21/01/2018
direttore Renzo Zuccherini

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Cosa hanno in comune gli Arconi del Sopramuro e San Bevignate
Gli Arconi e San Bevignate meritano lo stesso rispetto, in quanto luoghi simbolo della particolare storia civica perugina. Per questo forse (oltre che per ignoranza, tracotanza, volgare speculazione) sono aggrediti dai rappresentanti di un potere che non vuol avere nulla a che fare con la volontà popolare

Nella storia della repubblica perugina (il comune medievale, dalle origini fino all'arrivo di Braccio), noi possiamo leggere uno sforzo costante per creare luoghi di aggregazione, in cui il "popolo" (come era allora inteso) potesse esprimersi e prendere decisioni su tutto ciò che riguardava la comunità.

Questo impegno si indirizzò soprattutto su due tipologie urbane: le piazze e le chiese.

Per le piazze, il comune cercò di creare piazze in tutto il tessuto urbano, e specialmente nel cuore della città.  Per la conformazione dei colli su cui sorgeva la città, mancava a Perugia lo spazio per creare piazze spaziose, capaci di accogliere il "popolo" della città. Per questo fu colmata la sella che divideva il colle del Sole dal colle Landone, e fu creata la Platea civitatis, la Piazza grande.

Lo scopo non era ornamentale, non era (come per le piazze signorili) l'esaltazione del palazzo del signore: a Perugia, "signore" era il Popolo, e la Piazza era la sua sede.

Al centro della Piazza, venne posto un monumento al principale bene comune, cioè l'acqua, e fu fatta una fontana rotonda, cioè uguale per tutti i cittadini e per tutti i rioni.

Per ingrandire ancora la Piazza, furono costruiti gli Arconi, destinati a sorreggere un ingrandimento della Piazza (poi Piazza Piccola) oltre le mura etrusche. In questo modo si incrementava anche la funzione della Piazza come mercato, cioè (per dirla in termini moderni) come scambio tra produttori e consumatori, il contrario del mercantilismo e del liberismo.

Per le chiese, luoghi di aggregazione e non solo di culto, il comune medievale si impegnò a costruire oltre trenta chiese parrocchiali, tutte uguali.

Oltre alle chiese urbane, vi erano luoghi di culto nel Territorio, come appunto la chiesa dedicata a Bevignate, un uomo che il popolo perugino si ostinò a considerare santo anche se la Chiesa non lo ha mai riconosciuto tale: ma l'orgoglio civico era tale che il popolo riteneva di poter decidere in totale autonomia chi fosse santo.

Dunque la chiesa di san Bevignate è simbolo dello spirito di indipendenza della repubblica perugina.

Gli Arconi e San Bevignate meritano lo stesso rispetto, in quanto luoghi simbolo della particolare storia civica perugina.

Per questo forse (oltre che per ignoranza, tracotanza, volgare speculazione) sono aggrediti dai rappresentanti di un potere che non vuol avere nulla a che fare con la volontà popolare.

Per questo allora vanno ugualmente difesi, non per meschino spirito di parte, o per calcolo politico, ma come luoghi simbolo della possibilità per il popolo di essere protagonista e partecipe della vita cittadina.

Noi rigettiamo il tentativo di chi, mentre da un lato sta compiendo uno sfregio e uno scempio forse irreparabile sugli Arconi del Sopramuro, tenta di rifarsi una verginità atteggiandosi a difensore di San Bevignate, che allo stato de fatti è comunque intatto.

I nostri amministratori parlino dello scempio che stanno compiendo, e cerchino di fermarlo, non parlino di uno sempio che non c'è stato e, speriamo, non ci sarà.





Inserito giovedì 11 gennaio 2018


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