25/03/2019
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A proposito delle politiche culturali a Perugia
Sono una sindacalista della Cgil e dal mio osservatorio registro l’indifferenza con cui si sottraggono e non si aggiungono posti di lavoro in un settore che rappresenta il futuro dell’Italia, dell’Umbria, di Perugia

Si parla molto in questi giorni della crisi del turismo in Umbria a causa di una cattiva comunicazione, che ha inserito anche Perugia tra i territori colpiti dal terremoto con la conseguenza, inevitabile, di un crollo delle presenze in occasione delle festività di fine anno.

Considerando le ridotte dimensioni della nostra regione e avendo il terremoto colpito una grossa fetta di territorio era facile prevedere che questo evento disastroso, venisse veicolato dai media, in modo distorto, danneggiando così anche le città non direttamente coinvolte.

Ora c’è da chiedersi quali politiche, le istituzioni locali, vorranno mettere in atto per contrastare questa immagine di una regione devastata e a rischio.  In questi anni di crisi molti commentatori, economisti, esperti ecc… ci hanno detto che l’Italia, venendo meno lo sviluppo industriale, poteva però contare sul turismo e la sua filiera per il rilancio economico del paese. Quindi turismo, cultura, tipicità alimentare. D’altra parte siamo il paese con il maggior numero di giacimenti culturali, siti archeologici a non finire e musei grandi e piccoli a volte malamente gestiti.

E l’Umbria con Perugia, la sua capitale, come interpreta questa sollecitazione verso la valorizzazione dei suoi tesori?

Leggo sulla stampa locale, di associazioni varie che lanciano critiche e proposte all’amministrazione comunale, ma mi sfugge il senso di alcune di esse. Ad esempio i piccoli spazi museali, diffusi in città ma anche nel territorio limitrofo, ricchi di manufatti di tutte le epoche, o edifici monumentali di proprietà privata o di istituzioni, è opportuno che vengano dati in gestione ad associazioni di volontariato o aperte solo in occasione della giornata del Fai?

Il volontariato, necessario in tanti campi, può essere la panacea di tutto? O con la solita lamentazione di mancanza di risorse si appalta un settore in cui si può invece sviluppare occupazione e reddito.

Ricordo, alcuni anni fa il professor Abbondanza, nostro illustre concittadino e uomo di grande cultura, quando in qualità di assessore alla cultura prima del comune di Perugia e successivamente nell’assise regionale, realizzò un progetto per la messa in rete degli spazi museali minori.

Erano gli anni in cui, ad esempio il Pozzo Etrusco, la sala San Severo con il dipinto di Raffaello, a Perugia erano quasi sempre chiusi al pubblico, e allora questi spazi d’arte, ed altri, vennero collegati tra loro e attraverso un biglietto unico si potevano visitare: questa pratica diffusa in tante città d’arte, ha dato e da opportunità occupazionale e fruibilità di luoghi altrimenti chiusi e la cui apertura non può essere sostenuta dal volontariato. 

E allora fu “Perugia Città Museo” a cui si accedeva dalla Rocca Paolina, il primo importante monumento della città. Ora questa rete non è più in essere.

Io non sono un’esperta nel campo della cultura, ho una mia sensibilità, sono una sindacalista della Cgil e dal mio osservatorio registro l’indifferenza con cui si sottraggono e non si aggiungono posti di lavoro in un settore che, a detta di tutti gli esperti, rappresenta il futuro dell’Italia, dell’Umbria, di Perugia.




Elvia Ricci

Inserito domenica 1 gennaio 2017


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Commenti

Nome: Lucio Lolli
Commento: Il volontariato se è volontariato è qualche cosa che si somma al lavoro e non qualche cosa che lo toglie o non lo fa avere

Nome: Agnese Bastia
Commento: Ha perfettamente ragione

Nome: Dori Verdi
Commento: Chi ora parla di volontariato chissà quante volte avranno usato l' orribile "l'arte è il nostro petrolio" come fonte di lavoro

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