28/01/2021
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Benedetto XVI e i preservativi
Lettera Riformista

 

Il caveat sulla sicurezza del preservativo pronunciato dal pontefice regnante è stato variamente commentato nel mondo politico, in quello religioso, e ovviamente in quello mediatico.

Farò qualche considerazione a cavallo fra questi tre approcci, appoggiandole sul terreno per me più solido perché pertinente alla mia passata professione di epidemiologo. A chi mi chiedesse che c'entra l'epidemiologia con il riformismo risponderò che c'è del riformismo anche nel modo come si affrontano le questioni scientifiche (vedi Bernstein: il movimento è tutto, il fine è nulla).

Cominciando da quest'ultimo piano di lettura, rilevo che la non totale sicurezza del condom è affermazione del tutto scontata perché ha un valore generale. Nulla di ciò che viene fatto a tutela della salute garantisce al 100%. A livello di prevenzione, ad un'efficacia per esempio dell'80% corrisponde un rischio residuo molto inferiore al 20%. Tant'è vero che vaccinazioni preventive al di sopra di quel livello di efficacia ma sensibilmente inferiori al cento per cento hanno fatto sparire molte malattie infettive. Non è questa la sede per spiegarlo, ma è così, in linea con l'assioma che tutto quello che appartiene alla scienza ha un valore relativo al tempo in cui si opera. Domani ne sapremo di più di ieri quando ne sapevamo più di ieri l'altro, e dopo domani sarà la stessa musica. Quello che contava ieri, che oggi ieri e che conterà domani è il rapporto tra vantaggi e benefici; detta in termini quasi-scientifici, è importante andare avanti avendo però la ragionevole sicurezza che il gioco vale la candela.

Una seconda considerazione è che quando si parla di efficacia di un qualsiasi mezzo di protezione, la modalità con cui lo si applica va sempre inserita nell'ordine del giorno, e non tra le 'eventuali e varie'. Una vaccinazione preventiva praticata in maniera inappropriata non solo non ha nessun effetto ma semmai ha un effetto contrario nella misura in cui infonde una falsa sicurezza. Chi si occupa dell'argomento a livello professionale ci insegna che l'applicazione del preservativo va guidata con un'adeguata istruzione 'tecnica'. Altrimenti i risultati sono di segno opposto all'attesa. Anche per guidare l'automobile bisogna saperlo fare, altrimenti sono guai per se e per gli altri. E' per quello che hanno inventato le autoscuole.

La terza considerazione, e qui chiudo con le avvertenze sull'uso, è che in epidemiologia è un 'reato' (si fa per dire) valutare solo i risultati del gruppo su cui si interviene, senza confrontarlo con quello che succede nel gruppo su cui non si interviene. E' l'annosa questione della vaccinazione antivaiolosa che a livello individuale è probabilmente costata vari casi di encefalite su bambini sani vaccinati, ma che considerata sul piano planetario ha fatto sparire (da diversi decenni) la malattia. Quindi se l'uso del preservativo presenta qualche smagliatura, il non uso apre una voragine. E' chiaro che il miglior modo di evitare le malattie a trasmissione sessuale è quello di stare lontani dal sesso (anche dal sesso 'sicuro', perché non si sa mai), ma è un metodo che pochissimi seguono e quindi teorico, mentre per la stragrande maggioranza degli umani che non ci riescono la riduzione del rischio non può che essere la strada maestra.

Passo e chiudo aggiungendo qualche valutazione di carattere mediatico. Per dire, a difesa del pontefice, che quelle sue affermazioni - a dir poco azzardate, senza offesa - non provengono dalla luna e non piovono sul deserto, ma si impiantano sul terreno fertile di un’incultura scientifica che salvo nobili eccezioni sembra dominare il panorama del nostro paese quando lo si guarda dalla finestra dell'informazione stampata e di quella diffusa via etere. Quando si fa grancassa sulle virtù taumaturgiche delle ossa di Padre Pio, o si trasmettono seriose rubriche quotidiane di astrologia, i risultati non possono che essere da paese del terzo mondo. Chi semina vento raccoglie tempesta. Possiamo rimproverare al papa di trattare in maniera inadeguata argomenti che esulano dalla sua formazione per così dire professionale (sono meno tenero per chi gli sta intorno, nei cui confronti il pontefice stesso si è espresso con una inusuale crudezza di termini) ma quando a livello di informazione di massa il colore delle giarrettiere della ricercatrice conta più dei suoi risultati, verrebbe voglia di andarsene dall'Italia. Un po' meno volgarmente, e per echeggiare le recriminazioni più che giuste del rettore Bistoni ogni volta che parla in pubblico, il fatto che fior di ricerche per il riscontro di ipotesi, statisticamente fondate ma empiricamente da dimostrare, sull'esistenza nell'universo di altre forme di vita 'pensanti', siano prese in considerazione solo nelle rubriche scientifiche “colte” perché altrove la gente non le capisce, e che dai media dell'Umbria siano assenti informazioni sull'eccellenza che si fa in questo campo nei dipartimenti di fisica di Perugia, è cosa che non va addebitata alla gente. Anche perché si tratta di ricerche di grande impatto non solo teorico ma anche pratico: leggere per convincersene il bel libro La variabile Dio di Riccardo Chiaberge (che tra l'altro non è uno scienziato militante ma è il direttore del supplemento culturale del Sole 24 Ore).

Per finire: e il Papa?
Il Papa fa il suo mestiere e non sarò io a insegnarglielo. Ognuno fa il suo. Mi pare comunque che le sue esternazioni stiano suscitando crescenti perplessità nella sua comunità ecclesiale, E questo è un bene per tutti, anche per lui. Mi pare anche che recenti vicende parlamentari facciano intravedere isole di resistenza laica nella coalizione di maggioranza, e questo è un bene per tutti, anche per noi che nell'altra coalizione abbiamo a che fare con altre isole.
Concludo. Nulla è perduto finché c'è dialettica, ossia finché ciascuno accetta l'ipotesi di farsi convincere dall'altro. Con questo cachet, e con la certezza che in un modo o nell'altro, prima o poi, la verità (ossia la soluzione giusta) viene sempre a galla, sollecito altri ad intervenire e annuncio che l'argomento sarà ripreso con iniziative stimolate dal nostro sito.
 



Gianni Barro


Inserito lunedì 6 aprile 2009


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