalizzazioni. Così come le attività estrattive interessarono sponde e alvei con l’apertura di cantieri fittizi per operare bonifiche, regimazioni ecc.…. Invece furono vere e proprie attività di cava per l’estrazione del brecciame utile per i lavori in edilizia. Oggi molte di quelle attività sono finite, ma resta il problema delle riambientazioni. Così va ricordato il caso che interessa la località Teverina di San Martino in Campo quando alcune cave dismesse negli anni ’80 furono riempite con tonnellate e tonnellate di rifiuti solidi urbani derivati dal capoluogo e una parte del comprensorio. Quando per ragioni igieniche dovette essere chiuso l’inceneritore di Ponte Rio e prima che venisse aperta la discarica controllata di Pietramelina. L’area, poi, fu “recuperata “con terreno fertile; ma le sostanze inquinanti probabilmente continuano a riversare nel fiume quantità ingenti di percolato. Comunque la zona è compresa sul progetto Parco; ma il fiume risulta abbandonato a se stesso, lontano e quasi ostile con le sponde ricoperte da sterpaglie e rifiuti sparsi. E ancora per costruire sempre nuovi capannoni industriali, occupando anche aree golenali, fu progettato di realizzare macro-arginature che avrebbero dovuto evitare le inondazioni. Anche in questo caso sintomatico è il progetto che prevedeva la realizzazione di un argine di circa 3 metri di altezza a terrapieno da Ponte Valleceppi a Ponte San Giovanni fino ad interessare l’oasi naturalistica degli Ornari. Un altro fenomeno è la costruzione di piccole centrali idroelettriche che, se pure rispondono alla produzione di energia elettrica alternativa al fossile e al nucleare, rappresentano un rischio per la fauna ittica nei periodi di secca del fiume se alcune aziende sversano nel fiume gli scarti della produzione. Il caso limite si verificò a Ponte San Giovanni nel luglio 2008 quando l’abbattimento del livello di ossigenazione causò una memorabile strage di pesci. Il problema delle centrali oggi si sta acuendo perché la legge dello Stato nr.133 del 12 settembre 2014, chiamata “Sblocca Italia “consente la costruzione di impianti definiti di pubblica utilità superando regolamenti urbanistici locali. La conseguenza è che a tutt’oggi in provincia di Perugia risultano già presentate richieste per 90 nuovi impianti. Insomma il futuro che si prospetta per il Tevere e il patrimonio idrico regionale è la diffusione della ripetizione del fenomeno del “fiume senza terra”.

Industrie spondali a rischio
Una delle tante denunce presentate dal “Comitato Tevere” fu quella della proliferazione di aziende anche ad alto rischio sorte sulle sponde del Tevere che rappresentavano grossi problemi per la sicurezza e la qualità della vita della cittadinanza. La proposta di allora, che viene ripetuta annualmente, è quella di avviare un vero e proprio piano di delocalizzazione. Oggi, invece, tali attività non solo non sono state spostate, ma addirittura sono cresciute ricorrendo in alcuni casi a veri e propri abusi edilizi finora denunciati inutilmente.

Effluenze
Anche in questo caso era stato subito denunciato il fenomeno degli sversamenti nel fiume di liquami provenienti dalle abitazioni civili e attività industriali in genere con particolare riguardo per la zootecnia. Per quanto riguarda il territorio comunale la maggior concentrazione di impianti zootecnici riguardava la zona sud intorno al paese di Sant’Enea. Ci furono proteste ripetute di cittadini per i disagi provocati soprattutto dalla pratica della fertirrigazione. In seguito, come abbiamo già detto, il problema è stato risolto con la realizzazione di una rete di impianti di depurazione. Oggi, però, si ha ragione di pensare che i depuratori andrebbero modernizzati e con una precisa mappatura del territorio, operata dall’Arpa, verificato il completo collegamento con tutte le urbanizzazioni diffuse. Per quanto riguarda l’attività zootecnica allo stato attuale non si verificano più le ripetute proteste, forse per l’inutilità delle risposte delle istituzioni e sistemi di controllo, insieme alla crisi che sta attraversando il settore considerata la concorrenza estera.

La posizione della nuova Giunta
Con la nuova Giunta, in breve, da alcune dichiarazioni ultimamente rilasciate a mezzo stampa da sindaco e assessore all’ambiente, risulta evidente che per quanto riguarda la salvaguardia e la valorizzazione del Tevere anche in questa consiliatura tutto rimarrà come adesso. Infatti non sembra che ci sia intenzione, anche se confermata pubblicamente in campagna elettorale, di prendere in considerazione la realizzazione del Parco Fluviale e la delocalizzazione degli impianti industriali a rischio. Intanto sarebbe necessario, per dimostrare la buona fede, di riconvocare quel comitato inter- istituzionale allargato ad associazioni e comitati per la sottoscrizione del “Contratto di Fiume”.



Lauro Ciurnelli

Inserito venerdì 5 febbraio 2016


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