09/12/2019
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Perugia 1416, fantastorica manifestazione che divide
Sarebbe bene che chi non vuol farsi irretire da questa idea finta e snob di città si chiedesse se i giovani abbiano bisogno di un'edulcorata e fantasiosa rappresentazione del passato, o se per loro non sia necessario conoscere la storia vera della loro città

  Perugia da tempo non ha amministratori del valore di Roberto Abbondanza e Raffaele Rossi, che avevano un'idea di città, sapevano rapportarsi con la sua psicologia e, quindi, erano in grado di prenderne la guida e condurla verso quell'idea. Dopo di loro ne ha avuti solo di corto respiro, per cui Perugia si arrotola su se stessa, non vede orizzonti verso i quali andare e tutto diventa buono come punto di riferimento, anche una fantastorica manifestazione come “Perugia 1416” .

  Ma “Perugia 1416” non è solo questo: è anche una manifestazione che divide, lo fa tra chi la vuole e chi no, tra chi pur disponibile a questo tipo di scelta non accetta l'esaltazione di un “tagliagole” del tempo per di più affossatore della libertà del Comune popolare.

  La stessa associazione creata per gestirla dimostra questa volontà divisiva, concepita com'è con pochi “eletti” che decideranno e controlleranno lasciando agli altri il ruolo di figuranti e manovalanza.

  Una manifestazione spacciata per rievocazione storica è paradossale che divida, essendo esse nate per unire piccole comunità che vi ritrovavano e ricercavano un modo di fare e stare insieme. Tanto è vero che sono prevalentemente nate o negli anni successivi alla fine della guerra quando l'Italia dei mille paesi usciva dagli strappi causati dalla dittatura fascista, o durante le trasformazioni dovute all'industrializzazione quando gli stessi paesi sentivano di dover resistere alla loro trasformazione in periferie urbane.

  Una volontà di dividere che è figlia della lontananza dall'animo popolare della città che ha l'attuale giunta comunale perugina. Tanto è vero che nemmeno hanno considerato che Perugia ha una vera manifestazione storico-popolare che viene dal Medioevo; è la Fiera dei morti “ma lì si vendono i pedalini, come facciamo ad andarci vestiti da cavalieri e dame?” Si saranno detti.

  Così come quando si è trattato d'immaginare il mercato coperto hanno lasciato un ruolo residuale all'aspetto popolare che, invece, è l'essenza di ogni mercato, e nemmeno hanno preso in considerazione di restituire, seppur modernizzandola, al Teatro Turreno la sua natura di teatro popolare della città.

  Rientra in pieno in questa visione anche la data scelta per lo svolgimento di questa manifestazione, volutamente a ridosso del XX Giugno. Basta guardare le foto della Liberazione di Perugia il 20 giungo 1944 o quelle della manifestazione per l'inaugurazione del Monumento al XX Giugno per rendersi conto di quanto e del perché quel giorno sia connaturato nell'anima di Perugia, in particolare in quella civica e popolare come ben sapevano Aldo Capitini, Walter Binni e Raffaele Rossi. È chiarissimo che vogliono rendere marginale il XX Giugno, sperando che faccia la stessa fine che ha già fatto il 1° Marzo giorno di sant'Ercolano e dell'identità cittadina.

  C'è un altro aspetto della loro idea di città che Perugia 1416 evidenzia, una città  con un centro storico circondato da un'indistinta periferia che non a caso chiamano ancora contado. Un centro storico che, però, non sembra per loro fatto di pietre che ci parlano e si raccontano, di pietre alle quali dedicare lo stesso amore e la stessa cura di chi ci ha preceduto. Ma che ha l'aspetto di un fondale scenografico di cartapesta buono per ogni evento, per invitare le persone a mettersi in fila per battere il record dei pigiami, per fingere di vivere al tempo di Braccio ed essere un beccherino che sconfigge i raspanti o, nel caso migliore, per lo sceneggiato su Luisa Spagnoli che per alcuni giorni è stato un incantevole anestetico della vita quotidiana, alla cui faticosa realtà ci ha riportato la notizia della vendita da parte della Nestlè delle caramelle Rossana e delle Ore liete che ci ha fatto capire che la Perugina non esiste più.

  Ed allora sarebbe bene che chi non vuol farsi irretire da questa idea finta e snob di città, chi vuole immedesimarsi con ogni angolo della Perugia di oggi regalandole uno sguardo affettuoso e se occorre severo, si chiedesse se i giovani che la abitano abbiano bisogno di un'edulcorata e fantasiosa rappresentazione del passato, o se per loro non sia necessario conoscere la storia vera della loro città per poter così rappresentare se stessi in questo tempo così faticoso che gli è dato da vivere.

   
 



Cesare Barbanera, Vanni Capoccia

Inserito giovedì 10 marzo 2016


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Commenti

Nome: Lucio Lolli
Commento: Anche la Regione Umbria è molto ambigua con questa manifestazione dipende anche dal fatto che c'è una presidente di Todi ed un assessore all'agricoltura e cultura di Città di Castello. Che cavolo ne sanno loro del XX Giugno e di cosa significa. W IL XX Giugno

Nome: Mario Vergoni
Commento: Chi vuole dividere la città, chi vuole accoltellare il XX Giugno non è solo la giunta comunale, anche la Regione Umbria

Nome: Giuseppe Gigli
Commento: Dovremo essere tanti e tanti questo Venti Giugno

Nome: Alessio Relli
Commento: Né il sindaco né il suo vice, né nessuno della loro giunta hanno la consistenza di sconfiggere il Vento Giugno. Con questa manifestazione ci stanno provando, ma non gli riucirà. VIVA I PATRIOTI DEL XX GIUGNO! VIVA IL XX GIUGNO!

Nome: Costanza Ciabatti
Commento: E' un attacco diretto al XX Giugno

Nome: Francesca Berioli
Commento: la cosa bella di questa manifestazione è stata il dibattito alla sala Brugnoli contro la manifestazione stessa

Nome: Federico
Commento: Questa cosa è falsa, il Venti Giugno è vero. Sono imparagonabili. VIVA IL VENTI GIUGNO!

Nome: Giap
Commento: W IL XX GIUGNO!

Nome: Carla Lolli
Commento: Condivido dalla prima all'ultima parola

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