12/12/2018
direttore Renzo Zuccherini

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Arconi: non è restauro, è alterazione del monumento
Ci sono altre infinite soluzioni accettabili che possono portare a compimento il restauro degli Arconi del 2003 senza le gravi alterazioni in atto: per esempio lasciandoli come spazio aperto di contiguità della piccola area verde del Pincetto

L’Osservatorio Perugia, impegnato a scongiurare il progetto Arconi da quando nella primavera 2017 sono spuntati i soppalchi in cemento armato, vuole rispondere all’arch. Petrini che sul Messaggero di due giorni fa ha invece difeso le ragioni di quel progetto.

Osserviamo un uso inaccettabile della parola Restauro che invece ha un significato preciso. Il codice dei beni culturali stabilisce che sui monumenti (e gli Arconi integrano la più straordinaria testimonianza storico-urbanistica di Perugia) sono consentiti solo manutenzione e restauro.

Ciò che invece si sta realizzando non è restauro bensì è pura composizione architettonica. Quindi qualsiasi esito estetico (“è bello”, “è brutto”) è improprio e fuorviante: quel che conta è che gli Arconi (peraltro ben restaurati nel 2003, quando il primo Arcone si avviò a ospitare lo sbarco delle scale mobili del Minimetrò), non saranno più percepibili nel loro chiaro significato sempre conservato nei secoli.

Le grandi Volte trecentesche a mattoni, infatti, vengono irresponsabilmente separate dal Murus duecentesco in arenaria cui si addossano per evidente necessità statico-strutturale, mediante un doppio muro resosi necessario per la sovrabbondanza di tecnologie che l’impegnativa nuova destinazione (biblioteca) impone: bagni, ripostigli e canalizzazioni tecnologiche separeranno il Murus dai Voltoni, mai accaduto prima. Per godere del Murus bisognerà oltrepassare wc e ripostigli! Analogamente, dall’esterno, il gioco di vetrate e volumi aggettanti -qualunque ne sarà la gradevolezza finale- altera profondamente la leggibilità e percezione del tutto.

Non può dunque esistere un “oggi” che si prende la libertà di violare a piacimento il Restauro, che rimane preciso sia nel suo significato materiale sia percettivo.

L’Osservatorio inoltre richiama che nel giugno 2013 in una Sala dei Notari gremita per un convegno sul Palazzo del Capitano del Popolo e le sue Sale Gotica e Salara, l’idea di una biblioteca venne radicalmente contestata - tra gli altri - dall’allora Direttore Regionale del Ministero Beni Culturali, nella evidente consapevolezza che destinazioni inappropriate (per quanto accattivanti), non possono non portare ad esiti materiali molto compromettenti, come anzi richiamati. In tal senso suona addirittura penosa l’ostinazione con cui si vuole affermare la “Reversibilità” dell’intervento in atto, con l’argomento che le nuove realizzazioni non toccherebbero le antiche strutture.

Nulla di più contrario al vero: il doppio muro di separazione non può che essere ammorsato ai voltoni, così come le vaste vetrate non potranno che comportare telai fissati molto pesantemente sulle stesse volte (si pensi alla capacità antisismica che il tutto deve avere). Parlare di “reversibilità” in tale situazione fa perdere al concetto il suo vero significato, lo banalizza e annulla, inducendo facilmente alla osservazione che tutti gli edifici del mondo, anche il Palazzo dei Priori, sono reversibili: basta smontare pietre  mattoni e tutto sparisce.

Falsa e fuorviante è infine la contrapposizione tra Vetrate/Separazione e un presunto Immobilismo. Ci sono infatti infinite soluzioni accettabili che possono portare a compimento il restauro degli Arconi del 2003 senza creare le gravi alterazioni in parola: per esempio lasciandoli come spazio aperto di contiguità della piccola area verde di fronte.

Magari corredato di opere d’arte e reperti archeologici, bensì pur sempre spazio aperto e coperto, peraltro pregiato in una città scarsa di logge e porticati.



Osservatorio Perugia

Inserito lunedì 12 marzo 2018


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