21/03/2019
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Costituzione : Noi diciamo
Sul libro diGustavo Zagrebelsky: "Loro diranno, noi diciamo"


Con la maestria di un grande cuoco, distillando sapori e profumi della Costituzione italiana, Gustavo Zagrebelsky, con Francesco Pallante, ci ripropone una lettura comparata degli articoli,  sottolineando le modifiche che si vorrebbero operare sul testo. Il suo libro “Loro diranno, noi diciamo” edito da Laterza  (€ 10), è proprio un prezioso vademecum sulla riforma costituzionale. Saremo chiamati a pronunciarci come cittadini tra un po'. Prima si diceva ad ottobre, poi  a novembre 2016. Ora ci dicono a dicembre.
Ci tiene Zagrebelsky a precisare da subito che questa carta costituzionale nata dalla fine della seconda guerra mondiale qualcuno non l'ha mai accettata sulla questione fondante del lavoro e dei diritti.  Qualche nome di personaggi che l'hanno trovata indigesta prova a farlo: Randolfo Pacciardi, Edgardo Sogno, Luigi Cavallo, Giovanni Di Lorenzo, Junio Valerio Borghese, Licio Gelli, “per non parlare di quella corrente antidemocratica nascosta che di tanto in tanto fa sentire la sua presenza nella politica italiana.” Ultimamente siamo passati al “ce lo chiede l'Europa”. E' l'Europa dei banchieri che gradiscono molto, in nome della governabilità, esecutivi forti e parlamenti deboli. La ricordiamo bene la lettera Draghi – Trichet. Noi in Italia, con un parlamento eletto da una legge che è stata definita incostituzionale, grazie ad un premio di maggioranza abnorme che secondo la Corte Costituzionale ha “rotto il rapporto di rappresentanza”, invece di modificare questa complicata situazione restituendo democrazia, abbiamo  alcuni rappresentanti istituzionali che riescono addirittura a sentirsi “nuovi costituenti”.  Ma lo sappiamo bene e lo abbiamo imparato che la Costituzione, come ci ha sempre ricordato Calamandrei, non è materia del governo. I governi devono stare sotto, non sopra la Costituzione. Politicamente è chiara l'operazione di adeguare la Costituzione, nata dalla resistenza, agli interessi di oligarchie economiche e finanziarie. E a questo serve il nostro no. Sussurrato piano, quasi in un orecchio Zagrebersky ci ricorda che il “costituzionalismo” nasce in opposizione all'assolutismo “per sostenere la necessità di dotarsi di uno strumento -la Costituzione, appunto- che funga da limite al potere. Il costituzionalismo ritiene che il potere illimitato sia un male”e breve breve eccola una citazione dallo “Spirito delle leggi” di Montesquieu “Perché non si possa abusare del potere occorre che...il potere arresti il potere”.
Chiaro è il testo della nostra Costituzione, talmente chiaro che in molte sue parti è rimasto inapplicato. Sappiamo anche quale fu il livello di mediazione politica che si operò subito dopo la guerra ma almeno al lavoro dei costituzionalisti e alla cura del latinista Concetto Marchesi rendiamo giustizia. Facciamo un esempio, quello dell'articolo 70. Ecco com'è oggi “La funzione legislativa é esercitata collettivamente dalle due Camere”.Solo nove parole. La versione prodotta dai “neo  riformatori” qui è difficile riprodurla. Sono diventate 432 parole piene di rimandi interni e commi che rendono il testo complicato anche agli addetti ai lavori. Andare a leggere per credere!
Quando si mettono le mani sulla Costituzione è necessario operare con cautela misurando pesi e contrappesi. Molte altre soluzioni  come la riduzione del numero dei parlamentari erano possibili, e non sono state prese in considerazione. La vera volontà politica é lo spostamento dell'asse politico a favore dell'esecutivo con l'abbinamento tra Italicum e riforma costituzionale. Consegnare al partito vincente della competizione elettorale la maggioranza della Camera senza una soglia minima di consensi, giocando tra ballottaggio, premio di maggioranza alla singola lista, voto bloccato sui capolista. Se nonostante ciò la Camera dovesse offrire qualche resistenza si può sempre esercitare un controllo sull'agenda parlamentare con il “voto a data fissa”, superando le competenze regionali con la “clausola di supremazia. Del resto un Senato di sindaci e Consiglieri Regionali costretti al doppio lavoro (?) si azzera da solo e  però viene mantenuto.
Bisogna dire no a questa autarchia elettiva. Intanto manteniamo la nostra Costituzione così com'é e, quando saremo chiamati a votare, facciamo valere il nostro no.

 



Giorgio Filippi

Inserito giovedì 13 ottobre 2016


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