12/12/2017
direttore Renzo Zuccherini

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Per la democrazia costituzionale
Due manovre che vogliono toglierci il diritto di votare e di partecipare: il tentativo di modificare la Legge in vigore sui buoni lavoro, e la tentazione del Governo di tenere disgiunte le date del Referendum e delle elezioni amministrative

Finalmente il Governo ha deciso la data e il 28 maggio potremo votare a favore dei due Referendum promossi dalla Cgil per ridare diritti e dignità a chi lavora, sia per eliminare i buoni lavoro che per introdurre la responsabilità solidale delle imprese negli appalti.
Abbiamo chiesto con forza la fissazione della data dei due referendum. Ora occorre contrastare due manovre che vogliono toglierci il diritto di votare e di partecipare.
La prima è rappresentata dal tentativo di modificare la Legge in vigore sui buoni lavoro, che sono diventati il principale canale per estendere lavoro nero e precarietà, con l’obiettivo di fare solo ritocchi parziali della legge sottoposta ora a referendum, senza intaccarne la sostanza, con il solo scopo di togliere forza alla campagna referendaria. D’altronde, se si volesse fare una scelta coerente con la richiesta di modifica contenuta nel quesito, basterebbe soddisfare ciò che ha più volte ribadito la Cgil, che ha promosso i referendum, vale a dire che “i buoni lavoro debbono essere utilizzati solo dalle famiglie per retribuire la prestazione occasionale ed accessoria di disoccupati di lunga durata, studenti e pensionati”. Va respinto il tentativo del Governo e di una parte del parlamento di confondere i termini della discussione su un tema decisivo per combattere la precarietà e la cui soluzione è l'abrogazione dei buoni lavoro per via referendaria.
La seconda riguarda la tentazione del Governo di tenere disgiunte le date del Referendum e delle elezioni amministrative, la cui unica giustificazione è di impedire che possa essere raggiunto il quorum (almeno il 50% + 1 dei partecipanti al voto) che rende valido il responso del voto. Questo comportamento non solo contrasta il principio democratico che rende doveroso favorire, in ogni occasione, l’espressione del voto del popolo sovrano, ma comporterebbe un aggravio di costi, valutato in centinaia di milioni, che è ingiustificabile in un Paese ogni giorno assillato da esigenze di bilancio.
Chiediamo quindi a Governo e Parlamento di rinunciare a questi comportamenti e di unificare le date dei referendum e delle elezioni amministrative il 28 maggio, evitando ogni ipotesi di modifica legislativa che non sia strettamente coerente con i quesiti referendari.
Invitiamo, come deciso dalla Assemblea nazionale dei Comitati territoriali del 21 gennaio scorso, a sostenere pienamente i due SI nei Referendum, sviluppando un rapporto, in ogni territorio, con i Comitati referendari promossi dalla Cgil e mettendo a disposizione le nostre energie in un passaggio che è strettamente legato al nostro impegno di “difendere ed attuare la Costituzione”. Impegno che ci riguarda tutti e non solo i promotori dei due referendum.
Il 27 marzo, a Roma, vi sarà una iniziativa del nostro Comitato referendario e della Cgil Lazio in cui ribadiremo con forza le motivazioni che ci portano a sostenere il Si nei due referendum per fermare l'attacco ai diritti dei lavoratori e iniziare ad invertire una tendenza che ha creato seri guasti nella dignità e nei diritti dei lavoratori.
Invitiamo tutti i Comitati territoriali a sostenere con forza e in tutte le forme possibili la vittoria dei Si nei due referendum, organizzando iniziative come quella che si svolgerà a Roma il 27 marzo, diffondendo materiale per far comprendere la posta in gioco.
Iniziative che possono e debbono essere sviluppate in stretto collegamento con la raccolta delle firme in corso sulla petizione per una legge elettorale coerente con la Costituzione.



Alfiero Grandi, Domenico Gallo, Mauro Beschi


Inserito sabato 18 marzo 2017


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