20/01/2019
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Quale destino per i beni culturali di Bevagna?
Decisioni che arrivano senza una partecipazione pubblica, atti che politicamente lasciano sbalorditi e che tecnicamente lasciano profondamente perplessi
Prima la cascata dell’Accolta, una delle icone di Bevagna. Funziona a giorni alterni: è stata messa a repentaglio dalla centralina idroelettrica. Ora l’amministrazione, al termine del suo mandato, decide di concedere l’uso dei maggiori beni culturali della città a dei privati, per mille euro l’anno! Parliamo in pratica dei simboli, dei gioielli del centro storico di Bevagna: il Teatro Torti e il Mercato Coperto sulla magnifica piazza Silvestri, una parte del Museo dove si dovrà fare un infopoint e le Terme Romane.
La scelta è criticabile, politicamente: 1) perché l’amministrazione non ha preso in considerazione la possibilità di continuare a gestire il teatro con l’Associazione Teatro, che funzionava benissimo e si era dichiarata disponibile a farlo senza rimborso spese, 2) perché questa decisione arriva ormai alla fine del mandato, impedendo qualsiasi dibattito sulle politiche culturali, con le associazioni culturali e turistiche di Bevagna: un problema di portata enorme.
La decisione arriva senza una partecipazione pubblica, che sarebbe stata assolutamente necessaria e molto opportuna, visto che, inoltre, la concessione nel caso sarà per ben sette anni!
Da un punto di vista strettamente amministrativo, la decisione è tecnicamente censurabile in quanto l’atto di indirizzo: 1) non contiene criteri definiti di gestione culturale, ma solo alte enunciazioni di principio, 2) lascia il concessionario del tutto libero, a parte tecnicalità come il regolamento di gestione del teatro, il biglietto unico e gli orari dell’infopoint, di stabilire i programmi delle attività, prezzi e quant’altro, purché raggiunga il pareggio di bilancio. 3) non contiene un piano finanziario per il comune, necessario in quanto l’ente mantiene in capo diverse voci di spesa, tra cui il riscaldamento di una parte di questi spazi concessi. Ma non vi è evidenza di nessuna certezza sui costi che sosterrà il comune, pertanto come si potrebbe poi quantificare una voce di bilancio? 4) non contiene neanche dei criteri di indirizzo sulle caratteristiche di qualità che il concessionario dovrebbe possedere. Come farà il dirigente a impostare la gara e decidere l’assegnazione, se gli interessati fossero più di uno?
E se poi non funzionasse? Non si sa. Manca una clausola di salvaguardia da “buon padre di famiglia”, criteri precisi per il recesso, per consentire alla pubblica amministrazione di salvaguardare, nel caso, il bene comune. 5) Infine ma non meno importante: si prevede che la manutenzione straordinaria rimanga in capo al comune. Insomma, se si rompe qualcosa paghiamo tutti. Ma qual è lo stato di conservazione attuale dei beni? Servirebbe una approfondita relazione tecnica.
E tutto questo per “un contributo” di 1.000,00 (mille!) euro all’anno, da parte del concessionario.
È un atto che politicamente lascia sbalorditi e che tecnicamente lascia profondamente perplessi. Forse è l’atto che più di tutti chiarisce perché infine è venuta meno la fiducia nei confronti della giunta e del sindaco.
Un atto per il quale chiediamo senza mezzi termini al sindaco e alla giunta di ripensarlo profondamente, coinvolgendo la cittadinanza e le associazioni.


Fabio Maccarelli

Inserito sabato 6 febbraio 2016


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