25/03/2019
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Il Tevere a Perugia: prima puntata
Oggi alcuni problemi sono diventati quasi irrecuperabili, quali le cementificazioni, l’occupazione delle aree golenali e demaniali, la permanenza di industrie a rischio nate e cresciute sulle sponde che andrebbero assolutamente delocalizzate

 
Il Tevere nella sua corsa dall’Appennino al mare attraversa longitudinalmente tutta l’Umbria e con essa il territorio comunale di Perugia da nord a sud. In questo percorso di circa 25 chilometri il fiume attraversa a nord centri abitati densamente antropizzati, ma senza particolari accorgimenti. Mentre più a sud si allontana dalle case e rimane isolato e quasi dimenticato.

Così circa trent’anni fa nacque l’idea di istituire un Parco Fluviale Territoriale per programmare armonicamente l’indirizzo di salvaguardia e sviluppo. Inizialmente molti problemi annosi vennero risolti, ma, poi, le volontà politiche vennero meno e prevalsero nuovi interessi discutibili eticamente. Salvo a ricordare strumentalmente l’urgenza di recuperare il patrimonio paesaggistico legato al fiume ad ogni campagna elettorale.

Oggi alcuni problemi sono diventati quasi irrecuperabili, quali le cementificazioni, l’occupazione delle aree golenali e demaniali, la permanenza di industrie a rischio nate e cresciute sulle sponde che andrebbero assolutamente delocalizzate.

Ed è di quest’ultimo problema che risente soprattutto la situazione di Ponte Valleceppi e l’area circostante. Dove nel tempo si è sviluppato un macro-impianto per la produzione alcolica, cresciuto probabilmente con le solite protezioni politiche e ormai è compreso nell’abitato che subisce il disagio dei fumi, dei cattivi odori e della stessa sicurezza fisica delle persone in caso di possibili incidenti.

Ambientalmente l’impatto visivo stesso è insostenibile e le conseguenze possono rivelarsi addirittura disastrose come nel caso della totale strage di tutte le specie ittiche nel luglio 2008. In quest’ultimo caso sappiamo benissimo che a determinare la moria concorsero molte cause, ma risultò che a seguito delle indagini del Noe ci siano stati precisi rinvii a giudizio.

C’è da aggiungere che la prossimità della stazione ferroviaria della ex Fcu ha di fatto impedito l’accesso pubblico al servizio. Inoltre c’è da aggiungere che l’azienda dal punto di vista urbanistico sia passata attraverso veri e propri interventi abusivi. Così come lo smaltimento dei fanghi ha creato alcuni problemi in aree agricole tanto da essere denunciato nel gennaio 2012 da un intervento dei carabinieri del Noe.

Per completezza di informazione va aggiunto che la proprietà non è mai stata molto tenera per le denunce pubbliche venute da più parti e particolarmente da un comitato popolare che organizzò una serie di assemblee popolari molto partecipate. Infatti il presidente del comitato venne denunciato per il reato di diffamazione che poi in prima istanza è stato rigettato dalla magistratura perugina.

Soltanto in questo ultimo periodo sempre la proprietà ha dichiarato pubblicamente di essere pronta a lavorare per il Parco Fluviale, ma aggiungendo che “è vero in primo grado abbiamo perso una causa, ma ne abbiamo incardinate altre due. E per la prima si fa appello perché il comitato cerca di eliminarci”.  Le altre due cause avviate si riferiscono alla denuncia presentata alla magistratura per lo stesso reato che chiamano in causa il presidente del circolo Legambiente di Perugia di allora e un ex consigliere provinciale prevedendo un risarcimento addirittura milionario.

La risposta del comitato non si è fatta attendere e dice che certe posizioni sono intimidatorie e “strumentali ad annientare i propositi di garanzia e tutela della salute e del paesaggio portati avanti dal medesimo comitato”.
 



Lauro Ciurnelli

Inserito martedì 10 maggio 2016


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