22/09/2019
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Via la musica troppo rumorosa: una discussione a tutto volume
Dunque, ho pubblicato un articolo di Claudio Belladonna che non condividevo, soprattutto per il tono: non l'ho respinto, non l'ho censurato. Ma non ero d'accordo e ho sentito il bisogno di commentarlo, anche con una certa "veemenza". E allora? da quando la discussione fa male?

Vorrei fare un po' d'ordine (a mio modo, si capisce).
La prima cosa è che qui non mi riferisco tanto alla vicenda "Giardino" in sé, ma solo alle polemiche sul mio commento all'articolo di Claudio Belladonna: "Via la musica dal vivo troppo rumorosa, ed il resto?".
Conosco benissimo i promotori del locale, e il loro impegno per i beni comuni (Mercato coperto, Logge, ecc.): posso dire che la Tramontana è stata una delle poche voci che li ha sempre appoggiati, e continuerà a farlo. Mi dispiace dunque che siano incappati in questo infortunio, e - come ho già detto - spero che il locale continui ad avere sempre più successo, anche con meno decibel. I gestori non mancano certo di iniziativa e creatività. E spero soprattutto che si apra una collaborazione con i residenti.
Dunque, ho pubblicato un articolo di Claudio Belladonna che non condividevo, soprattutto per il tono: non l'ho respinto, non l'ho censurato. Ma non ero d'accordo: certo, molte volte mi càpita di pubblicare articoli che non condivido, in tutto o in parte, ma stavolta ho sentito il bisogno di commentarlo, anche (come qualcuno ha detto) con una certa "veemenza". E allora? da quando la discussione fa male?
La cosa che mi ha colpito di più, nell'articolo, era la contrapposizione tra residenti e frequentatori del locale: ma ciò che mi è parso veramente grave è la contrapposizione tra giovani e anziani (e qui cito l'articolo, non aggiungo e non carico):
"un luogo frequentato da giovani che come sappiamo amano tirar tardi la sera, forse perché a quell'ora di anziani in giro ce ne sono meno e non sentono i loro occhi addosso".
Io non accetto questo modo di considerare i rapporti tra persone, per cui si evitano non solo le relazioni, ma addirittura si cerca di evitare di incontrarne lo sguardo.
Non so se riesco a spiegarmi, ma per me questa frase è pesante, chiude più di un muro o di un filo spinato.
Ma veniamo ai fatti: il locale del Giardino è incappato in una contravvenzione al regolamento sui decibel. La cosa in sè non è drammatica, càpita a tutti di incorrere in qualche contravvenzione, tanto più che i gestori del locale cercavano di promuovere la musica dal vivo. Ma una contravvenzione è una contravvenzione: come passare con il rosso, o parcheggiare in divieto di sosta. Non è un delitto, ma comunque prevede delle sanzioni, che nel caso del locale (a quanto ne so) non sono state pecuniarie o di chiusura, ma solo di restare entro i limiti consentiti.
Può darsi che tali limiti siano troppo ristretti, e vadano cambiati; ma insomma, quella è adesso la regola, e quella le autorità devono far rispettare. E dire che invece a Perugia io ho l'impressione che ci sia troppo lassismo (ma penso alle macchine sui marciapiedi ecc.).
E invece, l'articolo fa due cose: addita al pubblico ludibrio chi ha chiesto il rispetto delle regole (e molti commenti vanno in questa direzione, disquisendo persino sulla vicinanza o meno dell'abitazione dei firmatari al locale); e chiede poi di fare controlli su indirizzi e numeri civici per verificare "che sia fiscalmente ed abitativamente tutto in regola nei locali da dove vedono uscire studenti cinesi" ecc.: cioè, si chiede il rispetto delle regole sulle abitazioni come ritorsione perché qualcuno ha chiesto il rispetto di altre regole.
Come se le regole non fossero tutte da rispettare, per il fatto di esser regole, e non perché qualcuno ci ha fatto un dispetto. Come se le regole vadano rispettate solo quando ci stanno bene. O come se le regole valessero solo fino a una certa distanza.
Tirar fuori l'argomento delle abitazioni, dunque, era del tutto pretestuoso. Io l'ho rilevato con una frase caricaturale, che è parsa eccessiva e greve: ancora una volta, ci si scandalizza per la caricatura e non si parla di cosa c'è dietro; ma già ho detto che, se non mi sono espresso bene, sono pronto a ritirare quella frase (non a cancellarla, cioè a fare censure e tanto meno autocensure).
Per me, l'impegno contro l'eccesso di amplificazione vale sempre: per i megaconcerti in piazza come per le sagre paesane, per i bar del centro come per i locali come per gli altoparlanti dell'eurocioccolato. Purtroppo le cose vanno diversamente, ma io continuo a credere nel diritto di ciascuno a scegliere la musica che vuol ascoltare, senza esser costretto ad ascoltare la musica imposta dalle amplificazioni.
Nel mio commento, poi, cercavo di riportare il ragionamento al fatto che sia necessario "cercare un confronto e una modalità che riconosca non solo le ragioni economiche dei locali, ma anche le ragioni di vivibilità di tutti": e credo che su questa strada dovranno necessariamente indirizzarsi le istituzioni, le associazioni e i cittadini tutti, e già se ne vedono i primi segnali.
Soprattutto, ponevo la questione: "Quale rinascita del quartiere è pensabile senza i residenti? E quale residenza è possibile senza vivibilità?"
Non mi pare però che i commenti si siano soffermati su questi punti, che invece mi sembrano fondamentali per andare oltre. Come mi sembra fondamentale il coinvolgimento attivo delle associazioni e delle istituzioni, per creare nel quartiere una sinergia positiva invece che sterili contrapposizioni.
Comunque sono d'accordo sulla vitalità del dibattito (e sul VIVA LA MUSICA, magari a volume giusto), per cui non credo che chi scrive alla Tramontana debba sentir incrinato il rapporto di fiducia con il giornale, che è una voce del dissenso: e qualche volta anche del dissenso dai lettori.
Come scrive lo stesso Claudio Belladonna in un commento, "Per il reso penso che la Tramontana sia un giornalino utile e se ne avrò voglia continuerò a scrivergli e se lei vorrà a pubblicare". Di questo lo posso assicurare: pubblicherò volentieri sul giornalino quello che mi manderà. Magari con un commento: del resto, possono commentare i lettori, perché non dovrei commentare io?
Questa è la Tramontana (fin che tira).




Inserito giovedì 15 settembre 2016


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Commenti

Nome: Vanni
Commento: Anni fa, Renzo, osservando che gli adolescenti tendevano ad uscire sempre più tardi la sera, dove lavoravo pensammo una serie di interventi rivolti a loro che partivano da questo pensiero: in una società dove i “grandi” sono maggioranza i giovani escono di casa sempre più tardi di notte perché si sentono meno osservati. E tentammo di farci raccontare la notte da loro, non perché vedessimo una contrapposizione generazionale, ma un dato di fatto.

Nome: francesco giulietti
Commento: Io credo che la Tramontana sia diventata a tutti gli effetti un giornale on line. Questo comporta che è molto sulla notizia ed anche che a volte si vada su di essa in maniera diretta. E' il bene ed il male di questa comunicazione. per quanto riguarda la Tramontana il bene mi sembra molto più del male, nel senso che tira forte, è incisiva, arrivano post, segnalazioni, commenti eccetera. E quindi più diversità di pensieri. Ma meno male che sia così

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