24/08/2017
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Onorare un ministro fascista è un fatto grave
Squadrista in varie spedizioni punitive, inviato a Carrara per individuare, far bastonare e licenziare i lavoratori che protestavano, autore di accordi per radicali riduzioni dei salari, sostenitore dell’impresa coloniale etiopica, fautore dell’alleanza con la Germania nazista, professò esplicitamente il razzismo antiebraico: non ci sembra proprio sia rintracciabile qualche azione degna di “onore”

Le parole hanno un significato ben preciso e, quando si usano, è opportuno soppesarle attentamente. Non si possono utilizzare senza pensare, soprattutto quando diventano pubbliche. Non ci sembra che questo sia stato fatto dal Rotary che ha scritto il verbo “onorare” riferendolo a Tullio Cianetti, fascista assisano al quale ha dedicato un convegno il pomeriggio del 25 marzo.

Dedicare un convegno a un ministro del regime fascista, scrivendo di volerlo onorare, è un fatto alquanto grave! Nell’ordinamento giuridico italiano esiste una specifica legge, la 645 del 20 giugno 1952, meglio conosciuta come Legge Scelba, che vieta l’apologia del fascismo e sanziona, oltre a chiunque promuova, organizzi o diriga associazioni, movimenti o gruppi di impronta fascista, anche «chi pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo».

Onorare è sinonimo di esaltare. Onorare significa “riconoscere e attribuire l’onore dovuto a una persona”. L’onore si riconosce a qualcuno che abbia fatto qualcosa di benemerito nei confronti della società, della propria città, della nazione e così via.

Ma quale onore è dovuto a Tullio Cianetti? Fondatore nel 1921 del Fascio di Assisi, nel 1922 in prima fila alla marcia su Roma, squadrista in varie spedizioni punitive durante le quali si vantò di aver piantato “qualche pallottola nello stomaco dei sovversivi”, centurione della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale (le “camicie nere”), nel 1932 inviato a Carrara per individuare, far bastonare e licenziare i lavoratori che protestavano contro una forte riduzione salariale, membro dal 1934 del Gran consiglio del fascismo e - come presidente della Confederazione nazionale sindacati fascisti italiani - autore di accordi per radicali riduzioni dei salari, grande sostenitore dell’impresa coloniale etiopica, nel 1943 ministro delle corporazioni del regime fascista, fu tra i più decisi fautori dell’alleanza con la Germania nazista e professò esplicitamente il razzismo antiebraico nei suoi discorsi ufficiali successivi al 1938.

Una lunga lista, nella quale non ci sembra proprio sia rintracciabile qualche azione degna di “onore”.



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Inserito martedì 28 marzo 2017


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