10/12/2019
direttore Renzo Zuccherini

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Biblioteca e Arconi
Credo che sarebbe auspicabile fermare i lavori e ragionare a bocce ferme su possibili alternative. Il problema è politico e riguarda il perché di tale scelta, una decisione poco ponderata e quasi per nulla condivisa, nonostante molti cittadini abbiano espresso la loro contrarietà

 
Si discute da anni di una nuova biblioteca da allestire nel centro storico di Perugia, si è cambiata idea diverse volte su quale edificio sia più adatto ad ospitarla, in prima istanza si pensò al palazzo Rossi Scotti, sempre a Porta Sole, quasi adiacente al palazzo che occupa attualmente  la biblioteca Augusta, si pensava di collegare i due palazzi con un corridoio sopraelevato, ma alla fine si preferì un altra destinazione: quella degli arconi.

Ora che ci sia bisogno di altri spazi dove sistemare una parte del nostro patrimonio librario è cosa acquisita da tutti, che necessita anche di una certa urgenza.

La biblioteca Augusta nasce nel 1582, da una donazione che l'umanista perugino Prospero Podiani fece al comune di Perugia, circa 7000 volumi.
Fu aperta in modo continuativo nel 1623, una delle più antiche in Italia, dopo vari traslochi si trasferisce definitivamente nel 1969 nella sede attuale, pensata per durare fino al 1995, dopo quella data gli spazi non sarebbero stati più sufficienti, visto che bisogna acquistare sempre nuovi libri e far fronte alle nuove donazioni.

Parliamo di un patrimonio immenso, non solo nei numeri ma sopratutto nei contenuti: 3.408 manoscritti, 1.330 incunaboli, 6.500 cinquecentine, 55.000 edizioni dal 1600 al 1830, un numero consistente di stampe e carte geografiche, in tutto circa 400.000 documenti, tutto ciò ne fa una delle più importanti biblioteche in Italia e nel mondo.

Sarà utile al lettore fare una breve cronistoria delle varie proposte maturate nel corso degli anni novanta, i luoghi proposti sono molto diversi, sia come ubicazione, sia come struttura architettonica: la scuola S.Anna in viale Roma, l'ex tabacchificio di via Cortonese, il complesso di S.Giuliana, l'ex cinemaTurreno.

Il 29 aprile 2010 l'assessore alla cultura Andrea Cernicchi, annuncia il progetto di Palazzo Rossi Scotti, come detto sopra  andato poi a monte.
Il 5 dicembre 2011, in occasione della giornata “la biblioteca che vorrei” viene presentata al pubblico la proposta  Aib (Ass Italiana biblioteche), essa propone il riuso dell'ex carcere femminile, o l'ex monastero di S.Giuliana.

L'11 settembre, esce sul messaggero un articolo di Luciano Moretti e Maurizio Terzetti: ”l'ex carcere diventi il nostro Beaubourg”.

Il giorno dopo sempre sul Messaggero, il sindaco Boccali propone come luogo il mercato coperto o in alternativa l'ex Coin di via del Forte.

Si arriva finalmente al 29 giugno 2013, quando proprio agli arconi viene presentato non un progetto ma uno studio di fattibilità denominato “rimodulazione e ampliamento del sistema bibliotecario comunale relativamente agli spazi del centro storico”, lo studio è inserito nel progetto “perugiassisi 2019” capitale della cultura e dispone di un finanziamento regionale di circa tre milioni di euro, di tutti i luoghi proposti forse si è scelto il peggiore, poi diremo perché.

Quello che salta agli occhi da ciò fin qui citato, è la  provvisorietà delle proposte avanzate e l'assenza di un piano strategico per il centro storico, che guardi ad un riuso complessivo dei contenitori vuoti da anni, non esisteva prima e non esiste ora, ossia si continua ad elaborare progetti svincolati l' uno dall'altro, con il rischio di fare doppioni o di fare concorrenza alle attività esistenti che gia faticano per andare avanti.

Non si è ancora capito quale citta abbiamo in mente per i prossimi venti/trenta anni, perché é su questo che bisogna ragionare, puntare ancora ad essere citta universitaria e contenitore per eventi commerciali? Oppure fare una politica che riporti tanta gente ad abitare il centro storico e quindi smettere di costruire nelle nostre periferie e puntare sul riuso delle migliaia di metri quadri a disposizione nella città vecchia? Si possono fare le due cose insieme o questa convivenza non è possibile?

Ragionare solo su di un progetto per quanto importante, senza pensare alle possibili utenze che esso potrà avere, è cosa molto rischiosa, vorrei qui ricordare tutte le previsioni fatte sul numero di passeggeri del minimetro, si parlò di 19.000 persone al giorno, poi scesi a 15.000, il dato attuale è di circa sei settemila, da tagliare della metà  se si cosidera andata e ritorno, infatti le argentee carrozzine molto spesso viaggiano vuote, con costi altissimi per la comunità cittadina.

Ma veniamo agli arconi e alle polemiche di questi giorni: a me interessa fino ad un certo punto disquisire sui cavilli burocratici, su questo sono state fatte osservazioni circostanziate sia da parte di Italia Nostra, sia da parte delle opposizioni che siedono in consiglio comunale e su queste risponderà chi è stato chiamato in causa, dimostrando o meno la leggittimità degli atti compiuti.

Il problema è politico e riguarda il perché di tale scelta, una decisione poco ponderata e quasi per nulla condivisa, nonostante molti cittadini abbiano espresso la loro contrarietà, questo riguarda il comune da una parte, ma riguarda molto di più la Soprintendenza ai Monumenti.

A tal proposito vorrei qui riportare un passo del durissimo comunicato di Italia Nostra:”Denunciamo con sbigottimento l'incomprensibile comportamento dell'ente di tutela - la Soprintendenza - peraltro nota per inflessibile ed estenuante severità verso interventi innocui, infinitamente meno impattanti di questo. Se può essere approvato un progetto come gli Arconi, le consolidate parole/concetti di tutela e conservazione non hanno alcun senso; tanto vale abolire il ministero. Propongono che i tre Arconi, con o senza continuità con le sale Gotica e Salara, restino, insieme al primo arcone dotato di scale mobili, come naturale estensione dei giardini del Pincetto, come portico protetto di uno spazio pubblico aperto”.

Resta difficile dar torto a Italia Nostra vista la gravità di certi comportamenti, sembra addirittura che  l'ente di tutela abbia dato indicazioni che hanno addirittura peggiorato il progetto preesistente, il che è tutto dire, parliamo di un complesso monumentale, con un impatto visivo straordinario, tramezzarlo con dei solai di cemento armato, per di più sporgenti, è un attentato al patrimonio storico artistico della città.

Sentite cosa ne scrive il Bonazzi nella sua storia di Perugia: “O che il monte del Sole e il colle del Landone fossero due colli distinti, il cui vano intermedio fosse stato riempito, come il Ciatti pretenderebbe, o che fossero, come è più probabile, gradazioni d'un medesimo colle, fatto è che in mezzo il Corso il colle Landone è cosi ripido e stretto, che carico com'era di edifici non poteva non franare. Ad  impedire la imminente caduta di questo monte costruirono i nostri Avi, un altro monte di enormi pietre e non badando a spese vi fabbricarono un tal sistema di piloni, di archi, di volte, di mura, da meritare la iscrizione che Venezia apponeva ai murazzi: Aere veneto, ausu romano”.

Si dice da più parti che il progetto era stato presentato al pubblico, sarebbe ora che si discutessero con la città prima di presentarli e non quando è già tutto deciso.

Certo ora la situazione non è di facile soluzione, è stato chiamato in causa il ministero; vediamo se ci sarà o meno un ripensamento, credo che sarebbe auspicabile fermare i lavori e ragionare a bocce ferme su possibili alternative, ma questo ragionamento andrebbe fatto pensando alle cose che dicevo sopra, ossia quale città stiamo pensando per il futuro, faccio solo un esempio: immaginate che tutto il tribunale si trasferisca all'ex carcere, come sembra si farà.

Ora immaginatevi come luogo della futura biblioteca quella sede finalmente libera, il Palazzo della vecchia università che torna alla sua vocazione originaria, con una grande biblioteca sul modello delle grandi città europee, dedicata al mondo giovanile, dove i libri sono una parte, insieme ad altre attivita di carattere artistico, musicale e multimediale, immaginatevi un apertura serale fino a mezzanotte e insieme ad essa tenere aperta almeno nei fine settimana la galleria dell'Umbria ed il Museo Archeologico, insieme ad alcune chiese importanti della città in collaborazione con le associazioni cittadine dei residenti.

Immaginatevi la piazza della Rupe che diventi un parco dove si incontrano i giovani della citta, non solo per bere o farsi le canne, ma per ascoltare buona musica, film e quant'altro, quale miglior uso di questo per i vecchi Arconi?

Da ultimo una nota quasi comica, ma c'è poco da ridere: il ruolo in questa vicenda ed in altre del vicesindaco ex ambientalista Urbano Barelli, in altri tempi avrebbe fatto comunicati di fuoco contro l'amministrazione, oggi i suoi strali sono contro Italia Nostra, da lui presieduta per anni, rea di aver osato attaccare il comportamento del comune e suo personale visto che è anche assessore all'ambiente.

Come si dice, il tempo è galantuomo, il comportamento di alcuni, non sempre.

(da micropolis, settembre 2017)

 



Primo Tenca

Inserito venerdì 29 settembre 2017


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