18/06/2019
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Il parlamento e il Trattato transatlantico (Ttip)
Il governo italiano vuole tagliare fuori il Parlamento dalla ratifica del Trattato Transatlantico (Ttip). Chiediamo uno scatto d'orgoglio ai parlamentari italiani di tutti gli schieramenti, perché difendano le proprie prerogative costituzionali garantite dal trattato di Lisbona


 
La proposta di forzatura della Commissione Ue sarebbe stata sostenuta dal Governo italiano con un documento del ministro Carlo Calenda. Chiediamo uno scatto d'orgoglio ai parlamentari italiani di tutti gli schieramenti, perché difendano le proprie prerogative costituzionali garantite dal trattato di Lisbona che ridisegnino la sovranità nazionale.

Il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, sembra mettere in scena il suo solito copione: quello del valletto fidato della Commissaria europea al Commercio Cecilia Malmström.
Mentre altri governi dell’Unione, come Lussemburgo e Francia, rivendicano il potere di ratifica dei propri Parlamenti nazionali sui trattati commerciali misti (che riguardano il commercio ma anche la regolamentazione) come il Ceta con il Canada e il Trattato Transatlantico (Ttip) con gli Usa, Carlo Calenda sostiene la Commissione europea nella richiesta che la partita si giochi tutta a Bruxelles e le Assemblee degli Stati membri non possano avere voce in capitolo.

La testimonianza di un diplomatico europeo, raccolta dall'agenzia di stampa Reuters e confermata da fonti nella rappresentanza italiana presso l'Ue, confermano che Calenda ha sostenuto, con un documento presentato a nome del governo italiano, che l'Italia è favorevole a tagliare fuori e il suo Parlamento e quelli di tutti gli Stati dell'unione dal processo di ratifica.

Un atto gravissimo, secondo la Campagna Fermare il Trattato Transatlantico (Stop Ttip) Italia, che si è messa sulle tracce del documento ufficiale sperando di riuscire a pubblicarlo il prima possibile.
Riteniamo inaccettabile escludere dal processo i parlamentari nazionali, molti dei quali, dopo essere entrati per la prima volta nella sala di lettura del Trattato Transatlantico (Ttip) in Italia, hanno espresso gravi preoccupazioni.

Nel mandato negoziale definito nel 2011, i governi dell'Ue hanno sottolineato che il Ceta non può essere considerato un accordo su cui la Commissione possa vantare competenza esclusiva. In tema di investimenti, ad esempio, soprattutto per quanto riguarda la temibile clausola Isds, la competenza dev’essere mista, cioè prevedere la ratifica di tutti i Parlamenti degli Stati membri. Circa 42 mila aziende già operanti nell’Unione fanno capo a società Statunitensi con filiali in Canada. Queste imprese potrebbero intentare cause agli Stati per conto degli Stati Uniti senza che il Trattato transatlantico (Ttip) sia ancora entrato in vigore. Basterà ratificare il Ceta. Davvero i nostri Parlamenti devono essere privati del diritto di esprimersi su temi tanto sensibili?
Stesso discorso per la protezione dell’ambiente e dei consumatori: quando venne dato mandato alla Commissione di negoziare in nome dei singoli Stati, si specificò che i governi dovevano mantenere il diritto di disciplinare tali materie.

Il ministro Calenda, a quanto si apprende, sarà audito alla Camera dei Deputati il 15 giugno, mentre la decisione sulla competenza degli accordi verrà adottata durante il Consiglio europeo del 28-29 giugno.
Esortiamo i parlamentari italiani, a prescindere dai propri schieramenti, ad uno scatto di orgoglio. Chiedano conto e ragione di questa scelta che limita le loro prerogative parlamentari e comprime la sovranità nazionale ben oltre quanto stabilito dal trattato di Lisbona.
I nostri rappresentanti sono chiamati a difendere la piena autonomia del loro ruolo di fronte al sorgere di questi grandi accordi internazionali, che minacciano di cambiare irreversibilmente il sistema decisionale e l’architettura della regolamentazione in tema di produzione e distribuzione di merci e servizi.

Ufficio stampa Francesco Verdolino 3398129813 francesco.verdolino@hotmail.it 




Inserito sabato 11 giugno 2016


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