06/12/2019
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Case popolari a Perugia: chi alimenta la guerra tra poveri
Pare che di case popolari da assegnare a Perugia non ce ne siano. Ma la destra e il Pd rincorrono la pancia degli italiani vendendogli fumo, il M5S rimane nel suo sdegnoso isolamento

Sull'affaire case popolari a Perugia. Conclusione schematica per tirare le somme, poi la smetto, con un'avvertenza, però: è una questione di civiltà, e se qualcuno volesse organizzare, che so?, un presidio di protesta, un ricorso per invalidare la norma o quant'altro, io per il poco che vale sono pronto a dare il mio (scarso) contributo.

1) La destra esulta in privato perché con i punti in più nelle graduatorie per l'assegnazione delle case popolari oggi garantiti a chi risiede a Perugia da più di 15 anni finalmente “vengono prima gli italiani” (basta farsi un giro tra le bacheche facebook dei vari esponenti della coalizione per vedere come si gioisce). In pubblico invece si dice che non ci sono discriminazioni e razzismo perché il criterio dei 15 anni è “oggettivo” e non favorisce gli italiani, o perugini, in quanto tali.

2) Il sindaco mette letteralmente la sua faccia in un volantino del suo partito (Forza Italia) in cui si esalta il concetto “prima gli italiani”, poi rinnega dicendo, appunto, che il criterio è oggettivo e non discrimina nessuno.

3) Nessuna delle opposizioni in consiglio comunale ha detto No alla norma. I 5 stelle si astennero nella seduta del 20 aprile 2015 in cui venne approvata la modifica al regolamento di assegnazione delle case popolari. Il Pd non partecipò al voto per mere questioni procedurali (basta andarsi a rileggere le cronache del giorno successivo all'approvazione). In sostanza, nessuno disse: no alla norma perché è discriminatoria (e pure razzista, almeno xenofoba). Oggi il Pd incalza “da destra”, potremmo dire, il sindaco denunciando che il volantino con la faccia di Romizi è un falso perché non è vero che quel regolamento facilita gli italiani. In sostanza il Pd non dice: quella norma è uno schifo perché discrimina. No. Dice agli italiani, ai perugini: guardate che non è vero che la destra vi facilita. Ciò con buona pace dei discriminati, e anche della logica. E peraltro utilizzando le stesse argomentazioni che la destra e il sindaco usano in pubblico: non è vero che gli italiani sono favoriti, il criterio dei quindici anni non è su base etnica. Un capolavoro.

Ora i fatti: nel 2001, cioè i fatidici quindici anni fa, gli stranieri residenti a Perugia erano 5.883. Nel censimento del 2011 erano già diventati 18.533, a fronte di una popolazione “italiana” in città rimasta stabile intorno alle 150mila persone. Ciò significa che ad essere discriminati dal criterio dei 15 anni di residenza sono oggettivamente gli stranieri, tanti rispetto agli italiani, arrivati dopo il 2001, checché ne dicano destra e Pd (i 5 stelle no, loro tacciono, quasi stessero su Marte).

Ma non basta: nella furia di favorire gli italiani - perché questa era l'intenzione vera della destra quando ha modificato il regolamento e questa è la cosa contro cui l'opposizione non ha avuto coraggio di dire nulla, sostanzialmente perché gli stranieri non votano – il requisito dei 15 anni di residenza a Perugia è stato inserito nel regolamento come “condizione di disagio”, cosa che dà una pennellata di grottesco in più all'intera vicenda. Cioè: il Comune di Perugia scrive in una norma che è un disagio vivere a Perugia. Fantastico, no?

Chiudo con una sottolineatura. Pare che di case popolari da assegnare a Perugia non ce ne siano. L'intero patrimonio è già occupato. Il bando serve a formare la graduatoria, non a dare alloggi, quindi. L'unica cosa seria da fare quindi sarebbe rimboccarsi le maniche e trovare le risorse per fare fronte alle esigenze dei tanti, italiani e stranieri, che non possono permettersi affitti e mutui esorbitanti, invece che alimentare irresponsabilmente una guerra tra poveri. Ma questo non lo fa nessuno: né la destra né il Pd che rincorrono la pancia degli italiani vendendogli fumo, né il M5S, che sulla vicenda (e che vicenda!) rimane nel suo sdegnoso isolamento. Questo pone un problema politico. Grande come una casa.

vedi:

www.ribalta.info



Fabrizio Marcucci

Inserito giovedì 13 ottobre 2016


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