19/05/2019
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Tinissima
Tina Modotti, una giovane vita che ha attraversato tutta la prima metà del 1900

Elena Poniatowska con “Tinissima”, editore Frassinelli, e Christiane Barckhausen con“Tina Modotti”, editore Giunti, hanno provato a raccontare in particolare l'intensità artistica e rivoluzionaria di una giovane vita che ha attraversato tutta la prima metà del 1900.

Assunta Adelaide Luigia Modotti nasce a Udine il 17 agosto 1896 da Giuseppe Saltarini Modotti, operaio meccanico e Assunta Mondini, casalinga e cucitrice. A 12 anni già lavora in una filanda.

Nel 1913 raggiunge il padre emigrato negli Stati Uniti. A San Francisco lavora da sarta in una fabbrica tessile, frequenta le manifestazioni teatrali della Little Italy.

Visitando una esposizione conosce il poeta-pittore franco-canadese Roubaix de l'Abrie Richey detto Robo. Con lui nel 1917 si trasferisce a Los Angeles.

Nel 1920 a Hollywood è attrice in piccole parti dove prevalentemente le vengono affidate ruoli  da gitana o figlia di indios.

Aveva cominciato con lo zio Pietro Modotti a Udine ma quando conosce il fotografo Edward Weston esplode la passione fotografica. In Messico vive con lui e la gente e la luce del Messico diverranno la parte carnosa della sua fotografia. Sarà lei modella di Weston in nudi artistici diventati famosi.

A lei si ispira la matita e il pennello di Diego Rivera. Il pittore Xavier Guerrero riuscirà ad affascinarla facendole scoprire il sapore profondo della terra messicana.

L'Ovra, la polizia fascista, comincia, tramite l'ambasciata, a schedarla in un voluminoso fascicolo. E' lei che prende la parola in pubbliche manifestazioni quando a Perugia nel 1928 viene assassinato l'operaio Gastone Sozzi.

Intanto per Tina è il grande amore con il comunista rivoluzionario Antonio Mella, scappato da Cuba e rifugiatosi in Messico. Era la sera di giovedì 10 gennaio 1929, erano usciti dagli uffici del Soccorso Rosso. Tina udì due spari e Mella che gli porgeva il braccio destro cominciò a correre e cadde sul marciapiedi di fronte. Lei capì che gli avevano sparato alle spalle. Si inginocchiò al suo fianco e pose la testa di Mella tra le gambe. 

Tina  viene fatta oggetto di una feroce campagna di stampa. Sui giornali apparvero i suoi nudi, le lettere d'amore e le calunnie più feroci.

Diventato insostenibile il Messico, Tina vuole raggiungere la Germania. Sarà Vittorio Vidali che alla fine riuscirà a convincerla a scegliere Mosca per lavorare al Soccorso Rosso Internazionale. E' adesso che decide di abbandonare la fotografia. Ormai la luce del Messico è lontana.

La Poniatowska in un convegno del comitato Tina Modotti voluto e curato da Riccardo Toffoletti alcuni anni fa ricorda che “ in Tina darsi, logorarsi, consegnarsi fino a cadere esausta era un movimento naturale dell'anima”; del resto le persone che ebbero modo di conoscerla furono sempre coscienti della sua capacità di tenerezza.

Tina è particolarmente apprezzata per il lavoro che svolge al Sri. Conosce molte lingue, sa adattarsi a situazioni anche particolarmente complicate.

La prova più difficile comincia nel 1936. Il 19 luglio inizia la guerra di Spagna. Tina è infermiera all'ospedale operaio di Madrid diretto dal dottor Juan  Planelles. Presto diverrà responsabile delle cucine dell'ospedale. Il suo nome di battaglia diventa “compagna Maria”. Tre anni di guerra ferocissima. Le implicazioni per i destini d'Europa e del mondo le conosciamo, alcune di queste aspettano di essere ulteriormente analizzate. La sconfitta della Repubblica è per Tina Modotti anche la sua sconfitta personale.

Respinta dagli Stati Uniti, torna clandestina nel Messico che l'aveva espulsa nove anni prima. Lavora con gli antifascisti che si sono rifugiati nel Paese tra cui Pablo Neruda. Il 5 gennaio 1942 muore nel taxi che la sta riportando a casa dopo una cena con gli amici.

Sarà proprio Neruda a dedicarle dei versi qui riportati in estrema sintesi:

“Tina Modotti, sorella, tu non dormi ,no, non dormi….Riposa dolcemente, sorella…..Puro il tuo dolce nome, pura la tua fragile vita….Nella mia patria ti porto perché non ti tocchino/ nella mia patria di neve perché alla tua purezza/ non arrivi l'assassino, né lo sciacallo né il venduto:/ laggiù starai tranquilla…..Perché  il tuo fuoco non muore.



Giorgio Filippi

Inserito sabato 28 ottobre 2017


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