12/11/2019
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Il Turreno: un bene storico-artistico e popolare
Salvarlo è salvare la cultura. E proprio per questo la Soprintendenza, tenendo anche conto della sua pregevole qualità artistica, non può permettersi di trascurarlo, insieme a esponenti politici e associazioni

L'ingegnere del Comune di Perugia Alessandro Arienti è stato uno degli interpreti delle necessità artistiche-architettoniche della Perugia post unità d'Italia, gli dobbiamo l'ingresso del Cimitero Monumentale di Perugia, il Palazzo della Provincia ed il Teatro Turreno che su suo disegno sorse alla fine dell'Ottocento nel luogo dove anni prima era stato costruito un anfiteatro di legno. Teatro poi riedificato nel 1953 su progetto dell'architetto Frenguelli.

Con il Pavone teatro dei nobili, il Morlacchi teatro della borghesia il Turreno è stato pensato come luogo per l'intrattenimento più popolare ed ha sempre mantenuto questa caratteristica. Vi fu la prima rappresentazione cinematografica, una memorabile manifestazione futurista organizzata da Dottori e così via tra spettacoli di varietà, concerti di musica, convegni, manifestazioni politiche e tanto tanto tanto cinema.

Proprio per questa natura popolare che lo ha fatto frequentare, fino a quando è stato aperto, da tutti i Perugini, ha svolto un'importante funzione sociale nella vita cittadina. E proprio per questo la Soprintendenza, tenendo anche conto della sua pregevole qualità artistica, non può permettersi di trascurarlo. Dovrebbe, anzi, accendere sul Teatro Turreno i suoi riflettori per impedire che quest'importante testimonianza sociale, architettonica e storica del Novecento vada dispersa e possa così, adeguandosi ai tempi, continuare la sua funzione anche nel secolo che stiamo vivendo.

C'è da augurarsi che questa sensibilità l'abbiano inoltre esponenti politici che dicono che Perugia deve essere la città della cultura e delle università. Che anche loro si rendano conto che il Turreno deve continuare a far cultura popolare e non può essere trasformato in una inutile e antiquata già prima di nascere galleria commerciale. E che facciano la stessa cosa associazioni tipo Italia Nostra ed il Fai di Perugia, anche se la prima da quando Pietro Scarpellini non c'è più si è attivata solo quando poteva favorire le ambizioni politiche di qualcuno e danneggiare quelle di altri, mentre il Fai preferisce organizzare visite guidate non entrando più nel corpo vivo della protezione dei beni artistici come faceva quando suo presidente era la fondatrice Giulia Maria Crespi.



Francesca Berioli

Inserito sabato 20 febbraio 2016


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Commenti

Nome: Andrea Misiani
Commento: Non solo giusto il richiamo alla Soprintendenza, ma anche quello al Fai ed Italia nostra. Alle quali aggiungerei quello alle associazioni perugine

Nome: Costanza Ciabatti
Commento: Bisognerà farla finita nella nostra città con le tanto decantate associazioni. Intanto da chi sono formate? Quanti iscritti? E poi non hanno mai il coraggio di entrare nel dibattito vivo della città. Girano alla larga da ciò che può infastidire e questo provoca il loro appiattimento. Anche chi lo ha fatto in passato ora ha smesso

Nome: Fabio Milletti
Commento: non solo il Fai e Italia Nostra. E le tanto decantate associazioni cittadine dove sono?

Nome: Monica
Commento: Intanto invece di pensare alla cultura (ed il Turreno è una parte della cultura perugina) in questa città il sindaco se va bene pensano ad una ridicola sfilata in costume, se va male urla e sbraita contro un suo consigliere comunale dentro il palazzo dei Priori

Nome: Alessandro Felici
Commento: E se la Tramontana non ci fosse? A chi potremmo scrivere?

Nome: Andrea Dozi
Commento: Molto bello. Mi chiedo perché intellettuali cittadini non parlino del futuro del Turreno. In fondo in Lyrich di Assisi spiega bene cosa potrebbe diventare. Eppure silenzio

Nome: Vanni Capoccia
Commento: Giustissimo il richiamo alla Soprintendenza

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