24/08/2017
direttore Renzo Zuccherini

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Le violenze contro le popolazioni indigene del Brasile
Una lettera all'ambasciatore della Repubblica del Brasile

Il giro in Italia del rappresentante indio Guaranì-Kaiowà cacique Ládio Verón Cavalheiro (Avã Taperendi) è stato molto partecipato (tra cui l'incontro di Assisi) e si è concluso con la decisione di inviare, come prima azione, una lettera all'ambasciatore della Repubblica del Brasile in Italia che verrà consegnata il giorno 19 aprile da una delegazione, in occasione della «giornata dell'indio>>.
La lettera, allegata, è stata firmata dalle realtà che hanno organizzato gli incontri in varie città (fra cui Fondazione Lelio Basso, Pax Christi Italia, Circolo Culturale "primomaggio" , Centro Sociale Casaloca Milano etc.).


A Sua Eccellenza Ambasciatore Antonio de Aguiar Patriota

Le organizzazioni, i movimenti, le istituzioni e le realtà tutte che Le inviano questa lettera, intendono manifestare la propria preoccupazione e indignazione circa la situazione delle popolazioni indigene del Brasile, con specifico riguardo ai Guaraní Kaiowá del Mato Grosso do Sul, per le continue violenze perpetrate contro questo popolo.
Siamo preoccupati del fatto che il governo del Brasile non garantisce la demarcazione del suo territorio ancestrale: pertanto i Guaraní Kaiowá sono costretti a vivere in piccole porzioni di terra accerchiate da piantagioni di canna da zucchero e di soia che richiedono un uso intensivo di sostanze agrotossiche che avvelenano tanto i fiumi quanto il suolo. Condizioni queste che gli impediscono di coltivare, cacciare, pescare, così come di usare le erbe medicinali, ovvero di vivere secondo le loro tradizioni culturali.
Ci preoccupa che i governi brasiliani che si sono succeduti non abbiano onorato i loro impegni di delimitazione dei territori Guaraní-Kaiowá e degli altri indigeni come previsto dalla Costituzione, esponendo i Guaraní-Kaiowá a ogni tipo di violenza con l'obiettivo di espellerli da ciò che resta delle loro terre ancestrali.
Ci preoccupano iniziative governative come la Proposta di Emendamento della Costituzione (PEC) 215 e il decreto legge n. 80 del 19 gennaio del c.a., emanato dal Ministero della Giustizia, che modifica il processo di demarcazione delle terre indigene trasferendo la competenza dalla FUNAI ad un gruppo tecnico dipendente dal ministero, che avrà il potere di rivedere e addirittura revocare le aree già delimitate. Il congelamento e la riduzione di queste aree provocherebbero l'incremento della deforestazione e l'accelerazione del genocidio.
Ci preoccupa l'implementazione dell'ipotesi del "marco temporal" secondo cui possono essere riconosciute come terre indigene soltanto le aree che erano effettivamente occupate dagli indigeni al momento della promulgazione della Costituzione Federale, nell'ottobre del 1988. Siamo consapevoli che si tratta di una reinterpretazione della Costituzione brasiliana e che tale criterio non tiene conto di tutte le violazioni subite dagli indigeni prima e durante la dittatura militare, e che molte comunità non si trovavano nella propria terra perché erano state espulse o sterminate.
Ci preoccupa che aree che sono già state delimitate e legalmente dichiarate come terre indigene restino nelle mani di persone non indigene, e che tale conflitto per la terra fa in modo che molti Guaraní Kaiowá restino in accampamenti situati ai bordi delle strade che attraversano le terre dove vivevano, subendo violenze indicibili: minacce, aggressioni, attacchi con prodotti chimici, torture, stupri, omicidi - in Brasile tra il 2013 e il 2017, secondo i dati della CIMI, sono stati uccisi 891 indigeni, 436 dei quali nel Mato Grosso do Sul.
Ci preoccupano i suicidi. L'angoscia, l'emarginazione e la violenza si manifestano in modo particolarmente tragico nell'enorme numero di suicidi. Secondo le stesse comunità più di mille uomini, donne e ragazzi si sono suicidati negli ultimi 20 anni. Solo fra il 2000 e 2008 si sono registrati 410 suicidi, e fra questi molti adolescenti. Nulla di concreto è stato fatto per prevenire tale tragico fardello di vite umane, e, d´altro lato, è quasi totale l´impunità di coloro che hanno torturato o assassinato indigeni in Mato Grosso do Sul.
E' legittimo che le popolazioni indigene del Brasile rivendichino di vivere nel proprio territorio ancestrale, in accordo con la Costituzione, con le leggi brasiliane e con il diritto internazionale, e in armonia con la propria cultura, tradizioni, lingua, nonché di coltivare e cacciare rispettando l'ambiente. La loro richiesta non riguarda tutto il territorio da essi tradizionalmente occupato: stanno chiedendo indietro solo una piccola area del Tekoha, proprio territorio sacro, che rappresenta meno dell'1 % delle terre del Mato Grosso do Sul.
Chiediamo che si fermi il genocidio contro i Guaraní Kaiowá. Gli attacchi alla terre indigene, così come l'alto numero di suicidi in questa popolazione, dimostrano che il reato di genocidio continua a verificarsi secondo la definizione della Convenzione dell'ONU del 1948. Ricordiamo che nel 2012, lo Stato brasiliano ha firmato il Trattato 169 dell'OIT sui Popoli Indigeni e Tribali (1989) che stabilisce l'obbligo dello Stato di garantire la protezione dei popoli indigeni, la loro integrità, tutela dei diritti umani, del proprio territorio, patrimonio e dell'ambiente, così come la loro partecipazione alla definizione delle politiche che li riguardano. Ricordiamo anche che il 28 marzo del corrente anno, il presidente della FUNAI, Antonio Costa, ha ufficialmente dichiarato che la demarcazione delle terre già legalmente riconosciute ai Guaraní Kaiowá è in ritardo di decenni, che sin dal 2007 è stato firmato un accordo del governo per regolarizzare 18 territori, e ha promesso una soluzione celere a questa chiarissima violazione del diritto degli indigeni.
Per tutto quello che abbiamo esplicitato, sollecitiamo che Sua Eccellenza si attivi presso le competenti autorità brasiliane affinché i diritti dei popoli indigeni siano rispettati, le loro terre delimitate, cosicché essi possano vivere finalmente in pace. Ricordiamo l'importante contributo dei popoli originari nella tutela dell'ambiente, e che la demarcazione delle loro terre, prima ancora che essere un diritto, sarebbe inestimabilmente propizia per il nostro pianeta.
Non è pensabile che una nazione che si considera una democrazia, e che è ancora internazionalmente riconosciuta come regime democratico, veda, al suo interno, accadere brutali, eclatanti violazioni dei diritti umani, e l´omissione dello Stato democratico di diritto.

www.circoloprimomaggio.org




Inserito venerdì 21 aprile 2017


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