22/09/2019
direttore Renzo Zuccherini

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Le tradizioni del maggio a Preci
Il treno dei Sonidumbra continua il suo percorso: la cronaca di "Umbria tradizioni in cammino" a Preci nei giorni 26, 27 e 28 maggio 2017

 

(nella foto, la Nuova Brigata Pretolana sul palco di Preci)


Perché la terra può ballare ed allora bisogna esorcizzarne la paura, sapendoci in maniera razionale conviverci e sapendone prevedere i potenziali anche assai gravi danni, e perché sulla terra si può e si deve anche ballare e cantare, al suono di organetto e tamburello, al suono di chitarra e cembalino, al suono di ciaramella e violino, di fisarmonica e zampogna. E uniti si può, a maggior ragione, continuare a vivere e condividere i valori della comunità, con tutti i suoi patrimoni materiali ed immateriali, perché è nelle radici, nelle tradizioni, nella cultura che bisogna trovare l’appiglio solido fermo profondo per conoscere il presente e programmare il futuro.

“Quando un evento naturale riesce nella sua potenza distruttiva a togliere le certezze su cui poggiamo la nostra esistenza, come  la casa,  gli affetti, il lavoro, i beni materiali e immateriali, ci rendiamo conto di come sia difficile poi ripartire, ricostruire e tornare alla normalità.
Se per ricostruire servono persone, istituzioni, leggi adeguate, per rinascere  e riabitare servono interventi sulle persone e sui soggetti piuttosto che sugli oggetti. E’ in questa direzione che il Comune di Preci intende operare cercando nelle radici, nelle tradizioni, nella cultura,  nei valori identitari della comunità un appiglio solido, fermo, profondo per poter riconoscersi e condividere insieme i valori comunitari.
Un’azione che è prima di tutto una Ricostruzione della cultura dei luoghi…”

Sono le prime parole di presentazione di questo importante evento, importante nel panorama della musica popolare e dei canti di tradizione a trasmissione orale, importante nel quadro del desiderio, della volontà, della necessità di una rinascita che non sia soltanto ricostruire e riabitare il paese, ma anche riviverlo e rianimarlo. Una tre giorni che così viene ulteriormente presentata:

“Quest’anno il Festival TRADIZIONI DI MAGGIO prende il nome di BALLA LA TERRA e ha come protagonista  la musica tradizionale dei territori all’interno del cratere, la zona che accomuna e riunisce i territori colpiti dal sisma. Le tradizioni orali presenti in Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo  sono simili  in stili, forme prassi esecutive e rituali,  lo stesso saltarello nelle declinazioni cantato, ballato e suonato sembra essere il comun denominatore che lega oltre l’evento nefasto, le comunità colpite ( la cartina geografica del sisma sembra coincidere con  quella del saltarello del centro Italia). Balla la terra è la possibilità di Cantare e ballare utilizzando il saltarello e gli stornelli per esorcizzare un qualcosa di ingestibile ma profondamente naturale e legato imprescindibilmente alla storia degli Appennini.
In questo la forza, la potenza e la funzione delle forme della cultura orale tradizionale del territorio sono uno strumento su cui soffermarsi perché nel momento festivo e rituale si rinnovano i valori identitari così profondamente messi in gioco. Senza mancare di rispetto alle popolazioni che hanno avuto la tragedia delle  vittime - nelle quali è predominante il lavoro dell’ elaborazione del lutto -  nei luoghi dove le case hanno retto, è importante anche l’elaborazione del vissuto per l’attaccamento al luogo e alla cultura del luogo.”

È così e così è stato.

I logo del suggestivo e ricco programma cartaceo che in tutta Preci (là dove al momento aperta) circolava e invitava alla partecipazione vedevano la presenza, oltre al Comune di Preci, quelli della Regione Umbria, del Cedrav – Ecomuseo della Valnerina e della Dorsale Appenninica, e dei Sonidumbra, artefici primi tra tutti di  e per questo vivo e affascinante coinvolgimento culturale e musicale.
La copertina del depliant dell’intenso programma vedeva raffigurati in maniera stilizzata e con colori delicati quanto accattivanti due suonatori, rispettivamente di organetto e tamburello, con un fiasco del vino, una bottiglia d’acqua e la ciambella di Preci, che accompagnerà il ballo dei ballerini e di tutti quanti, alla fine, attorno all’albero del maggio: il pianta maggio ed il cantamaggio si sono così realizzati, hanno trovato il loro compimento; una fusione inevitabile perché univoco ne è il significato e la evocazione storica, sociale, culturale.

Il primo giorno, la mattina del venerdì, ecco il “drago” con Saltarinello, con Tremarella, in una moderna favola che sapientemente Mirko Revoyera, con l’accompagnamento di due musicisti (Gabriele e Marco), ha saputo raccontare ai tanti bambini delle scuole elementari del territorio della Valnerina in uno spettacolo realizzato per sdrammatizzare il “ballo della terra”. A mio avviso ci è riuscito.

La tavola rotonda pomeridiana è stata magistralmente condotta da Fulvio Porena (direttore del Cedrav), il sindaco di Preci Pietro Bellini, Daniele Parbuono (antropologo), Giancarlo Palombini e Salvatore Villani, etnomusicologi (ma non erano soli), nella quale nell’arco di ben tre ore è stato ampiamente presentato questo “festival”, un progetto definito “anno zero”, una sfida lanciata dal Bellini che sicuramente ha centrato il bersaglio. Particolare menzione è stata fatta per l’Ecomuseo della Dorsale Appenninica (così oggi si chiama), unico nel panorama regionale (è stato detto) che abbia come missione (con risultati soddisfacenti) il recupero, la salvaguardia e la promozione delle vecchie nuove tradizioni. Soltanto l’Ecomuseo del Tevere si allinea in questa direzione, ed io ne sono particolarmente fiero (la Nuova Brigata Pretolana, esibitasi nel pomeriggio del sabato ne è stata e ne è un evidente esempio: un progetto di recupero di uno dei numerosi patrimoni immateriali).

A concludere una lezione magistrale sulle tradizioni musicali del Gargano, in cui il Villani ha con competenza e coinvolgimento spiegato la storia della tarantella di questa area: la Capitanata, anzi una parte, quella meridionale; di questa regione nella regione. E poi i cantori ed i musicisti del Carpino Folk Festival si sono scatenati. Sino a notte inoltrata, coadiuvati dai marchigiani del gruppo effervescente di Marco Meo, i Trainanà. Che belle cose, che bei suoni, che bei canti, che ricchezza emotiva!

Il sabato ha visto l’apertura delle mostre mercato: strumenti musicali della tradizione, editoria, gastronomia dei prodotti tipici di questa parte dell’Umbria. E poi via agli stages ed alle officine. Tamburello ed organetto, saltarello e saltarelli, stornelli e laboratori vari. Questo succederà anche la mattina della domenica, che sarà arricchita dalle “campane in festa” dei campanari di Arrone e dai canti a vatoccu umbri e laziali (e qui soprattutto Barbara Bucci è stata maestra ineccepibile).

Va ricordato come ogni fase della manifestazione abbia visto Marco Baccarelli, animatore dei Sonidumbra, sempre presente (anche con difficoltà; ma la soddisfazione finale sarà un grande premio anche per lui) per presentare, per l’appunto, e per spiegare, ogni fase di questa festival: come dove perché.

Il pomeriggio del giorno di saturno oltre al concerto della Nuova Brigata Pretolana (con canti legati al maggio pretolano e dei “ponti” perugini: la primavera e l’amore, la rinascita e la nuova vita, ed allora l’innamoramento, il corteggiamento, il fidanzamento, il matrimonio), ha visto sempre sul palco centrale l’esibizione degli ormai famosi Cantori della Valnerina di Ferentillo. Ma la presenza negli spazi antistanti, attorno al lunghissimo albero del maggio (un pioppo fecondante la terra con innestato un ramo di ciliegio ancora in fiore) e nel parco a fianco, degli ospiti pugliesi con la loro frenetica tarantella e dei vari gruppi che via via si univano al pubblico e agli organizzatori hanno creato un ampio “cratere” di stornellate improvvisate a saltarello difficile da placare.

E la sera il gran concerto con Franco Moriconi e i suoi aficionados, con i Passagallo dalla terra aprutina, con la Macina di Gastone Petrucci, con i Sonidumbra della nostra terra: ecco così le quattro regioni negli ultimi mesi sconvolte dal sisma ma pronte e ripartire, Lazio ed Abruzzo, Marche ed Umbria.

Giornata finale, sempre scaldata da un sole di speranza (ma che freddo la sera e la notte, ancora), la domenica. Oltre a quanto detto (e quanti gli esperti ed i professionisti in campo musicale, dai costruttori di strumenti musicali tradizionali ai cantori, musicanti e studiosi del settore) una gradevolissima passeggiata (un “percorso”, anch’esso “di speranza”, ovviamente) che ci ha veduto salire al limite della zona rossa di Preci con un paio di stazioni musicali o tre specifiche e legate al tema, con il direttore del Cedrav Porena (supportato “tecnicamente” dall’Ing. Patrizia Curto, utile e preziosa per raccordare i fili dell’evento) che con scioltezza ha raccontato di questa antenna ecomuseale, di questa realtà preciana così sconvolta ma decisa a rinascere, di quanto è doveroso realizzare per continuare a credere  a tutto ciò.

E ovunque, qua e là, con una organizzazione apparentemente poco ordinata (soprattutto negli orari, a volte eccessivamente dilatati nel tempo), ma di fatto con improvvisazioni ed estemporaneità inaspettate e comprensibili, ancora officine, con le serenate, l’ottava rima, le scampanate, i balli ed i canti. In attesa della rassegna del Canta Maggio (un Canta il Maggio forse sotto tono ma forse proprio perché in rassegna e non nel vivo della notte tra il 30 di aprile e le idi di maggio) e del BALLO finale DELLA CIAMBELLA che ha chiuso in allegria (perché prima non c’era forse stata!?) la bella festa: una danza, quella della ciambella (che buona che è!) vuoi pure rituale di questo territorio che è stato un modo (ed è un modo) per celebrare il Maggio (con tutti i suoi significati simbolici che tutti ormai conosciamo o intuiamo), quest’anno più che mai necessario.

Al prossimo anno, [assolutamente] sì!

 



Daniele Crotti

Inserito venerdì 2 giugno 2017


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